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Naomi, la notte stellata e l’anima vera

Caro Diario, Naomi Marzano l’ho conosciuta lo scorso 15 Aprile a Casa Morra, in occasione dell’installazione Theatrum Opera_1 Tessiture nata per iniziativa di Fondazione Morra, Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e Liceo Artistico Giorgio De Chirico di Torre Annunziata.
Come dici? Non sai perché ma appena ho detto Suor Orsola hai pensato che c’è di mezzo la nostra amica Maria D’Ambrosio? Ti sbagli, Maria non sta di mezzo, lei è la Virginia Woolf della situazione, però adesso torniamo a Naomi, che la protagonista della storia è lei, tanto poi alla fine ti metto sia le 10 rughe che mi sono fatto inviare da Maria sia un po’ di altre notizie sul progetto.
Allora, quando sono arrivato a Casa Morra e ho visto le/i ragazze/i del Liceo Artistico mi è venuto facile pensare che mi sarebbe piaciuto far raccontare la storia del tappeto da una ragazza e da un ragazzo, e così ho chiesto alla mia amica, e lei ci ha pensato e me li ha presentati, solo che lui dopo la nostra chiacchierata non si è fatto più vivo – succede, è normale, non mancherà occasione – mentre lei, Naomi, è stata immediatamente proattiva, della serie “Buonasera, sono Naomi, incomincio a lavorarci e nei prossimi giorni invio quello che mi ha chiesto. Anch’io spero che venga fuori una bella storia. Grazie mille per quest’opportunità, ci metterò tutta me stessa per non deludervi”.
Ecco il suo lavoro amico mio, buona lettura.

t3

«Mi chiamo Naomi Marzano, ho 18 anni e frequento l’ultimo anno del Liceo artistico Giorgio De Chirico. Ho una famiglia che mi ama, che è sempre presente e che non infrange mai i miei sogni (uno di questi era quello di frequentare questo liceo). Provengo da una famiglia, dove le basi sono solide e dove regnano i veri valori della famiglia, tra cui l’Amore. Mio padre, trasportatore, Marvin, un padre amorevole, ha 45 anni e mia madre, casalinga, Maria Grazia, la mia super mamma, ha 47 anni e infine mia sorella, Giuseppina Federica, che ha 19 anni e che è tutta la mia vita. Sono felicemente fidanzata da 4 anni con Marco, un ragazzo super dolce e ci amiamo tanto.
Sono una ragazza che ha molti pregi ma anche molti difetti, ma sono così tanti che scriverò solo quelli più riconosciuti in me dalle persone che mi vivono ogni giorno. Sono solare e per niente timida, amo vivere la vita al meglio, mi piace fare nuove amicizie, amo viaggiare, ma amo anche passare le giornate in famiglia, amo cucinare e amo il make up, inoltre sono molto ribelle, eh si!
Sono molto ribelle e non mi “faccio mettere i piedi in testa da nessuno”, sono testarda e quando mi arrabbio sono insopportabile. Credo nell’amicizia e nell’amore, ma quando una persona perde la mia fiducia è impossibile ritornare come prima.
Odio le doppie facce, la falsità e la superiorità, vado più per il rispetto reciproco. Amo tutto di me, ma la cosa che stupisce di più e che amano le persone di me, è il mio sorriso, sorrido e rido sempre e quando incomincio non la finisco più. Mi reputo una ragazza forte, capace di dare abbracci, aiuti e soprattutto tanto amore alle persone, soprattutto a chi mi ama, ma sono anche una persona vendicativa, non dimentico mai i torti subiti, come l’amore ricevuto.
Sono una sognatrice e non ho vergogna di ammetterlo, amo credere nei miei progetti e credo soprattutto in me stessa. I miei sogni e i miei desideri sono tanti, ma sono veri. Ci sono sogni che grazie alla mia tenacia sono riuscita a realizzare e altri che realizzerò e non ci sarà nemmeno un minuto della mia vita dove mollerò, ho la fortuna di esser circondata da persone che mi amano e soprattutto dai i miei angeli custodi.
Il mio più grande desiderio è quello di realizzare i miei sogni, uno di questi è quello di diventare professoressa di matematica. Ho diversi motti, tra cui “vola alto solo chi osa farlo” e “fai della tua vita un sogno, e di un sogna una realtà”.
Amo fare nuove esperienze, sono carica di volontà e di positività, mi metto sempre in gioco e soprattutto non giudico mai un libro dalla copertina, com’è successo con il lavoro di Theatrum Opera_1 Tessiture.
È un’attività realizzata per Alternanza Scuola Lavoro: è ricerca pedagogica che incontra l’arte e la tecnologia (del telaio e del tessere), ma è anche molto di più: è un lavoro che doveva servire per creare un legame tra la nostra anima e il nostro corpo e da quest’esperienza è nato un legame tra anima e corpo non solo con gli altri ragazzi che hanno partecipato, ma anche con i docenti e con persone che sono felice di aver conosciuto: la prof. Maria D’Ambrosio e lo stilista Federico Pinna Serra. Non c’è stata competizione, né piccoli litigi, come può avvenire nella vita quotidiana, è come se ci fossimo raccolti in un abbraccio, quello dell’inclusione e qui a parer mio si tocca un altro argomento importante, perché è stata molto più di una semplice esperienza, è stata una lezione di vita, che mi porterò sempre dietro.
Ho svolto altri lavori in passato, ho lavorato anche presso un architetto, e anche questi lavori mi hanno dato l’opportunità di arricchire il mio bagaglio, di mettermi in gioco e di non abbattermi alle prime difficoltà. Mi hanno fatto capire il vero senso di impegno che si deve avere quando una persona lavora, l’ansia della data di scadenza che sembra correre verso di te, il timore che le tue idee possano piacere o meno.
Quando le docenti mi hanno parlato di questo progetto, avevo qualcosa che mi spingeva a dire di sì, perché fin da quel momento, per me era tutto nuovo e poi man mano, grazie all’aiuto della prof. Maria e di Federico, ho vissuto a pieno quest’esperienza, sentendomi soddisfatta dei miei successi.
Per chi ha vissuto quest’esperienza dall’esterno può pensare a questi concetti, che possono annoiare: restaurare, rinforzare, aggiustare, annodare, tessere, riannodare, ri-tessere; invece no, a volte poteva capitare che c’erano dei momenti in cui la stanchezza si faceva sentire, ma ogni volta che vedevo la mia opera quasi finita, mi veniva voglia di continuare e svelare quel gran mistero che sarebbe uscito dalla mia personalità.
Io lì mi sentivo a casa, un posto dove nessuno mi giudicava. Dal primo momento, Federico mi ha sostenuto, anzi mi aiutava a scegliere i tessuti e mi dava dei consigli, che per me sono stati consigli di vita. Grazie a lui mi sono appassionata alla tradizione sarda e grazie alla prof. Maria, che mi ha insegnato con il suo bel sorriso che niente è perduto e che dobbiamo sempre lottare per arrivare al nostro scopo di vita. Entrambe sono state due figure importanti, che porterò nel mio cuore e che spero un giorno possa rincontrare.
Il mio tappeto si intitola “La notte stellata”, tutte le sfumature dei vari tessuti del nero rappresentano la notte e invece le stelle sono rappresentate dai tessuti glitter, che si intrecciano con il tessuto nero.
Come se alzassi gli occhi al cielo ed un pugno di coriandoli che nel buio profondo dell’universo brillano, senza mai fermarsi. Questi coriandoli possono essere: amori degli uomini che si spengono, e che cadono come stelle cadenti, angeli custodi, il mio amore… Ed io rimango lì a guardare quanta bellezza possono emanare, dove i miei sogni sono castelli che nessuno mai potrà distruggere, perché le cose migliori si ottengono solo con il massimo della passione.
La posso dire una cosa alle ragazze e ai ragazzi della mia età? Non smettete mai di sognare e di esprimere la vostra personalità!»
t2

