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Luca, il salotto e il caffè

Caro Diario, era da una vita e mezza che avevo deciso di raccontare Luca Carbonelli, perciò quando una decina di giorni fa ci siamo ritrovati alla Digita Academy per la presentazione di Vedi Napoli, il reportage sul lavoro di Senza Filtro gli ho detto che sarei andato a trovarlo, e così ho fatto, e dunque eccomi qua.
Per cominciare ti racconto di lui, delle cose che ama e di quelle che invece no, non proprio tutto però spero abbastanza per farti pensare “uànema”, che poi è la versione secondiglianers del fattore wow, perché noi di Secondigliano siamo fatti così quando facciamo una cosa, nel bene e nel male, la facciamo in grande.

“Vincenzo, amo le cose fatte bene e la bellezza in ogni sua forma”, ha esordito. “Può essere il colore di un cielo, può essere un sapore, una scrivania come quella di mio nonno che mio padre ha voluto portare qui, oppure la pasta e ceci, che è una vita che non la mangio”. 
Come dici amico Diario? La pasta e ceci piace un sacco anche a te?, a chi lo dici, aggiungo che non so spiegarti perché ma ho associato la sua pasta e ceci al mio baccalà fritto, forse per una questione di senso, per me il baccalà è la vigilia di Natale con papà, mamma e mio fratello Gaetano che adesso non ci sono più, sì, deve essere stato questo, perché non ha neanche finito di dire “è una vita che non la mangio” e gli ho chiesto dei suoi genitori, e Luca mi ha risposto che la mamma non c’è più dal 2012 e il papà da un anno e mezzo dopo.
Tornando a Luca, mi ha detto che nei rapporti umani gli piace la schiettezza, la franchezza, “perché più le persone dicono quello che pensano, più ci si capisce e si costruisce”. “Di converso”, ha aggiunto, “non sopporto l’approssimazione, la pigrizia, l’attesa inutile, l’ipocrisia. Anche nei rapporti di interesse, che nelle nostre vite ci stanno, devono essere chiari gli ambiti, non mi piace che siano ammantati di altre cose, detesto le smancerie e le cose finte. Come ti ho detto mi piace la schiettezza, più le cose mi piacciono e mi interessano più sento il bisogno di confrontarmi, spesso è dopo una discussione che vengono fuori le cose migliori. Allo stesso modo non mi piace la critica distruttiva, la polemica fine a se stessa, trovo che non porti da nessuna parte, non so se mi spiego”.
Come dici caro Diario?, secondo te Luca si spiega benissimo? Sono d’accordo, perciò aggiungo solo che alla voce “non mi piace” ci sta da qualche anno il colore nero, “perché siamo pieni di colori, da solo il nero non lo sopporto, abbinato con altri colori sì, li mette in risalto”, mentre alla voce mi piace c’è la musica, tutta la musica, in particolare il jazz. 
“Vincenzo, mi piace molto l’ibrido, anche nei gusti, la confusione no ma l’ibrido sì. A proposito, mi piace anche cucinare, non sono questo grande creativo, faccio fatica a inventarmi gli abbinamenti, ma copio bene. Alla fine se sai che ci sono qualità che non hai, se sei consapevole di quello che ti manca, ti metti là, vedi come fanno gli altri, ti applichi e lo fai bene”.
“Luca, detto così mi fai pensare a Socrate e a so perché so di non sapere”.
“Non lo so, detto così mi sembra esagerato, diciamo che mi piace l’idea dell’apprendimento continuo, me la porto addosso da sempre, anche nel lavoro”.

