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Storia d’amore, di lavoro e di partita IVA

“Mi chiamo Siromascenko. Ela Siromascenko. Sono rumena, ho quasi trent’anni, e vivo alle porte di Milano da 2 anni e 4 mesi. Mia madre è pediatra. Mio padre era un impiegato delle Ferrovie Rumene e anche leader nel sindacato. Io ho una laurea in Marketing, un master in Advertising e PR, e un dottorato in Scienze della Comunicazione. E faccio la sarta. Potrei anche dire che faccio la stilista, perché i modelli che vendo li creo io, e perché lancio una piccola collezione ogni stagione. Ma durante una giornata di lavoro, cucire mi impegna più tempo che creare, quindi è più corretto dire che faccio la sarta.

Mi sono trasferita in Italia alla fine del 2011 con una borsa di studio, un visiting studentship di 8 mesi presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Milano, durante il mio dottorato. Ma fondamentalmente sono arrivata qui per amore. Luca, il mio fidanzato, è milanese, e, visto che potevo scegliere di fare questo visiting studentship ovunque nella UE, ho scelto Milano, per poter stare con lui.

A Bucarest avevo lasciato un lavoro da marketing specialist in una catena di cinema multisala, e il mio piano era, dopo aver finito il dottorato, di cercare un lavoro nel mio campo qua, a Milano. Forse perché sono capitata in Italia nel momento peggiore per cercare un lavoro, forse perché non ho cercato abbastanza, dopo 6 mesi di colloqui non andati a buon fine, a Marzo del 2013, ho abbandonato la ricerca e ho deciso di far diventare un lavoro la mia passione per la sartoria. Qualche mese prima avevo aperto, per gioco, un negozio online con i miei vestiti fatti a mano, ma visto che non me ne occupavo abbastanza, non avevo venduto quasi nulla. A Marzo la svolta, ho deciso di mettercela tutta per far funzionare il mio negozio, e ho iniziato a ricevere ordini. A Luglio 2013 ho aperto la Partita IVA, anche se quasi tutti gli italiani che conoscevo mi dicevano di non farlo, e oggi ho clienti di tutte le categorie ed età: dalle liceali per le quali faccio gli abiti per i balli di fine anno, alle spose, alle damigelle, alle donne che cercano semplicemente un abito per un matrimonio o una festa. Sono americane, canadesi, inglesi, francesi, olandesi, australiane, rumene, irlandesi, giapponesi, spagnole, e qualche italiana, tutte accomunate dall’amore per i vestiti d’ispirazione vintage (che è il mio stile) e dall’apprezzamento per i prodotti artigianali, fatti a mano, su misura, personalizzati secondo le loro preferenze.

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Il mio lavoro, si svolge più o meno così: in base ai modelli che propongo e pubblico nel mio negozio online, ricevo degli ordini di abiti su misura dalle clienti che sono utenti del mio negozio online. Insieme decidiamo i tessuti, i colori, gli eventuali cambiamenti di stile rispetto al modello originale che avevo proposto, il termine limite per la spedizione. A questo punto mi mandano le misure e io inizio a fare effettivamente l’abito: acquisto il tessuto, faccio il cartamodello in base alle misure della cliente, taglio il tessuto, poi cucio l’abito. Tutto questo può durare, a  seconda della complessità del modello, da un giorno a una settimana, dopo di che scatto qualche  foto, imballo, corro in posta e spedisco. E poi? Inizio da capo con il prossimo abito.
Naturalmente, oltre a questo, mantengo i contatti sia con le clienti che ho che con quelle che potrebbero diventarlo, ad esempio perché mi scrivono e si dichiarano interessate ai miei modelli, e mentre tutto questo accade lavoro anche alla realizzazione delle collezioni stagionali, alla ricerca di nuovi tessuti, imparo nuove tecniche grazie a un corso di sartoria che sto frequentando, emetto fatture, mi occupo della promozione del mio marchio (soprattutto sul web), e mantengo uno stretto contatto con la commercialista per non perdermi nessun aspetto della parte burocratica della mia impresa.

