Vincent e la signora Domenica

Caro Diario, per il terzo anno di fila Cinzia e io siamo in vacanza al Capo Skino Park Hotel di Gioiosa Marea, oltre al carissimo Teodoro Lamonica da queste parti abbiamo ormai tanti amici, alcuni te li ho raccontati gli anni scorsi, come Marcello Siligato e Giosuè Rasi, altri prima o poi te li racconterò, che qui a cominciare da Davide Catanzaro, il direttore, fino alla signora Santina che continua a tenerci a posto la camera, sono davvero tutte/i molto gentili, che del resto se non è così uno in un posto certo non ci torna per tre anni di seguito. Quest’anno ti racconto invece di Vincenzo Canini, il responsabile dell’animazione, che io all’inizio pensavo che mi avesse acchiappato per il verso sbagliato e invece poi mi sono reso conto che quello che stava andando contromano ero io.
Come dici amico Diario? Così non si capisce niente?
Hai ragione, allora provo a ricominciare dal principio, dallo spettacolo serale nel quale Vincent, questo il suo nome d’arte, interpreta Qualcuno mi renda l’anima di Renato Zero.
vinc7 L’esibizione ha inizio con la sua voce fuori campo che racconta il senso della canzone, il grido di dolore contro la pedofilia che l’autore ha inteso lanciare, ed è qui che io mi disturbo, non lo so, immagino perché sono appena arrivato in vacanza e non ho voglia  di temi così impegnativi, e quando lui entra in scena truccato e vestito da Renato Zero mi disturbo ancora di più, non lo so, immagino perché mi sembra di vedere uno di quei programmi televisivi con gli imitatori e i sosia che non sopporto; e invece, non appena comincia a cantare, la scena cambia di colpo, non tanto perché è molto bravo se canta lui e se canta in playback lo è ancora di più dato che non perde mai la battuta, quanto perché mi rendo conto che mi sta dicendo qualcosa di vero, di suo, e così quando arriva alla fine della canzone mi viene voglia di alzarmi, di battergli le mani e di gridargli «bravo».
Quando al termine dello spettacolo ci racconta che i vestiti che indossa ogni sera sono ideati e interamente realizzati da lui la decisione di raccontarlo l’ho già presa anche se ancora non me lo dico, però inizio a guardarlo con occhio diverso, e anche la mattina dopo in spiaggia mi rendo conto che lui, come diciamo a Napoli, è uno che con un occhio guarda alla gatta e con l’altro frigge il pesce, nel senso che tiene tutto sotto controllo anche se lo fa con leggerezza, nel senso che piace a me, quello che mira alla sostanza più che all’apparenza, alle cose fatte bene più che alla cose presentate bene, e insomma qualche giorno dopo lo avvicino, gli chiedo se nella pausa può dedicarmi mezzora e alla fine eccolo qui.
vinc6 «Allora da dove vuoi che cominciamo?»
«Direi dalle cose che ti piacciono, da ciò che ami, da quello che ti caratterizza come persona, che senti tuo, e da quello che invece no.»
«Va bene, sono Vincenzo Canini, in arte Vincent, ho 37 anni, un diploma di perito chimico, sono di Catania e amo il mare, le crociere e tutto quello che è spettacolo. Insomma mi piace viaggiare, conoscere posti e culture nuove, conoscere gente nuova. Dato che non fumo e non bevo spendo i miei soldi per le cose che amo.
Tra i libri che adoro ci sono Il codice Da Vinci di Dan Brown, Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci e L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón.
Alla voce musica prediligo quella italiana, in particolare Laura Pausini, Renato Zero e Riccardo Cocciante. Cocciante mi affascina per la sua capacità di spaziare dalla canzone all’opera, è uno che non ha paura di misurarsi con cose nuove. Sì, direi che questa è una caratteristica in cui mi ritrovo molto, sono una persona assai determinata, non mi fermo davanti a niente.»
«I tuoi colori preferiti?»
«Il rosso scuro che tende al bordeaux e l’azzurro del mare.»
«Che cosa invece non ti piace?»
«Dovendo scegliere che altrimenti non la finiamo più direi che sicuramente non amo l’ipocrisia, la falsità, l’invidia verso chi è felice, verso chi ce l’ha fatta. Detto molto semplicemente penso che se ce l’ha fatta lui ce la puoi fare anche tu, se lui ha trovato la sua strada la puoi trovare anche tu, dunque piuttosto che invidiarlo, ammiralo.