Ecco caro Diario, questa è Naomi, o meglio un pezzetto di lei, e direi che anche solo questo pezzetto è tanta roba. Adesso è il momento delle dieci righe della prof., che lei mille ne pensa e mille ne fa, come se avesse un suo modo di trapassare lo spazio tempo, bisognerà segnalarla come caso di studio a Carlo Rovelli. Eccola:
t4

Ciao Vincenzo, che dirti, sono felice che tu abbia pensato di utilizzare la storia del nostro tappeto per raccontare la storia di Naomi, come dici tu “accendere” queste/i ragazze/i, insegnare loro a pensare e a fare è lo scopo principale della nostra attività didattica e insomma sono impaziente di leggere il vostro racconto.
Da parte mia aggiungo solo che prima del lavoro di tessitura, ciascuno ha costruito il proprio telaio. La costruzione della macchina-telaio è arrivata prima del suo uso perché per maneggiare la tecnologia ci vuole una tecnica che si apprende da un maestro d’opera che insegna come si fanno le cose e come si usano. Poi si sono raccolti tessuti-scarti, li si è strappati per trasformarli nuovamente in filo per la tessitura. Dal tessuto tornato filo, si è messo mano al telaio e abbiamo iniziato ad ordire ed intrecciare la trama. La mano al telaio ha prodotto nuove trame annodando in un ordine nuovo l’ordito e decidendone le spaziature. Il gesto di ciascuno ha seguito quello del maestro per poi trovare una sua ritmica e una sua cifra autoriale, destinata a combinarsi in un’opera collettiva.
Nel multiforme reticolo delle tessiture il gruppo è inciampato più volte nelle opere di Nanni Balestrini a Casa Morra perché la loro forma labirintica e reticolare risuonasse con il lavoro al telaio e invitasse a muoversi e percorrere gli spazi più ampi e sconosciuti di un territorio da comporre e ricomporre con la logica del bricolage.
Nanni Balestrini il poeta, incontrato dagli alunni del Liceo de Chirico visitando la sala con le sue opere a Casa Morra durante le giornate del lavoro di tessitura, è un inno alla frammentarietà, alla ricombinazione, alla ripetizione generativa e rigenerativa, per riconoscere poi nel lavoro di fabbricazione del telaio e poi di intelaiatura e tessitura quei gesti che sono all’origine della possibilità per ciascuno di farsi autore della propria storia, di riannodare fili e unirli ad altri per dar forma al proprio mondo.
Il resto lo ha fatto Federico Pinna Serra, l’artista coinvolto nel percorso, che lavora come creativo in aziende di moda e in laboratori di sartorie artigianali, come stylist, art stylist e performer in ambito artistico e dello spettacolo (teatro, cinema, fotografia). In più è docente di discipline della moda, in strutture private per la formazione di giovani stilisti. Recupera l’arte del tessere dalla antica cultura sarda cui appartiene la sua famiglia. Ecco, direi che è tutto, resta però lo spazio per un abbraccio affettuoso.»

