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La tela e il ciliegio, l’arte della felicità, le facce del lavoro

20 Febbraio 2019
Caro Diario, stasera ritorno con La tela e il ciliegio, il bellissimo film documentario diretto da Alessio Strazzullo. L’ho rivisto tornando da Roma, ispirato da una telefonata molto bella e commovente che ho avuto l’altro giorno con il mio amico Gennaro Cibelli e con il Maestro Ebanista Antonio Zambrano, protagonista insieme a Jacopo Guedado Mele del docufilm. Quello che ci siamo detti con Gennaro e Mastro Antonio lo tengo per me, anche al tempo di Internet ci sono cose che rimangono personali, quello che invece voglio dire a te è che secondo me La Tela il Ciliegio merita Netflix e anche di più. Sì, ho detto secondo me, però sia chiaro che non l’ho detto tanto per dire.
Come dici amico Diario? Anche tu lo hai rivisto una settimana fa? Mi fa piacere, spero siano in tanti a vederlo e a rivederlo, è un inno al lavoro che vale, che connette, che appassiona. Penso sia meglio che mi fermo qui, altrimenti mi commuovo, alla prossima.

 

8 Settembre 2017
Caro Diario, qualche giorno fa i creatori de «L’Arte della Felicità» – come puoi vedere nel video racconto Alessio Strazzullo aveva intervistato 4 dei componenti del team di animatori – hanno avuto un grande successo, standing ovation compresa, per la loro nuova opera animata, «Gatta Cenerentola», alla Mostra del Cinema di Venezia. Niente, appena si potrà il loro film correrò a vederlo, intanto però te le volevo dire, perché a volte davvero c’è da essere orgogliosi di essere figli di questa terra. La cosa che invece più mi rende felice di questo piccolo grande mondo del lavoro ben fatto è che tutte quelli che si raccontano – quelli famosi, quelli che lo diventerenno e quelli che invece no – hanno la loro bellissima storia di lavoro da raccontare. Buona visione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

P. P. S. Il post del 13 Giugno 2016
Caro Diario, oggi ti racconto un po’ di Le vie del lavoro, l’attività di narrazione e inchiesta partecipata promossa dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio e dalla Fondazione Ahref che mi ha visto impegnato con Alessio Strazzullo, Gennaro Cibelli, Cinzia Massa e tante ma proprio tante altre belle persone – 100 e più – nel racconto dell’Italia che pensa che il lavoro non sia solo un modo per procurarsi i beni necessari per vivere ma anche un valore, un bisogno in sé, uno strumento importante per organizzare la propria vita in un sistema di relazioni riconosciute, per soddisfare le proprie aspettative di futuro, per cercare di vivere, in una pluralità di contesti e circostanze, vite più degne di essere vissute. L’Italia degli italiani normali, quelli che nel lavoro cercano e trovano senso, identità, futuro. L’Italia che pensa «lavoro, dunque valgo», merito rispetto, considerazione, che lavora e vive a partire da questo pensiero persino quando non lo sa. L’Italia che con il proprio sapere e il proprio fare sposta l’ago della bussola dal riconoscimento sociale della ricchezza al riconoscimento sociale del lavoro, dal valore dei soldi al valore del sapere e del saper fare. E’ un’Italia che c’è, esiste, è fatta di donne e uomini che rappresentano il motore che muove il Paese, che può farlo cambiare e ripartire, che può sostenerlo nel processo di sviluppo culturale, sociale, economico di cui ha bisogno. Alla prossima.