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Valentina, nonna Titina e i Magazzini Sociali

Caro Diario, Valentina Loponte l’ho incontrata via social ieri, quando ho postato il Manifesto del Lavoro Ben Fatto nel gruppo Magazzini Sociali e  lei ha commentato «Vincenzo, qui ci proviamo a portare avanti un #lavorobenfatto.» A quel punto  le ho chiesto di firmare il Manifesto e lei mi ha risposto «già fatto». Così le ho scritto in chat per ringraziarla e lei ha cominciato a parlarmi di Magazzini Sociali con un tale entusiasmo che il mio quinto senso e tre quarti ha cominciato a pizzicarmi e insomma le ho chiesto se le andava di raccontarmi qualcosa di più, e lei mi ha detto di si, e che però «quello che vorrei che emerga è il lavoro ben fatto di Magazzini Sociali, che non è un lavoro solo mio ma un lavoro di gruppo. Io faccio una parte del lavoro, ma non tutto e non mi va emerga Valentina e basta. Non so se sono riuscita a spiegarmi bene.»

Ho sorriso, come si può sorridere via chat, e le ho detto che io racconto persone, non strutture, e che nel caso avrei raccontato Valentina, tutta Valentina, non solo quella dei Magazzini Sociali, e che comunque questo è il mio lavoro non il suo, e insomma di non preoccuparsi, anche perché prima di leggere la sua storia non potevo decidere se raccontarla o meno. Dopo di che ho aggiunto che in ogni caso per me è stato un piacere fare quattro chiacchiere e conoscerla un po’ di più e dunque di non avere dunque nessuna remora a fare come le piaceva di più. È stato qui che lei mi ha scritto «per te è un piacere, devi vedere per me, che alla fine dell’iniziativa della Cgil Basilicata del Settembre scorso avrei voluto avvicinarti per stringerti la mano e invece sono rimasta ferma impalata perché la timidezza mi frega sempre.»

Qui non ho sorriso amico Diario, ho riso proprio, perché l’ha scritto in modo così spontaneo che io un po’ sono stato contento e un po’ l’ho trovato buffo, nel senso che ho scoperto che da un certo punto di vista Valentina la conoscevo già.
Abbiamo chiacchierato ancora un po’ e alla fine lei si è convinta e così ho scoperto che è di Potenza, che è in viaggio verso i suoi 33 anni e che porta con sé una valigia piena di sogni, di cose fatte e di progetti per il futuro. È stato qui che mi ha scritto che la sua città ha capito di amarla davvero quando, nel 2011, ha vinto una borsa di studio per partecipare al Programma Leonardo Da Vinci a Valencia, in Spagna.

«Avrei dovuto imparare lo spagnolo lavorando. Imparare lo Spagnolo a Valencia è come imparare l’Italiano a Napoli. Io non conoscevo lo spagnolo, figuriamoci il valenziano, comunque come è andata a finire te lo dico tra un attimo che prima ti devo dire che attualmente vivo tra due case: quella dei miei genitori e quella di nonna Titina, 91 anni e un carattere da donna d’altri tempi che, da quando 8 anni fa è rimasta vedova, accetta solo me in casa a farle compagnia, ma solo per la notte, della serie perché io e te ci capiamo, teniamo la stessa testa e non ci diamo fastidio”. Tornando alla Spagna ci ho vissuto da Maggio ad Agosto del 2011, lavoravo al Giardino Botanico dell’Università occupandomi di spiegare a bambini di età compresa tra i 3 e i 7 anni le caratteristiche delle piante e degli alberi ospitati in quel luogo. In valenziano. Dopo un primo momento di panico posso dire di essermela cavata e che quella è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Sicuramente il punto di svolta. Prima di allora, come tantissime/i della mia generazione, avevo svolto lavori vari, non sempre qualificati ma di cui vado comunque molto fiera perché a casa mia lavorare è un punto d’orgoglio insieme al senso del dovere verso se stessi e verso gli altri.»
«Che lavori hai fatto?»
«Dalla promoter nei supermercati alla segretaria presso un ufficio di promotori finanziari passando per l’operatrice call center e tanto altro ancora. Una volta – ho le prove, seppur ben nascoste – ho indossato un costume in gomma piuma da navigatore satellitare per 5 ore in uno dei luoghi più trafficati della mia città e con il compenso guadagnato ho comprato il biglietto per il concerto di Vasco Rossi, il mio cantante preferito. Anzi più che un cantante, un pezzo della mia strada e della mia storia. E non temo di essere ridicola nel dirlo perché le sue canzoni, i suoi concerti, mi hanno donato tanto: emozioni, esperienze, condivisione ed anche delle amiche speciali sparse in tutta Italia ma che a me sembra camminino e siano al mio fianco in ogni istante.»

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Lo vedi caro Diario? È proprio come dicevo io, Valentina è molto di più di quello che sta facendo adesso anche se quello che sta facendo adesso è importantissimo, tutte/i noi siamo molto di più di quello che facciamo, dobbiamo solo prenderne consapevolezza, e gestirlo come si deve, perché è quel tutto che ci permette di volta in volta di fare le differenza. Ma torniamo a Valentina e al suo racconto.