Già, il lavoro, iniziato il giorno dopo che si è diplomato, istituto tecnico commerciale, perito programmatore.
Come dici caro Diario? Immagini che abbia cominciato a lavorare nell’azienda di famiglia con papà Pietro e il fratello Luigi? Immagini sbagliato. 
“Appena diplomato ho lavorato per 3 anni in un cash e carry sulla Circumvallazione Esterna di Napoli, mettevo la merce negli scaffali, stavo alla cassa, insomma facevo quello che serviva, è stato un periodo importantissimo per la mia formazione, ho imparato che esiste la gerarchia, cioè che cosa vuol dire concretamente avere a che fare con i propri superiori sul posto di lavoro, ho imparato che cosa significa e quanto sia importante il rapporto con il cliente.
Mi sono iscritto a scienze della comunicazione all’Università di Salerno – mi sono fermato a 7 esami dalla laurea, almeno per ora – perché volevo far il giornalista, mio padre mi appoggiava in questo mio sogno, per molti versi mi spronava, ho cominciato a scrivere per un po’ di giornali ma quando ho capito che in buona sostanza si trattava di lavorare gratis ho smesso, era il 2003, in compenso scrissi e portai un mio format a Canale 21, ricordo che si chiamava L’indifferente, ci dovrebbe essere ancora qualche traccia in giro. Ah, ho fatto anche l’agente per una tipografia per 6 mesi, si trattava di procacciare clienti, non sono portato per quel lavoro mio, in questo sono molto diverso da mio padre che con la sua valigetta con il Caffè Carbonelli era bravissimo”.
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“A proposito di tuo padre Luca, in che anno nasce l’azienda Carbonelli?”
“Nel 1981, un anno prima che nascessi io mio padre crea il marchio Caffè Carbonelli e compra la prima tostatrice, usata, da 30 chili, e così ha cominciato a trasformare il caffè da crudo a cotto, in grani, per i bar. Al tempo l’azienda non stava qui, era più piccola, c’era solo la tostatrice , lo spazio dove si confezionava e un piccolissimo ufficio 2 x 2 con una scrivania. Nella sede attuale ci siamo trasferiti nel 2009, papà veniva dall’esperienza nel settore, era stato rappresentante, era innamorato del prodotto caffè e quando capì bene tutto il ciclo decise di mettere su il marcio e la torrefazione.
Mio fratello Luigi ha lavorato da sempre con nostro padre, io ho cominciato nel 2005.
Ricordo che preparavo le inserzioni per eBay, in pratica ogni mattina, a casa preparavo tutte le bolle di spedizione al computer (in fabbrica ancora non l’avevamo, l’abbiamo preso quando siamo venuti qua), a mezzogiorno andavo in torrefazione a preparare manualmente i pacchi che sarebbero dovuti partire, li caricavo nella panda van e li portavo all’ufficio postale di via Monte Rosa, a Secondigliano, per spedirle.
Quando con gli anni gli ordini sono aumentati alla posta insieme a me con il furgoncino veniva anche mio fratello con la sua auto. Ricordo che bloccavamo l’ufficio postale. Il passo successivo è stato rendersi conto che avevamo bisogno di una sede più grande e così ci siamo spostati qui, e insieme alla tostatrice sono arrivate la prima cialdatrice e poi, negli anni, le altre capsulatrici. Che siano capsule o cialde sono comunque pasticche, il ciclo è lo stesso, dopo la tostatura (oltre alla macchina storica da 30 chili a legna adesso ne abbiamo un’altra da 60 chili a gas) avviene la trasformazione del caffè in grani in pasticche mono porzioni.
Ah, non ti ho detto ancora che anche l’idea del marchio è di papà, lo fece fare a mano da un suo amico pittore, pensa che ancora oggi la cosa presenta le sue problematiche, perché non c’è un font sul quale lavorare. Quando a mia volta nel 2012 ho affidato a un mio amico designer il compito di realizzare il il logo del Salotto del Caffè gli ho chiesto di farlo con le stesse grazie”.
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Come dici amico Diario? È davvero una bella storia di piccola impresa familiare? Non correre, che ci sono ancora tante cose che devi sapere. Per esempio che a un certo punto il rischio era quello di essere costretti a chiudere e invece grazie all’intuizione di Luca è iniziata la fase di crescita; che con eBay, dal 2006 al 2011, il fatturato è cresciuto di dieci volte; che nel 2010 è stato messo su il sito Caffè Carbonelli Shop con una piattaforma diretta per l’ecommerce; che a un certo punto Google ha inserito la storia di Caffè Carbonelli nel suo progetto Eccellenze in Digitale e Luca ha cominciato ad andare in giro a raccontare l’azienda e il suo sviluppo; che con Amazon i fratelli Carbonelli hanno iniziato nel 2015 e in pochi anni l’azienda è cresciuta con una velocità impressionante.
“Vincenzo, in parte qui ho un rammarico, perché Amazon è arrivato nel 2010 e io all’inizio non ci ho creduto, avessimo iniziato prima adesso saremmo ancora più avanti, comunque attualmente siamo in 9 a lavorare in azienda e ti assicuro che è una grande soddisfazione”.
Già, come è stata una soddisfazione per me che sono suo amico sentire con le mie orecchie a Roma Eric Schmidt che citava Caffè Carbonelli e Berto Salotti come casi di studio.
“Vincenzo, ci tengo a dirti che i divani su cui siamo seduti sono un regalo del mio amico Filippo Berto, con il quale ci troviamo praticamente da 8 anni in giro per università ecc. a raccontare le storie delle nostre aziende. Lo devi conoscere, la sua è sicuramente una storia da raccontare”.
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Ecco, siamo quasi alla fine caro Diario, ci stanno altre tre cose che ti devo raccontare. 
La prima è il Salotto di cui ha accennato Luca in precedenza. Come è nato, e soprattutto perché.

