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Luca che disegna il futuro

Luca l’ho conosciuto che lavorava a Espansione, credo fosse il 1991 o il 1992. Non ricordo quale fosse il tema dell’inchiesta che lo aveva portato a Napoli in compagnia di un’altra gran bella capa, nel senso di testa, Anna Masera; conservo invece nitido il ricordo di una serata trascorsa così da vecchi amici che poi amici lo siamo diventati per davvero.
Amici veri, non così per dire, un’amicizia fatta di libertà, di complicità, di condivisione e di lavoro ben fatto, un’amicizia per questo destinata a durare, e ad acquisire valore, nel tempo, indipendentemente dalle volte che riesci a vederti, a parlarti, a fare delle cose assieme.
Perché sì, Luca De Biase e io oltre ad essere amici veri siamo anche amici veramente impicciati, nel senso di persone piene di impicci, ma sì, di cose da fare; anzi, siamo precisi: io sono una persona piena di impicci perché lui con gli impicci e le cose da fare ha un approccio quasi metafisico, della serie fino all’infinito e oltre.

La lettura del suo nuovo libro, Homo Pluralis, Essere Umani Nell’Era Tecnologica, Codice Edizioni, mi ha entusiasmato a tal punto che ho deciso che ve lo dovevo raccontare. Provo a farlo a modo mio, con l’aiuto di alcune parole chiave.

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La prima parola è «Bellezza».
Ogni pagina del libro di Luca è messaggera di bellezza. La bellezza delle possibilità che abbiamo a disposizione se sapremo coglierle e dunque moltiplicarle; la bellezza dell’intelligenza plurale che sceglie il terreno dell’impegno civico; la bellezza dell’approccio ecologico alle tecnologie, alla loro progettazione e al loro uso; la bellezza della conoscenza come bene comune; la bellezza della diversità, ma di questo vi dico alla parola successiva.

La seconda parola è infatti proprio «Diversità».
Homo Pluralis rappresenta uno straordinario elogio della diversità come forza motrice del cambiamento, come possibilità di superare il conflitto tra l’uomo e la macchina, come via per rendere le nostre vite più degne di essere vissute. Non più solo perché la diversità delle proposte e la pluralità delle soluzioni sono essenziali per formare le nostre opinioni e partecipare con un nostro autonomo punto di vista alla costruzione del discorso pubblico (come ci ricorda John Dewey, nell’ambito del pubblico l’esigenza fondamentale «[…] è il miglioramento dei metodi e delle condizioni del dibattito, della discussione e della persuasione), ma anche e soprattutto come occasione per riempire di più conoscenza, equilibrio, felicità, saggezza, amore, visione, progresso, la narrazione del nostro futuro.
Al tempo di Internet diventa quanto mai urgente ripensare lo spazio pubblico comune, definire il ruolo che a ciascuno di noi tocca ricoprire nell’ambito di questo spazio così ridisegnato, individuare i percorsi concreti attraverso i quali anche le nostre idee possano trovare ascolto sulla scena pubblica.

La terza parola in realtà sono due, «Vita» e «Libro», nel senso di libro di una vita.
Luca ha scritto diversi libri belli, uno, nel 1994, anche insieme a me, e naturalmente gli auguro di scriverne altri che lo siano ancora di più, però secondo me è difficile. Non è questione di profondità o di originalità, che questi due tratti qui li ritrovi in tante delle cose che fa, è che questa volta l’occhio dello storico e quello del visionario si fondono e producono una sintesi straordinariamente efficace, nel senso che tu leggi il suo libro e pensi che le cose che ti racconta si possono fare, e ti viene voglia di dare una mano per farle, e se già la dai, la mano, cerchi di fare qualcosa di più per contribuire a disegnare questo nuovo futuro intelligente e plurale.

Ecco, direi che il mio tentativo di incuriosirvi si può fermare qui; aggiungo solo che sono stato molto contento quando ho letto sul mio telefono questo messaggio inviatomi dalla mia amica Sondra Toraldo: «Ho letto le prime 40 pagine del libro di De Biase e sono senza parole. Non è interessante, è illuminante. Dà luce ai nostri inquietanti pensieri e li svela con grande semplicità.»
Dice ma con questo che vuoi dire? Voglio dire che una noce nel sacco non fa rumore, due non è che producano un frastuono, però …

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p.s.
Dal punto di vista del conflitto di interessi, per mille ragioni questo post non dovrebbe stare qua. E messa così merito anche l’aggravante perché ho altri posti dove l’avrei potuto pubblicare.
Perché allora sta qua? Sostanzialmente per due ragioni:
1. perché questo è il posto suo, se questo libro lo avesse scritto una persona diversa da Luca o lui lavorasse per un altro giornale l’avrei scritto qui;
2. perché so di avere la libertà e penso di essermi conquistato la credibilità necessarie per scrivere quello che mi pare dove mi pare; senza falsa modestia, ma la penso proprio così.

p.p.s.
Queste le pagine del libro di Luca a cui ho fatto l’orecchietta (a cui ho piegato l’angolino della pagina a mo’ di segnalibro). Dite che significa qualcosa?
20, 22, 29, 31, 32, 34, 36, 39, 46, 47, 53, 61, 62, 65, 72, 76, 79, 82, 84, 90, 103, 104, 106, 111, 114, 115, 120, 121, 126, 129, 131, 132, 141, 142, 144, 150, 151, 152, 156, 157, 158, 160, 162, 164, 166, 167, 168, 169, 171, 173, 175, 177, 179, 182, 184, 186, 187, 188, 189, 192, 197, 198, 200, 201, 202, 203, 204, 205, 206, 207, 208, 209.

p.p.p.s.
Queste le parole che abbiamo usato per raccontare il libro nel corso della presentazione:
Futuro; Narrazione, Mercato, Tecnologia, Ecologia; Intelligenza Plurale; Diversità; Media Civici; Possibilità; Fare è Pensare; Consapevolezza; Diritti; Azione Civica Plurale.