«Al mio ritorno a Potenza portavo con me due certezze: avrei dovuto fare qualcosa, dare il mio contributo, smettere di stare solo a guardare; tutto questo avrei potuto farlo solo nella mia città.
Nell’autunno di quello stesso anno, il 2011, mi sono avvicinata ad una associazione che di nome faceva e fa «Io Potentino». Il suo motto era “storia, futuro, solidarietà” e mi sembrava appropriato a ciò che avrei voluto fare. Sono passati 6 anni e io e l’associazione siamo cresciuti insieme. Nel mezzo, per me ci sono 2 anni e 6 mesi di lavoro come addetta alla movimentazione fascicoli presso l’Archivio di Stato di Potenza. Lavoro che poi il 1 Giugno 2016 è terminato non per mia scelta, ma insomma alla fine mi sono convinta che doveva andare così. Si Vincenzo, anche se quel lavoro mi ha permesso una certa stabilità economica e pure di comprarmi da sola la mia prima auto non mi sono mai immaginata lì impiegata per tutta la vita, e invece con Io Potentino …»
«Dai, raccontamela un po’ di più.»
«Certo! Io Potentino è diventata Onlus il 10 Dicembre 2015, ora ci occupiamo di contrasto alla povertà con un progetto che porta il nome Magazzini Sociali ed io sono vice presidente insieme a Simona che è anche tesoriera. Francesco è il Presidente. Organizziamo, con l’aiuto e il sostegno di una trentina di volontari, collette alimentari e in due anni abbiamo raccolto e distribuito 2695,53 kg di cibo a lunga conservazione. Da Luglio 2016 poi recuperiamo anche le eccedenze alimentari (il pane del fornaio che a fine giornata non viene venduto, i prodotti che hanno difetti di confezionamento e che quindi il supermercato non può mettere a scaffale ed anche, per esempio, le eccedenze dei veglioni di capodanno) e ad oggi di eccedenze ne abbiamo raccolte 19420,58 kg. I numeri sono così precisi perché abbiamo un software (progettato da Antonio) con il quale riusciamo a monitorare l’intero processo della donazione garantendo così la massima trasparenza. Tutto questo cibo lo distribuiamo a chi ha bisogno. Purtroppo la povertà, anche in una città come Potenza, si fa sentire e riguarda tutti. Italiani e stranieri. Giovani ed anziani. Anche persone che sino a pochi anni fa vivevano in condizioni economiche serene.»

«Dunque tu ogni mattina ti alzi e cominci la giornata lì.»
«Esatto! Ogni mattina apro il Punto Magazzini Sociali, sia il magazzino con i prodotti raccolti che l’ufficio vero e proprio in cui lavoriamo ai progetti, al coordinamento delle consegne settimanali alle famiglie che assistiamo e nel quale progettiamo anche il futuro che verrà. Poi ci sono i turni di recupero eccedenze, di consegna del cibo ai nostri assistiti. E gli eventi ai quali siamo invitati a partecipare e nel corso dei quali facciamo spesso collette speciali. Mi occupo anche di comunicare ciò che facciamo. Non sono un’esperta del campo ma cerco di fare del mio meglio per trasmettere il cuore delle nostre azioni.
Il mio è un lavoro fatto di volontariato, di tempo e di passione dedicata a contattare potenziali donatori di eccedenze, a divulgare le buone pratiche solidali nelle scuole, a censire i potenziali beneficiari del nostro progetto, a registrare donatori e donazioni, a scovare nuove opportunità. Questo è il mio lavoro attuale. E a differenza di quelli precedenti, quando mi immagino tra 30 – 40 anni io mi immagino ancora a lavoro per e con Io Potentino Onlus e Magazzini Sociali

Te lo posso dire? Qui un poco mi sono perso. Per me lavoro volontario ha un significato preciso e così ho chiesto a Valentina «ma non sei pagata per il lavoro che fai ai magazzini sociali?» e lei mi ha risposto «no, non lo sono», e allora io le ho chiesto, «e come vivi?» e lei mi ha risposto «per ora con l’indennità di disoccupazione, ma nel corso di questo 2017 conto di metter su una cooperativa attraverso il progetto di recupero eccedenze alimentari e alla luce della legge nazionale antispreco.»
Te lo posso dire? Qui un poco sono rimasto senza parole, perché per quelli della mia generazione la variabile «stabilità» del posto di lavoro è stata fondamentale mentre adesso non dico che non sia così e però incontro sempre più giovani donne e giovani uomini che hanno come priorità quella di non fare un lavoro qualunque, di mettere in piedi qualcosa di proprio, che in sé è anche una cosa bellissima, ma insomma ci si dovrebbe ragionare bene per capire come aiutarli davvero a realizzare le loro aspettative.

Ecco, questa è un po’ ma solo un po’ della storia di Valentina Loponte, che quando le ho chiesto che cosa vuol dire per lei il lavoro e perché è importante farlo bene mi ha risposto così: «Vincenzo, per me il lavoro ben fatto è il lavoro fatto con il cuore, quello nel quale le idee si frappongono e non seguono orari d’ufficio per essere snocciolate. È il lavoro che trasmette entusiasmo, che genera opportunità. È il lavoro che mi fa alzare tutte le mattine felice, che mi fa sentire parte di una comunità, che mi fa lavorare per migliorarla la comunità.
Guarda Vincenzo, dico sul serio, io dal mio lavoro ricevo molto più di quel che do. Ho imparato tanto da chi, per l’opinione comune ma non per me, ha poco o nulla da dare. La dignità e il sorriso di alcune delle persone che ho incontrato ed incontro, di voci che non hanno volto ma che per me sembrano tutto cuore, io li porto con me quotidianamente. Alla fine non sono io che posso dire se il mio sia un lavoro ben fatto posso dire però che lo faccio con tutto il cuore.»
Ecco, direi che con Valentina Loponte per ora è tutto. Per ora.

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