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Lavoro ben fatto e uso consapevole delle tecnologie

Ci ho pensato leggendo Homo Pluralis, mi sono detto che bisognava inventarsi qualche cosa per fare in modo che questa bella idea di vivere la nostra condizione di essere umani, nell’era tecnologica, procedendo «ognuno, insieme, con un approccio ecologico ai media» producesse ulteriori narrazioni, dunque nuove opportunità da cogliere, e da moltiplicare.
Ora se tu sei L’Institute for the Future di Palo Alto, in California, puoi chiedere – come ci racconta Luca De Biase nel suo libro – a sei grandi scrittori di fantascienza e a un artista di creare brevi storie immaginando «un mondo nel quale gli umani hanno un controllo senza precedenti sulla materia e di condividerne qualche scena di vita quotidiana», se invece sei tu non puoi fare altro che provare a dare un senso a questa possibilità utilizzando gli strumenti, le risorse, i rapporti umani che sei in grado di attivare, e io questo ho fatto.
Per prima cosa mi sono chiesto chi poteva fare la parte degli scrittori di fantascienza e degli artisti e non avevo neanche finito di farmi la domanda che mi è arrivata la risposta: i bambini.

Jorge Luis Borges ha scritto da qualche parte che «Andrew Lang diceva che siamo tutti geniali fino ai sette otto anni. Cioè, che tutti i bambini sono geniali. Ma da quando il bambino cerca di somigliare agli altri, va in cerca della mediocrità, e nella maggior parte dei casi ci riesce», aggiungo molto modestamente quasi sempre grazie agli adulti.
Tornando al punto, una volta deciso di lavorare con i bambini bisognava trovare una maestra complice, e anche lì la finestra si è aperta da sola, Colomba Punzo, Istituto Comprensivo Marino Santarosa di Ponticelli, Napoli, che lei sono trent’anni che con i bambini riesce a fare cose che la maggior parte degli umani ritiene impossibili.
Ho parlato con Colomba, ci siamo scambiati dei file, ci siamo visti, ci siamo scambiati altri file, insomma stiamo quasi per partire, però nel frattempo ho cominciato a domandarmi «perché solo i bambini, perché non provare anche con i più grandi», e così sono andato a caccia di altri complici e ho costruito uno scheletro di blog, che con il tempo diventerà un vero blog, propongo di non avere dubbi su questo, e intanto se volete dargli uno sguardo cliccate qui.

Morale della favola che poi una favola non è ma spero tanto che lo diventi: per adesso in questo progetto sono coinvolte una quinta elementare, quella di Colomba a Ponticelli, una prima classe dell’Istituto Tecnico Galileo Ferraris di Scampia, complice Nicola Cotugno, e un corso di Laurea dell’Università Suor Orsola Benincasa, quello di Formazione e Cultura Digitale, complice Maria D’Ambrosio.
Per quest’anno salvo sorprese procediamo così (non è plurale maiestatis, è che con me c’è anche il complice di base, Alessio Strazzullo), ma per il prossimo ci piacerebbe trovare complici in altre scuole di altre città in giro per l’Italia.
Intanto propongo di continuare a seguirci, sul blog troverete presto metodologie, percorsi didattici, contenuti, insomma un po’ delle cose che servono a noi per fare bene quello che dobbiamo fare e a voi per farvi un’idea più compiuta di cosa si tratta, che magari poi vi viene voglia di partecipare.
Noi speriamo che ce la caviamo.
va3

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