Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Emilio Casalini, la politica e il lavoro ben fatto

Emilio Casalini, giornalista, editore e scrittore, ha condiviso stamattina questo post. L’ho letto, mi è piaciuto e gli ho proposto di pubblicarlo qui allo scopo di promuovere una discussione su un tema – il rapporto tra il lavoro ben fatto e la politica – che mi pare particolarmente attuale. Leggete, e se volete potete condividere il vostro punto di vista scrivendo a partecipa@lavorobenfatto.org
Buona partecipazione.

casalini
Il lavoro ben fatto di Emilio Casalini
Non ho dormito molto in questi ultimi due giorni. Ho il cuore gonfio d’ansia per questo Paese, per me, per i miei amici, per i loro figli.
Non sono per nulla sconvolto dal voto del referendum. Anzi, tantissima gente ha votato ed è stato meraviglioso vedere ragazzi portare i loro nonni che non riuscivano a muoversi, frizzati nella posizione da poltrona. Li hanno portati a braccia fino al seggio. E hanno votato. Meraviglia.
Mi inquieta la violenza che si è scatenata dopo, figlia di un’isteria che non serve a guidare un a comunità di 60 milioni di persone. Il “ciaoone” è stato restituito. Bene. Ma quello riguarda un’arrogante frase demenziale di una singola persona. Adesso possiamo guardare al tutto che ci riguarda? E al domani? Forse è un po’ più importante.
È sul futuro che sono preoccupato, perchè da troppi anni ascolto decine di politici fare promesse di grandi stravolgimenti e cambiamenti, quando, per maggior parte delle volte, penso basterebbero le cose “fatte bene”.
Da quando, circa 4 anni fa, oltre a fare inchieste, ho iniziato ad occuparmi della narrazione identitaria della nostra terra come strumento di sviluppo sostenibile mi sono accorto come, nella maggior parte dei casi, non serviva molto per migliorare radicalmente tutto. Di leggi ne abbiamo molte e magari basterebbe applicarle (penso alla semplicissima multa per chi butta le sigarette per terra, che non ho mai visto mettere in atto) per rendere migliore il nostro presente e futuro.
Vincenzo Moretti, un sociologo alto come una quercia con le mani grandi e lo sguardo buono, ripete come un mantra ciò che gli ha insegnato suo padre, ossia che le cose si possono fare bene. E che non costa più fatica. Anzi.
Ecco, il cuore pesante è per il futuro prossimo, perchè in tutto questo delirio di dichiarazioni e promesse che stanno arrivando, non sento parlare del “lavoro ben fatto”.
Quello di un politico che fa leggi buone, non tante o in fretta. Perchè non abbiamo un problema di tempi sulle nostre leggi, ma di bontà delle stesse.
Quello di un amministratore onesto che gestisce il bene pubblico con la responsabilità della comunità, non del proprio tornaconto personale, politico o economico che sia.
Quello di un magistrato che non istruisce processi per fare carriera ma perchè è sicuro che ci sia un’ingiustizia da sanare.
Questi sono i tre poteri che gestiscono la vita della nostra comunità: legislativo, esecutivo e giudiziario. La regola del “lavoro ben fatto” sarebbe la più importante da seguire. Mi sembra la più dimenticata.
Nel nostro codice civile c’è un parametro che abbiamo ereditato dai romani, quello del bonus pater familias, il buon padre di famiglia. Sembra un concetto astratto, invece è una regola reale, che si applica davvero. Da secoli indica il modello dell’uomo consapevole dell’importanza della propria posizione e delle proprie azioni.
Non abbiamo bisogno di grandi stravolgimenti, la nostra Repubblica è ben strutturata nei suoi fondamenti, è solida. Abbiamo bisogno di un buon lavoro.
Vorrei che chiunque si proponga di guidare il nostro futuro, prima di proporre cambiamenti radicali, prima di pensare alla distruzione dell’avversario di turno, prima di calcolare come ottenere o conservare il potere, pensasse a guidare una comunità con la diligenza del buon padre di famiglia. E che usasse, come parametro nel giudicarsi, quello di un lavoro ben fatto. Per tutti.
Jpeg
COMMENTI, PENSIERI, INTERVENTI
Osvaldo Cammarota
Condivido l’inquietudine di Emilio Casalini.  Da quando il Parlamento votò che Ruby è la nipote di Mubarak ho cominciato a nutrire seri dubbi sulla capacità del nostro sistema politico di produrre leggi ben fatte. Da Parlamentari che rappresentano solo il “capo” che li ha fatti eleggere può venire solo la conferma della crisi profonda della democrazia rappresentativa.  Secondo me il problema è che né la legge bocciata né lo status quo offrono risposte soddisfacenti. I conflitti pre e post referendum mi sembrano a guardia di un bidone vuoto. Seppure si modificherà la legge elettorale, siamo certi di poter eleggere parlamentari capaci di fare un #lavorobenfatto?
Lo so,  sto aprendo un filo di riflessioni sgarrupative e, forse, fuori tema, ma sento forte il bisogno di navigare oltre questo pantano. Vorrei tanto che le energie e la passione civile del “popolo” di centrosinistra fossero investite nella ricerca e nella pratica di esercizi più avanzati e autentici di democrazia partecipativa, oltre le consuete demagogie che hanno fatto la fortuna elettorale di leghisti, grillini, arancioni e di “capi senza capa”.