Come dici caro Diario? Anche le 10 righe della prof. ci stanno bene? Certo che sì, ma pr chi vuole saperne di più aggiungo una breve scheda del progetto, così chi ci legge ha tutti gli elementi per apprezzare il lavoro che è stato fatto e che sono sicuro non finisce qui. Alla prossima.

Scheda
L’incontro-inaugurazione è stata occasione per raccontare il lavoro che un gruppo di alunni e di insegnanti del Liceo Artistico ‘De Chirico’ di Torre Annunziata, in Alternanza Scuola Lavoro grazie all’accordo con l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e in particolare con il gruppo di ricerca embodied education diretto dalla prof. Maria D’Ambrosio, ha realizzato in collaborazione con l’artista/designer/stilista Federico Pinna Serra e in interazione con le opere del poeta Nanni Balestrini presenti a Casa Morra.

Il percorso di progettazione e di fabbricazione del tappeto nasce per iniziativa di embodied education lab e del suo gruppo che fa ricerca in ambito pedagogico per realizzare un prototipo di spazio per la formazione denominato Theatrum Opera perchè pensato come scena educativa aperta all’innovazione metodologica e quindi alla cinetica e alla tattilità-multisensorialità. La realizzazione del tappeto serve a dotare il prototipo Theatrum Opera di una superficie capace di trasformare uno spazio in ambiente performativo.

Embodied education Lab è il gruppo di ricerca e il laboratorio didattico della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Suor Orsola Benincasa attivo a Casa Morra da aprile 2018 grazie ad un accordo tra il gruppo di ricerca diretto da Maria D’Ambrosio e la Fondazione Morra.

Il progetto di Alternanza Scuola Lavoro per il gruppo di alunni del Liceo Artistico Giorgio ‘De Chirico’ di Torre Annunziata sottoscritto dal Dirigente Felicio Izzo con il Rettore Lucio d’Alessandro e coordinato da Maria D’Ambrosio è stata occasione per sperimentare la pratica come maestra e il maestro e l’allievo come artigiani a bottega, nel contesto dell’Archivio d’arte Contemporanea di Casa Morra.
I giovani allievi guidati dalle prof. Emilia Nolè e Carmela Cirillo con la direzione artistica di Federico Pinna Serra progetta e realizza tessiture che comporranno un tappeto per lo spazioFormante denominato Theatrum Opera: un tappeto da installare nello spazio-laboratorio di embodied education a Casa Morra e in ogni altro spazio da trasformare in un ambiente-laboratorio dove sperimentare la metodologia embodied per fare formazione.

Il gruppo sta progettando e realizzando un tappeto che costituisce uno degli ‘strati’ dello spazioFormante: un tappeto da installare per trasformare uno spazio in ambiente-laboratorio dove sperimentare la metodologia della embodied education centrata sul corpo e sulla sua dimensione senso-motoria, percettiva e cinetica. In questo caso, prima del lavoro di tessitura, ciascuno costruisce il proprio telaio. La realizzazione della macchina-telaio viene prima del suo uso, così che nell’uso ciascuno diventi consapevole della tecnologia da maneggiare e quindi della tecnica da apprendere, e da adattare alle proprie esigenze, se necessario. Per rendere la tecnologia funzionale a certi obiettivi, c’è bisogno della tecnica e quindi di un maestro d’opera e della sua maestrìa per abitare lo spazioFormante. Il come si fanno le cose, governare il loro processo ideativo e produttivo, apprendere e riconoscere la tecnica che presiede alla loro realizzazione, costituisce quel nodo di conoscenze e competenze che vanno collocate nelle cosiddette life skills e che costituiscono l’impalcatura e la postura esistenziale di chi da formato si appropria del proprio essere formante. Oltre alla costruzione del telaio, si sono raccolti tessuti-scarti, li si è strappati per trasformarli nuovamente in filo per la tessitura. Dal tessuto tornato filo, si è messo mano al telaio e iniziato ad ordire ed intrecciare la trama. La mano al telaio ha prodotto nuove trame annodando in un ordine nuovo l’ordito e decidendone le spaziature. Il gesto di ciascuno ha seguito quello del maestro per poi trovare una sua ritmica e una sua cifra autoriale destinata a combinarsi in un’opera collettiva.