“Vedi Vincenzo, nelle micro imprese come la nostra non è che una cosa la pensi e la fai, c’è sempre un problema di priorità e di risorse, e finisce che i tempi si dilatano. Io come luogo fisico il Salotto ce l’avevo in testa già dal 2010, doveva essere una sorta di caffetteria letteraria, però poi come ti ho detto ci sono le priorità, la difficoltà a stanziar un budget specifico per questo tipo di attività, e così il Salotto prima l’ho portato online, ed è nato il blog, nel 2012, che è cresciuto sempre più. È stato anche per questo che Google si è concentrato su quello che stavamo facendo, sulla nostra capacità di sviluppare una community intorno al marchio, poi a Gennaio 2014 siamo riusciti a creare questo spazio all’interno della torrefazione dove abbiamo avuto il piacere di avere tanti begli ospiti. In questo caso il rammarico grande è che da quando ce l’avevo in mente a quando l’ho realizzato sono passati 4 anni, nel frattempo papà è morto e non l’ha potuto vedere, e invece lui qua dentro lui ci sarebbe stato una bomba”.
Sì, hai indovinato, qui mi sono commosso, non ti dico quando mi ha riparlato della scrivania che stava a casa di suo nonno, della serie “è stato papà che l’ha volta portare qua.”

La seconda è il Corso che Luca sta portando in giro per l’Italia – prime due tappe a Milano e a Manfredonia – sulla costruzione dell’azienda e dei prodotti in funzione della possibilità di espandere i canali digitali grazie ad Amazon.
“Vincenzo, il punto non è, come molti pensano, Come si vende su Amazon, quello sta scritto sul sito, non c’è bisogno che lo dica io; il punto è come strutturare l’azienda per usare al meglio Amazon, il focus è l’azienda, sono i suoi prodotti, non Amazon”.

 

La terza è il libro che Luca ha appena finito di scrivere.
“Vincenzo, lo scritto per spiegare ai miei colleghi piccoli e piccolissimi imprenditori perché il mercato è il mondo e perché e come in questo mercato noi possiamo crescere. I miei incontri associativi con i colleghi di ogni parte d’Italia mi dicono che c’è questa necessità, che la connessione cognitiva, commerciale e operativa tra la possibilità di crescere e gli strumenti che ci mette a disposizione il digitale non è sufficientemente compresa e diffusa.
Il libro è articolato in 3 parti: la prima è “conosci te stesso”, dove in pratica racconto da dove veniamo e dove vogliamo andare; la seconda è “individua la tua virtù”, come i greci, e qui inizia il pensiero lucido su cosa siamo e come possiamo migliorare; la terza è “falla esplodere” grazie ai nuovi strumenti della cultura, della società e dell’economia digitale, a partire da e-commerce e Amazon.
Alla base c’è questa consapevolezza di sempre che il lavoro è importante perché ti permette di crescere e di realizzarti, qualunque sia il lavoro che fai.

Ah, come di certo avrai intuito il libro è dedicato a papà. Parte del primo capitolo lo trovi sul blog del Salotto del Caffè del Gennaio 2014, mio padre era morto da poco. Lo scrissi: qualora riuscirò a pubblicare qualcosa, questo sarà il primo capitolo. E così ho fatto”.
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