Non mi piace quando fa troppo caldo come in questo periodo e alla voce cibo non mi piacciono i legumi, del verde mi piace solo il pesto, che adoro. Comunque attualmente sto a dieta, ero arrivato a 112 chili, decisamente troppi per me, adesso sto a 88 e devo arrivare a 80. Non sarà facile, gli ultimi chili sono quelli più complicati da togliere, comunque quando arriverò a 87, il mese prossimo, mi dedicherò una granita.»
«Vedo che non hai dubbi sulla tua capacità di farcela.»
«No, non ne ho. Quando una cosa la decido davvero la faccio.»
vinc4 Ecco caro Diario, dopo che Vincent ha raccontato un po’ di sé siamo passati alla voce lavoro, e ti confesso che non mi sono sorpreso quando mi ha detto che il lavoro è entrato presto nella sua vita.
«Vedi Vincenzo, ho cominciato da piccolo con mio padre, che faceva e fa infissi di alluminio, dai box doccia alle verande alle porte blindate. Lui ha fatto grandi sacrifici per me, mi ha comprato il pianoforte, mi ha pagato gli studi e le lezioni per 14 anni, e il minimo che potevo fare era dare una mano. Anche se al di fuori dei saggi non mi è mai interessato esibirmi, il pianoforte è stato importante per me, suonarlo mi rilassa, mi fa stare bene.
Dopo il diploma ho lavorato in tipografia, dove mi sono occupato di battitura di testi. Ho riscritto l’intera Bibbia, ci ho impiegato 6 mesi, la Curia aveva chiesto una catalogazione particolare con immagini e altro e insomma è stato necessario “riscriverla” daccapo.
Nel 2001 ho scoperto come avviene spesso per gioco di avere delle qualità anche nell’intrattenimento e nello spettacolo.»
«In che senso per gioco?»
Nel senso che un amico aveva delle parrucche, le ho provate, è venuta fuori la somiglianza con Renato Zero e ho cominciato a lavorarci su. Nel 2004 ho cominciato a lavorare nei villaggi turistici – per una decina di anni con la Maragù Animazione e poi con la Leonardo Entertainment – e nel 2006 sono nate Mistyca e la Signora Domenica che hai conosciuto queste sere, i personaggi, il trucco e i vestiti sono mie creazioni, i testi sono degli standard del cabaret che ho rielaborato e adattato ai miei personaggi. Dal 2008 faccio il capovillaggio e insomma con il lavoro per ora sono arrivato qui.»

Ecco amico Diario, questa è un po’ della storia di Vincenzo, che però prima di scrivere la parola fine almeno altre due cose te le devo dire:
La prima è che quando gli ho chiesto che cos’è per te il lavoro mi ha risposto che attraverso il lavoro si possono fare due cose importanti assai: essere autonomi e realizzare i propri desideri e i propri sogni. «Magari solo una parte – ha aggiunto – ma se non lavori non puoi neanche provarci. È anche per questo che metto tutta la professionalità e l’amore che posso in quello che faccio, perché con il tempo quello che facciamo entra nella nostra vita, diventa parte di noi, e se la vogliamo trasmettere agli altri non possiamo fare a meno di quelle due cose lì, l’amore per quello che facciamo e la professionalità con cui lo facciamo, almeno per me è così.»
La seconda è che Vincenzo è autore di due musical. Il primo si chiama La vita e racconta di una bimba che prima di nascere chiede a Dio di farle vedere il mondo in cui dovrà vivere e nonostante Dio scelga di mostrarle soltanto il dolore e non le gioie lei decide di nascere comunque, perché anche se solo per un secondo vuole sentirsi amata e allora Dio è contento perché la bimba ha capito che il senso della vita è l’amore. Il secondo si chiama Musical Dream e racconta di un vecchio impresario che sta per abbandonare il suo teatro destinato a diventare un cinema multisala e nel corso dell’ultima notte ricorda tutti i successi vissuti su quel palco. In questo caso si tratta della rielaborazione di una serie di musical famosi, però l’intero testo dell’impresario è stato scritto da Vincenzo.
Come dici amico mio? Ti piacerebbe leggerne un pezzetto? Eccoti accontentato:
«Ma ogni storia bella o brutta che sia, ha un inizio e una fine.
Proprio come questo teatro, dove la fantasia non ha mai avuto confine.
Ma il tempo che compie il suo cammino inesorabilmente,
potrà far marcire questo legno o questi fari, ma non i sogni della nostra mente.
No, neanche il tempo potrà mai cancellare,
ciò che per sempre nel cuore riusciremo a portare.»
Ecco, direi che per adesso è tutto, che come dice Vincent lui non si ferma mai, e io ci credo, perché come ti ho detto lui toglie peso alle cose, e per questo le fa meglio, riesce a farti pensare ed emozionare anche quando il suo lavoro è soltanto farti divertire, e direi che non è poco.
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