Perché sì, funziona così, non avendo impiegati, faccio tutto da sola, nel mio specialissimo atelier, il soggiorno di casa. Confesso che a volte quasi non mi sembra vero, perché nel mio ultimo lavoro da dipendente, quello per la catena di cinema, avevo al mio fianco non solo i capi ed i colleghi degli altri reparti, ma anche un esercito di collaboratori, agenzia di pubblicità, di media, di PR, di eventi, e per qualsiasi cosa c’era qualcuno con cui confrontarmi, a cui chiedere un parere, e anche qualcuno che, con le indicazioni giuste, poteva sostituirmi quando non c’ero.
Adesso invece ci sono solo io. Le mie clienti sono i miei “capi”. Gli impiegati dell’ufficio postale, i proprietari ed i commessi dei negozi di tessuti, la commercialista, la fotografa, la truccatrice, sono i miei collaboratori e “colleghi”. E se prima potevo far girare il mondo con due email e una telefonata, adesso posso mandare tutte le mail che voglio, ma se non mi metto sotto la macchina da cucire non succede niente, l’abito non si fa da solo, e l’ordine è compromesso.
Dopo di che, negli ultimi mesi, la sveglia suona alle 6:00, massimo 6:30. Segue il caffè, poi rispondo ai messaggi arrivati quasi sempre di notte (per la differenza di fuso orario), e alle 7:00 sono alla macchina da cucire. Ultimamente i giorni liberi sono stati pochissimi, quelli intorno al Natale e a Pasqua. Di “ponti” non se ne può parlare. Lavoro sempre anche il sabato, e spesso anche la domenica. Se mi ammalo non c’è nessuno che mi possa sostituire, e ogni giorno a letto vuol dire più lavoro per i prossimi giorni, per recuperare il tempo perso.

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Il mio sogno è di potermi definire un giorno una vera e propria stilista. Anche se non ho studiato moda all’università, sto cercando di recuperare e di imparare il più possibile da sola o con i corsi e sono contenta del mio percorso di studi, perché le mie conoscenze e competenze nel marketing mi aiutano a trovare la mia strada in un mercato affollatissimo, mi aiutano a trovare le mie clienti, a identificare i loro bisogni, a comunicare con loro e a pubblicizzare la mia attività.

Cosa aggiungere ancora? Che anche se io in Italia un lavoro non l’ho trovato, il mio sogno è di poter dare lavoro a qualcuno qua, di poter dare così qualcosa ad un paese che a modo suo mi ha accolta e che mi fa da seconda casa, da risorsa di ispirazione, da fonte di informazioni, e da nido d’amore. Quindi spero di potermi permettere tra non molto di assumere una o due persone che mi aiutino con il lavoro, perché con il ritmo con cui stanno andando le cose, ce ne sarà bisogno presto. E che, più a  breve termine, il mio sogno è di portare a buon fine un progetto ampio e a me molto caro: la collezione Autunno-Inverno 2014-2015, alla quale sto già lavorando, e che lancerò il 21 Settembre con la mia prima sfilata. Dico “molto caro” perché è frutto di un fascino che nutro per un’altra città italiana, fascino nato poco prima di essermi trasferita qua. Sto parlando di Napoli, città che ho scelto come fonte d’ispirazione e come tema per la mia collezione.
I miei vestiti cercano sempre di rivisitare il passato, e questa collezione parlerà anche di contrasti, di opulenza, di eleganza nascosta e riscoperta, d’arte lasciata da parte e poi ripresa. E per me, Napoli, o almeno la Napoli che sogno io, rappresenta tutto ciò, e molto di più. Quindi, ai primi di Settembre, prima del lancio, sarò a Napoli per il servizio fotografico per questa collezione, e sono felice di portare anche con i miei vestiti la bellezza di questa città non solo a Milano ma in tutto il mondo.

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Voglio concludere ricordando le parole dei tanti che un anno fa mi dicevano di non aprire la Partita IVA, che avrei finito per lavorare solo per dare dei soldi allo Stato italiano. Sinceramente, io non credo sia così, ma in ogni caso a quelle persone io dico che se a parte i soldi che se ne vanno in tasse mi rimane quello che mi serve per vivere decentemente, se dare dei soldi allo Stato italiano vuol dire esistere, vuol dire liberarmi finalmente dal peso di essere un “niente”, allora sì, lavoro anche per dare soldi allo Stato italiano. E lo faccio pure volentieri, perché mi ritengo fortunata a vivere in uno dei paesi più belli del mondo. E tutto questo non può essere gratis.