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La sveglia, il furgoncino e il trenino rosso di Francesca

Caro Diario, a Tirano la sveglia di Francesca Macoratti suona presto la mattina, che c’è da andare dal panettiere a prendere il latte, il pane e i dolcetti freschi, e poi dal pasticcere per la brioche. E per fortuna che yogurt, succhi di mele, biscotti, cereali, mieli e marmellate stanno già al Bed & Breakfast, il Ca Merlo, così lei può fare tutto pronto per le 7.30 quando in un cestino di vimini, un po’ come Cappuccetto Rosso, porta la colazione agli ospiti, che loro sono così contenti che quando la vacanza finisce e tornano alle loro case le scrivono e le raccontano quanto gli manca quell’aprire la porta di casa e trovare il cesto della colazione.
Perché sì, si finisce sempre là, alle soddisfazioni che sono tante a fare bene il proprio lavoro, a metterci tanto cuore e competenza come fa Francesca. È stato così fin dall’inizio, quando, in accordo con la madre, ha deciso di fare della  sua casa una struttura ricettiva famigliare. È stato così a partire dal nome, Ca’ Merlo, che poi è il cognome del bisnonno, Sebastiano Merlo, uomo contraddistinto da un senso profondo di accoglienza, forse dovuto alla sua storia di emigrante in America che poi si sa, quando uno è già giusto di suo, il fatto di provare sulla propria pelle «come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale» lo rende ancora più attento a certe sfumature dell’animo umano. E però assieme alle soddisfazioni è tanta anche la fatica. Pur avendo pochi posti letto c’è da pulire le camere, lavare e stirare, riassettare e pulire ancora. In particolare in alta stagione, tra giugno e settembre, la maggior parte delle persone resta solo una notte, e la casa si trasforma in una specie di lavanderia, con lavatrice e asciugatrice sempre in azione. Eppure se lo chiedi a Francesca ti dice che aldilà delle pulizie, della preparazione della colazione e di tutto il resto il  lavoro più impegnativo è la gestione delle emozioni e delle aspettative di chi si ospita, che non a caso il B&B è ricco non solo di depliant ma anche di libri, in particolare sulla storia locale, che lei condisce personalmente con i suoi suggerimenti, con una prima presentazione del luogo, della cucina, del viaggio col trenino, tutte cose che contano se vuoi che gli ospiti si sentano come a casa propria.
L’idea che mi sono fatto io amico Diario è che alla fine il tempo che si dedica a questa attività è tanto, al punto da cambiarti la vita, da lasciare pochissimo tempo per se stessi, per i propri cari e per gli amici, soprattutto se fai come Francesca che si moltiplica anche tra servizi guida e agenzia turistica, però questo te lo racconto tra poco.

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Prima ti devo dire che quando la mia amica Manuela Lozza mi aveva detto di Francesca, del suo B&B, della Valtellina e del Trenino Rosso la mia memoria aveva fatto un po’ di confusione, le accade in particolare quando si tratta di geografia, e insomma mi aveva connesso con Emma F., insegnante che ho raccontato in un mio libro, Bella Napoli. Poi naturalmente ci ho pensato su e mi sono ricordato che Emma da giovane aveva insegnato a Edolo, che si trova in Val Camonica non a Tirano, che si trova in Valtellina, e che neanche il trenino rosso era lo stesso, perché uno va da Brescia a Edolo e un’altro da Tirano a St. Moritz, e così ho cancellato il link. Ora nel mondo della fantasia la faccenda sarebbe finita lì, invece in quello della realtà no, perché l’etica del lavoro, la fatica dell’emigrazione, la cultura dell’accoglienza di Francesca e del suo bisnonno mi hanno riportato al racconto di Emma e allora mi sono detto che almeno un pezzetto te lo dovevo postare qui:
«Quelli della Val Camonica erano ragazzi che avevano un altro modo di vivere, avevano il senso del dovere e del lavoro. Ricordo che gradatamente cominciai a spiegare che cos’erano loro e cos’era il Sud d’Italia e come e perché tra loro e l’altra parte dell’Italia non ci fosse in realtà questa grande differenza. Un’altra cosa che mi colpì molto fu la loro reazione alla lettura di alcuni brani di Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, ricordo che alcuni di loro rimasero letteralmente affascinati da quelle pagine, scritte peraltro da un settentrionale, cosa che non mancavo mai di sottolineare. Cosa era successo? Che si erano riconosciuti nelle storie che raccontavano i loro genitori, avevano scoperto che in pratica fino a qualche anno prima la loro condizione assomigliava molto alla condizione difficile dei contadini meridionali. Che soddisfazione quando alla fine dell’anno un gruppetto di ragazzi ci disse che con la nostra presenza noi insegnanti meridionali li avevamo molto aperti verso la comprensione della realtà meridionale. Non saprei dire per quanto è durato, perché poi i tempi sono cambiati, ma è successo davvero, e forse la cosa suggerisce qualcosa di utile anche per l’oggi.»
Ecco, adesso possiamo tornare a Francesca e alla sua storia, dalle quale a pensarci bene non ci siamo mai staccati.  Sono convinto che ti piacerà, che raccontata da lei è ancora più bella, e in ogni caso se non la leggi come fai a saperlo?
