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Le biblioteche del lavoro

Caro Diario, oggi a Pistoia, alla Biblioteca Forteguerriana, per iniziativa della Fondazione Giuseppe Di Vittorio, si raccontano le Biblioteche del lavoro.
Come dici? Così è troppo facile? Gioco in casa? Mi dispiace ma questa volta non sono d’accordo con te, non è questione di facile o difficile, è questione che storie come questa non si può fare a meno di raccontarle. Dai, lo vedi già dal titolo, con quelle due parole così importanti per il nostro futuro, «biblioteche» e «lavoro», perché se vuoi immaginarlo e raccontarlo sul serio, il futuro, non puoi fare a meno di partire dal passato.

Per capire perché ti faccio leggere un po’ delle cose scritte per la presentazione dell’iniziativa: «le Biblioteche della Cgil hanno una lunga storia di insediamento nelle sedi del sindacato: dalle Camere del lavoro alle Federazioni di categoria. È una storia antica e moderna, che va preservata e valorizzata perché le Biblioteche del lavoro conservano, fanno, comunicano la memoria e la storia del lavoro, di donne e uomini protagonisti e dei loro rappresentanti e dirigenti; perché le Biblioteche del lavoro sono luoghi civili, di condivisione di differenti saperi, di promozione di percorsi formativi e di apprendimento, di integrazione, di dialogo tra le generazioni, i generi e le culture diverse; perché sono luoghi di democrazia, capaci di suggerire letture, di aiutare il contrasto all’emarginazione e alla solitudine;  perché sono capaci di promuovere benessere, di alimentare conoscenze e di fare storia con i loro lettori; perché aiutano a raccontare il lavoro e sono luoghi di costruzione di una diversa narrazione del passato, del presente e del futuro del lavoro;  perché sono agenzie di promozione culturale delle quali vanno considerate tutte le utilità non monetarie.»

Come dici caro Diario? Adesso ti è più chiaro il perché tutto questo merita di essere raccontato? Sono contento. E aggiungo che nelle Biblioteche del lavoro trovano spazio anche biblioteche private. E che ulteriori positivi sviluppi stanno venendo dall’intreccio con le tecnologie digitali e con il web.
Ecco, per ora mi fermo qui, ma più tardi conto di ritornare, perché ho chiesto a Elisa Castellano, Coordinatrice nazionale Archivi, Biblioteche e Centri di documentazione di inviarmi uno schema della sua introduzione, così oggi ti racconto da dove parte la discussione e nei prossimi giorni ci ritorno su con i diversi interventi e punti di vista. Perché ancora non te l’ho detto, ma assieme a Nino Baseotto e Fulvio Fammoni che tirano le fila ci stanno belle teste come quelle di Antonella Agnoli, Simona Baldanzi, Stefano Bartolini, Rosanna De Longis e Angelo Ferracuti che partecipano alla discussione. Dai, mi rifaccio vivo più tardi.
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Come promesso rieccomi amico Diario con lo schema dell’introduzione di Elisa Castellano:
«Il contesto nel quale si svolge la Conferenza di oggi è caratterizzato dall’apertura di nuove biblioteche della Cgil presso le Camere del lavoro di Pozzallo, Trapani, Castrovillari, Cosenza, Nuoro, Oristano, Bari, Andria, Monza, Lodi, Ticino Olona, Cgil Calabria, SPI Puglia, SPI Campania, Cgil Sardegna, Fondazione Giuseppe Di Vittorio oltre al rafforzamento a L’Aquila, Pesaro, Pistoia, Torino, Padova, Milano, Vercelli, Asti, Siena, Livorno, Modena, Bologna, Reggio Emilia e ad altri esempi di consolidamento.

È una linea di sviluppo in controtendenza rispetto da almeno due versanti:
Il primo si riferisce alle politiche pubbliche più recenti che hanno visto riduzioni importanti degli interventi a favore, in questo caso, delle Biblioteche e, soprattutto, di quelle di pubblica lettura. Ridimensionamento che è stato più marcato dal 2008 in poi.
Questo muoversi in controtendenza avviene tuttavia nel solco di quella che è stata una linea di condotta della Cgil, nelle sue diverse formazioni storiche, e delle Camere del lavoro sin dalle loro origini: la partecipazione attiva alla nascita, insediamento e diffusione delle Biblioteche popolari. Si tratta di una storia che dopo un primo inizio a Prato si sviluppa a Milano quando nel 1903 la Camera del lavoro partecipa al progetto che dà vita al Consorzio delle Biblioteche popolari.

