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Giosuè e l’Italia della bella gioventù

4 Agosto 2016. Park Hotel Capo Skino.  Gioiosa Marea. Ebbene si, con Cinzia ci siamo tornati, che quando l’anno scorso ho raccontato Marcello Siligato e ho scritto che da queste parti avevamo trovato tante belle persone non l’ho scritto tanto per scrivere, che io cose tanto per fare non ne faccio.
Naturalmente anche al Capo Skino alcune cose cambiano e altre invece no, così Marcello lo abbiamo trovato ancora al suo posto di combattimento, così come Francesca e Giusy alla ricezione, e Giuseppe, il portiere di notte, e il sorridente Saro alla guida della navetta, mentre invece quasi tutta l’allegra brigata degli animatori è cambiata, a partire dal suo capitano, che quest’anno è Mr Italo Di Pietro.
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Giosuè Rasi è un ragazzo di 18 anni e con Cinzia lo abbiamo notato dal primo giorno non tanto per l’energia modello duracell – che quella è una caratteristica di tutto il gruppo, tu vedi lui, Federica, Gabriele, Ilaria, Cristina, Ivano e ti domandi ma a questi i genitori cosa gli hanno dato da mangiare quando erano piccoli? -, quanto per la naturalezza e la grazia con cui balla. Perché io decida di raccontarlo ci vuole però ancora qualche giorno, accade mentre sono sotto l’ombrellone – non so se ve l’ho detto ma io sarei in ferie – e lo vedo fare giochi di prestigio con le carte con Marco e Michela, due giovanissimi fidanzati catanesi con i quali abbiamo fatto amicizia in questi giorni. 
Giosuè – che poi sul posto di lavoro si fa chiamare Corrado – si accorge della mia meraviglia e così finito il suo numero all’ombrellone di fianco mi si avvicina e mi fa scegliere una carta e poi fa un gioco di magia che mi lascia allibito. Dopo di che mi sorride, mi da 20 carte e mi chiede di sceglierne 10, e poi le 10 che restano le da a Cinzia, e poi mi chiede di pensare un numero e io penso 3 e poi chiede a Cinzia di contare le sue carte che nel frattempo sono diventate sette, e poi a me di contare le mie che sono diventate 13.
 Ecco, è qui che penso «balla e maneggia le carte in maniera eccellente, questo ragazzo è da raccontare», però non glielo dico ancora, gli domando prima che scuola fa e lui mi dice che a settembre inizia il quinto anno di liceo scientifico, mentre alla mia domanda successiva risponde che ha la media del 8,3. Ecco, è qui che glielo dico, e così prendiamo appuntamento per le 3 del pomeriggio, che lui a quell’ora ha una pausa e possiamo chiacchierare un po’.

Manca ancora qualche minuto alle 15 quando ci incrociamo nella hall dell’albergo. Giosuè mi dice che è il terzo anno che lavora d’estate, che ha cominciato a 16 anni come animatore, che l’anno scorso ha dato una mano al bar del cugino, che quest’anno è tornato a fare l’animatore qui al Capo Skino. Poi mi racconta del papà che adesso è in pensione ma prima faceva il finanziere e tornava tardi la sera. 
«Quando io gli chiedevo “perché fai così tardi” lui mi rispondeva  “perché è il mio lavoro”, e allora a me dispiaceva di meno che lui non ci fosse, lo stimavo, nel senso che ero orgoglioso di lui, mi piaceva il fatto che facesse un lavoro duro senza lamentarsi.»