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«Il turismo è stato sin da piccola la mia passione, che ho trasformato crescendo nel mio lavoro! Devo ringraziare profondamente, oltre ai miei genitori, che mi hanno sempre supportato nelle scelte fatte, anche i miei zii, Ferruccio e Clory, poiché sono stati loro per primi a farmi conoscere il senso profondo del viaggio, scarrozzandomi sin dai primi anni di vita sul loro camper per le strade del mondo.
Lo ricordo ancora il camper, un furgoncino Volkswagen riadattato dallo zio, con tutti i “confort”, si fa per dire, necessari: un cucinino, un piccolo frigo che nei viaggi invernali veniva sostituito da una stufetta, un divano che diventava letto e sopra 4 assi che all’occorrenza si aprivano e venivano fissate con delle catenelle al soffitto per sostenere nei nostri sonni me e mio cugino Alessio.
Caricato il camper si partiva verso nuove avventure! Una vera meraviglia!
I miei ricordi d’infanzia più belli per lo più trovano palcoscenico proprio in quel camper e nei moltissimi chilometri percorsi su di esso verso nuove mete!
Poi ci sono stati i viaggi meno avventurosi e più “lussuosi”, come un hotel a Montesilvano, dove da piccola sono venuta a contatto per la prima volta con degli animatori turistici. Una vera e propria illuminazione per una bambina solare, chiacchierona, che amava stare in compagnia, come me.
Dai dieci anni fino ai diciotto l’obbiettivo della mia vita è stato diventare animatrice. Diversamente dalla stragrande maggioranza dei miei coetanei, il traguardo del diciottesimo compleanno non era l’occasione per prendere la patente di guida ma per poter essere assunta come animatrice turistica in un villaggio. E’ accaduto davvero nel novembre del 2000, lo ricordo ancora, quando ho ricevuto la chiamata prima per il colloquio e poi per il lavoro.
Insieme agli studi – il diploma al liceo linguistico e la laurea in scienze del turismo con una specializzazione in organizzazione di eventi culturali -, molti altri lavori mi accompagnano negli anni successivi fino a quando nel 2009, per carenza per l’appunto di lavoro, la mia attività presso un’agenzia di organizzazione di eventi vede il capolinea. La crisi non fa sconti a nessuno, ma io ricordo una frase celebre di Einstein e mi dico che quello che sta accadendo deve essere l’occasione per un nuovo inizio!
L’anno successivo la svolta, che purtroppo coincide affettivamente con la perdita di mio padre. Non lo so, forse è anche per questo che mi butto a capofitto nel lavoro, sta di fatto che dopo aver svolto un tirocinio presso il comune di Tirano per l’organizzazione del centenario della linea del Bernina del trenino rosso, musa ispiratrice del turismo tiranese, e aver lavorato presso l’ufficio turistico di Tirano, mi rendo conto che questa cittadina di poco meno di 10.000 abitati è un crogiuolo di possibilità per chi ama fare turismo.
È così che decido di studiare per fare l’esame di guida turistica, a cui farà seguito quello di accompagnatore turistico, e da lì con una collega apriamo un’agenzia di servizi turistici, che da due anni è diventata anche agenzia viaggi, e così il lavoro in agenzia e le guide svolte a bordo del trenino rosso e per le vie di Tirano accompagnando turisti alla scoperta della Valtellina e  della vicina Svizzera si sposa con il lavoro al B&B.
A Ca Merlo il lavoro si svolge a contatto con molte persone, provenienti anche da tutto il mondo. Dal 2011 ad oggi ho ospitato tanti turisti italiani, ma anche americani, asiatici, africani, giapponesi, insomma è un ottimo modo per viaggiare senza fare le valige, anche se resto fedele all’idea di viaggio “attivo”, se così si può definire.
Lo so che dette così non sono altro che parole, alla fine bisogna venirci a trovare per vivere questa esperienza, ma prima che offrire ai miei ospiti un letto ed una colazione quello che nel mio piccolo offro loro è proprio questo, un’esperienza, del resto per chi sceglie l’accoglienza famigliare come tipologia di turismo il contatto diretto prima, durante e dopo la vacanza è fondamentale.
Il mio lavoro ha inizio insomma con il sito con il quale mi presento e prosegue con le mail che spedisco in risposta alle richieste di disponibilità, con l’assistenza che grazie alle altre mie attività riesco a fornire, con il calore e la passione che metto nel momento in cui arrivano a casa da me per descrivere la mia terra.»
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Ecco caro Diario, questo è un po’ di Francesca, che quando le ho chiesto cosa si aspetta dal domani mi ha risposto che dal punto di vista lavorativo spera che tutto proceda in questo modo con sempre idee nuove, accorgimenti, esperienze.
«È dal punto di vista personale – ha aggiunto – che bisogna che cominci a pensare un poco di più a me stessa. Ormai alla mia età, 29+3, non ti nascondo che mi piacerebbe pensare anche alla mia famiglia, ma questo te lo racconto un’altra volta».
Allora alla prossima, Francesca, intanto buona vita, che quando uno la vive come la vivi tu, con calore, passione e professionalità, sono davvero tante le cose che si possono fare.