Le Biblioteche del lavoro sono Biblioteche di conservazione e Biblioteche di lettura, questa è stata ed è la loro connotazione e, soprattutto, la connotazione del loro agire. Dal contrasto all’analfabetismo di ieri allo sviluppo della cultura ed educazione popolare, al confronto attivo con i nuovi e contemporanei modelli di insediamento sociale.
Si tratta insomma di biblioteche che con la loro specialità sono in grado di collegare memoria, sapere, regole di funzionamento, integrazione e dialogo tra le generazioni e tra uomini e donne e con ciò in grado di fare storia con i lettori e di proporla, in primo luogo coerenti con la loro specialità di Biblioteche del lavoro.
Sono quindi nello stesso tempo contenitori e servizio. Servizio di gestione della documentazione nell’ambito delle sinergie tra Biblioteche e Archivi, caratteristica prevalente, servizio di formazione e di interfaccia con il mondo della ricerca.
Sono diversi, infatti, gli esempi di Biblioteche della Cgil preposte all’organizzazione e gestione della formazione: dalla formazione sindacale ai corsi di alfabetizzazione per gli immigrati alla formazione culturale e sociale.
Biblioteche che si confrontano con l’invito a essere piazze del sapere, che nel nostro caso è, in primo luogo, il sapere del lavoro e dei soggetti del lavoro, delle loro organizzazioni e dei loro rappresentanti.

Un secondo dato che siamo impegnati a contrastare è la riduzione significativa del numero delle persone che leggono in Italia: l’Italia è uno dei paesi europei dove si legge meno, e ciò indubbiamente rappresenta un ostacolo al benessere ed alla qualità e quantità della crescita economica.
Il radicamento territoriale delle Biblioteche del Lavoro è in questo quadro un punto di forza molto importante che consente di conoscere in maniera particolareggiata i visitatori e fruitori delle Biblioteche stesse. È possibile, infatti, ricostruire quasi una storiografia dei visitatori, fare mappe periodiche, conoscerne le caratteristiche sociali.
Potrebbe essere anche questo un impegno periodico del nostro Coordinamento: mappare, studiare, valorizzare e riprogrammare le stesse politiche acquisitive dei libri in Biblioteca.

D’altra parte, il punto di forza rappresentato dal radicamento territoriale consente di cogliere i vantaggi e le opportunità che derivano dal web: maggiore visibilità, promozione dei patrimoni librari presenti e disponibili.
La partecipazione ai portali e ai cataloghi o repertori nazionali e internazionali come SBN, che integrando risorse e informazioni, rappresenta un vantaggio anche per ribadire, come noi diciamo, che il libro non è un residuo del passato.
Anche l’esperienza del catalogo on line condiviso tra le Camere del lavoro di Pistoia, Reggio Emilia, Bologna e Cgil Toscana è un esempio importante del quale si parlerà.
Sono necessari bilanci di partecipazione e di utilizzo del web come delle pratiche e politiche di digitalizzazione.

Altrettanto importanti sono le iniziative che hanno qualificato e qualificano il rapporto tra le Biblioteche del lavoro e la scrittura e la narrativa sociale. Ci sono esempi che anche oggi ci aiuteranno a mettere in risalto le potenzialità di quel legame e potranno rappresentare il prezioso circuito documenti e libri, Archivi e Biblioteche che alimentano scrittura e narrazioni, libri che alimentano Biblioteche e Archivi.

A favore della lettura importanti esempi vengono da singole esperienze di percorsi espositivi all’interno delle Biblioteche e da interscambi con altri soggetti a partire da quelli con i quali ci sono partenariati consolidati come gli Istituti per la resistenza ed altri istituti di conservazione.
Per contribuire ad invertire la tendenza a non leggere occorre certamente confrontarsi con le politiche editoriali, con il mercato editoriale e con il passaggio al digitale della produzione e della distribuzione fino ai supporti di lettura. Processo che che ha condizionato soprattutto la stampa periodica, ma ha interessato anche i libri. A questo proposito va considerato anche il caso dei blog e delle riviste in rete che affiancano l’editoria periodica.
Confrontarsi per assumerli come opportunità che dal nostro punto di vista significa ricongiungersi al valore della lettura, alla diffusione degli accessi e al rifiuto della rappresentazione di se stessi, rischio molto alto soprattutto con i blog.

La lettura certamente non è associata soltanto al libro, ma ciò che va diminuendo è la possibilità capacità di lavorare e approfondire sulla testualità più articolata sia con riferimento agli argomenti che alla narrazione stessa. È molto alto il rischio, infatti, di letture frammentate e brevi e questo è una grossa questione che non può essere affrontato nella dicotomia innovazione (tutto quello che è digitale) – residuo del passato (libro).
La qualità della testualità è un aspetto che rimane centrale e che si connette all’importanza della diffusione, del monitoraggio, della condivisione delle esperienze di promozione e di progettazione, all’interno dei singoli soggetti e con gli altri.»

Ecco, per ora mi fermo qui, ma ritorno presto, queste storie qui non invecchiano.