Valeria Coiante
Anche mater. Per dire. 😄

Claudia Carone
Condivido tutto, non servono buone legge, ce le abbiamo, sevono buoni uomini.
Mi piace · Rispondi · 4 · 7 h · Modificato

Cesare Burei
Caro Emilio, sottoscrivo. Mancano buoni uomini/donne e buone idee. Proliferano invece uomini/donne mediocri come le loro idee.

Federica Serafini
Parole semplici, lineari, ispirate, che vanno al cuore delle cose. Sto rileggendo attentamente. E dentro ci trovo una visione sana e limpida della realtà.Ci stanno confondendo. Ma un buon padre di famiglia, un contadino con la sua terra, una madre, quelli no, non li confondi. Le radici e la cura.Per fare Bene.

Gaia Silvestrini
Usa la diligenza del buon padre di famiglia. È un monito tanto attuale quanto disatteso purtroppo.

Elena Costenaro
Di tutto quanto stanno scrivendo in questi giorni, trovo questa analisi e queste preoccupazioni le più lucide e veritiere.

Virginia Di Vaia
Ma sai, in un paese dove la Costituzione è vista dai politici come un ostacolo alla propria smania di onnipotenza, in cosa vogliamo sperare. Solo nella gente possiamo riporre un minimo di speranza, c’è tanta brava gente, nonostante tutto e questo bellissimo NO, grande come una casa, apre un varco alla speranza di una nuova consapevolezza. Speriamo.

Marco Maya Tondello
Il problema grosso sta nella foto Emilio (mani che piantano una pianticina nella terra.) Quanti di chi sta in politica nazionale ha mai fatto quel gesto se non per pubblicità? Ed il problema grosso è nella società, quanta gente oramai ha mai fatto quel gesto per necessità/amore della famiglia o degli altri? Si, ci sono politici che sicuramente hanno un vissuto anche profondo e mi riferisco anche ad alcuni capi scout, ma quanti parlamentari sanno cos’è il buon padre di famiglia? Mi basterebbe anche solo fossero stati artigiani e ci mettessero il “a regola dell’arte”, mah.
Mi sa che bisogna sempre sperare nelle generazioni a venire e seminare in quelle il gusto di ritornare a fare le cose con le proprie mani, virtù che aveva fatto grande la nostra Italia e che puLtroppo sempre di più diamo come compito ad altri. La colpa è anche nostra che forse dovremmo lavorare sempre più di come magari facciamo già per far crescere uomini e donne che sappiano interiorizzare il bene per gli altri ed in primis per se stessi. Solo dalla piantina sana potremmo avere i buoni frutti no? Ed allora tutti noi dovremmo avere il coraggio di trovare del tempo in più per noi, per i nostri figli, se ne abbiamo, e per la comunità, altra cosa che anche grazie ai social si fatica sempre di più a vivere.

Giorgio Andrian
Metodi ordinari per cose straordinarie e mettersi in gioco! Se aspettiamo che sia sempre qualcun altro/a a decidere per noi le cose non cambieranno neanche questa volta!

Aldo Salomone
Sottoscrivo pienamente! Seguo da un po’ di tempo anch’io Vincenzo Moretti . Sono convintissimo che è, in qualsiasi campo, il lavoro “ben fatto” a fare la differenza e a cambiare in meglio la nostra vita e quella degli altri. Alla fin fine, un Paese può anche sicuramente salvarsi grazie al lavoro ben fatto di ciascuno nella propria vita.

Gabriele Carloni
«Nel nostro codice civile c’è un parametro che abbiamo ereditato dai romani, quello del bonus pater familias, il buon padre di famiglia. Sembra un concetto astratto, invece è una regola reale, che si applica davvero.» E’ bello che ci venga ricordato questo ogni tanto.

Tiziano Arrigoni
Quello che deve essere riformata è la politica sempre più autoreferenziale (l’isterismo di questi giorni che spero passi presto, è quello di chi non vuol capire perché guarda solo se stesso). La politica di chi pensa che sarebbe bastata solo una riforma di qualche regola e non di contenuti. In questo è fondante la centralità del lavoro (non occupazione, lavoro). Non si può dire che la situazione del lavoro è positiva perché sono aumentati i voucher orari. Ecco: il lavoro come base di ogni riforma.

Arturo Aletti
Il lavoro ben fatto è quello in cui i portatori di competenze hanno, agli occhi del Politico incaricato, pari dignità e audience dei portatori di interessi. Cosa finora quasi mai accaduta.

Mirella Sebastiano
Un lavoro ben fatto in cui il politico non pensa solo al suo presente ma al futuro di tutti. Un lavoro ben fatto dove chi ha la Vita in mano non pensa al suo orario di lavoro che è terminato ma continua, lotta insieme a noi; si, forse nel lavoro ben fatto si dovrebbe riflettere anche del significato della parola TEMPO. La mia riflessione è sulla notizia di oggi: «Catania, ritardarono cesareo urgente per finire turno: sospesi tre medici Il bimbo nato con lesioni gravissime.»

Mimmo Porfido
Io credo che nel mio comune di residenza, Modugno, ci siano tutti i presupposti per dire che il lavoro ben fatto può essere una idea guida per la politica.