Faccio una rapida incursione alla voce futuro e gli chiedo cosa ha intenzione di fare una volta preso il diploma, mi risponde senza incertezze che pensa di iscriversi all’università e di prendere la laurea in ingegneria informatica. Nella mia testa sento le domande accavallarsi, decido di cominciare dalle sue passioni, le carte e la danza.
«L’amore per la magia e le carte mi è nato che ero molto piccolo, mi avevano mostrato un gioco stupidissimo con le carte e io volevo sapere a tutti i costi come si faceva, dove stava il trucco. L’autore del gioco non me lo volle dire e proprio quel non dirlo mi ha spinto a saperne di più, al punto che quando avevo 10 anni mi sono detto ora mi metto d’impegno e studio magia.
La cosa che mi piace di più quando faccio un gioco di magia è che per quei due – tre minuti le persone che giocano con me non pensano ai loro problemi, mi seguono, si rilassano, sorridono. Si Vincenzo, se ti devo dire qual è la molla che mi spinge a stare spesso con le carte in mano è la possibilità di regalare quel sorriso.
La passione per il ballo ha origini – se posso dire così – ancora più antiche. Ballo da quando avevo 3 anni, sia mia mamma che mio padre ballavano,  a un certo punto hanno anche aperto una scuola di danza e io fino a 12-13 anni ho ballato con loro. Poi mia madre ha dovuto smettere per un anno e io in quell’anno ho scoperto lo hip hop e da allora non ho più smesso di ballarlo.
Per me la danza è espressione, è libertà, è la possibilità di non pensare, nel senso che mentre ballo non penso mai a quello che sto facendo o a chi ho intorno, ballo e basta, seguo la musica, mi esprimo.»

Ecco, è stato qui che gli ho chiesto cosa ci fa un ingegnere informatico con la magia e la danza.
«Guarda Vincenzo, sembra strano ma nella magia molte cose si devono inventare, non è che ci sono già, e per inventarle ad esempio puoi avere bisogno della matematica, in ogni caso quello dell’inventiva può essere un tratto comune. Per quanto riguarda la danza non lo so, forse non c’entra niente, se non fosse per il fatto che l’informatica e la scienza sono  le altre mie due grandi passioni.»
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Lo posso dire?, a questo punto con Cinzia abbiamo pensato – ce lo siamo detti dopo – «che bella gioventù questa di Giosuè, una gioventù fatta di ragazzi normali, come ce ne sono tanti, che mettono passione nelle cose che fanno, che non si spaventano davanti al lavoro, che sono capaci di tenere il punto, che quando fanno una cosa ce la mettono tutta anche se spesso il mondo degli adulti neanche se ne accorge.
«Secondo me quando devi fare una cosa la devi fare bene perché altrimenti non vale la pena farla. E’ nel farla bene che c’è la tua soddisfazione. Persino se non ti piace è meglio farla bene così l’hai fatta e te la sei tolta di torno, non te la fanno rifare di nuovo.»

Ecco, questo è un pezzetto di Giosuè, che se gli dicono andiamo a fare una partita di pallone non si tira indietro, gioca in porta e se la cava anche bene, però il calcio non gli piace, mentre il nuoto invece si. 
E poi gli piacciono tanto i film d’azione, e ancora di più la Marvel con i suoi supereroi.
«Il mio preferito è Deadpool, lo preferisco perché è l’unico supereroe che rompe la quarta parete, quella tra te e il film o tra te e il fumetto, con battute sui personaggi, sulla struttura del film, su se stesso, sul budget. Ha un potere rigenerativo ancora più forte di quello di Wolverine, eppure dice sempre di non essere un supereroe. Infine è super ironico ed è brutto come la morte.»
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Ecco, questa storia potrebbe anche finire qui e secondo me sarebbe già bellissima, e invece ci sono ancora due cose, una l’ho fatta io e l’altra Cinzia.
Quella che ho fatto io è chiedergli di dirmi due suoi sogni, uno per sé e un altro per tutti.
«Una cosa che sogno per me è aprire una mia azienda che crei giochi. E’ per questo che studierò per diventare ingegnere informatico nonostante mia mamma da piccolo mi consigliasse di fare il medico.
Una cosa che vorrei per tutti – tolta la pace che la voglio con tutte le mie forze ma come risposta è un po’ scontata – è un mondo dove non ci sia spazio per il razzismo. Nessun tipo di razzismo, colore, religione, genere, nazionalità, niente. Il razzismo non ha senso, va assolutamente bandito dal nostro mondo.»
La cosa che ha fatto Cinzia è il video nel quale Giosuè fa un gioco con le carte e racconta una storia. Vi consiglio con tutto il cuore di non perdervelo.