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Hicon secondo Carniani

Caro Diario,
della serie non sempre si riesce a fare quello che vorresti fare lo scorso 11 Dicembre mi sono perso Hicon – Hospitality Innovation Conference a Milano e la cosa naturalmente mi è dispiaciuta, perché imparare mi piace e imparare cose nuove ancora di più, però come sai io sono un uomo fortunato, sono amico della premiata coppia di belle cape che l’ha pensata e realizzata Hicon, sì, proprio loro, Giancarlo Carniani e Mirko Lalli, e così immagina come sono stato contento quando Giancarlo mi ha scritto in chat di guardare la posta perché mi aveva scritto un po’ di righe su Hicon.
Intanto che leggi, pensa anche se ti va di partecipare alla discussione, magari riusciamo a raccogliere un po’ di pensieri e magari possiamo chiedere a Giancarlo e Mirko di darne conto nel corso della prossima edizione, sempre a Milano, il 28 Novembre di quest’anno.
Come dici? Meglio non correre troppo? Forse hai ragione, intanto leggi, poi con calma ne riparliamo.

carniani77
Caro Vincenzo,
mi sei mancato a Hicon e quindi ho deciso di scriverti e di raccontarti quello che è successo a Milano a metà dicembre. Come sempre in questi casi, in questa maniera conto anche di ‘fissare’ meglio quello che mi è rimasto di questa prima edizione e i concetti che sarà difficile dimenticare.
Intanto mi piace raccontarti perché l’abbiamo fatto. Come sai, ho deciso di lasciare BTO per evidente stanchezza e per la voglia di dedicarmi a quello che oggi è diventato il mio progetto principale, realizzare qualcosa di nuovo nel mondo dell’educazione. Anche se ci vorrà ancora tempo e pazienza le cose stanno procedendo decisamente bene, ma come puoi immaginare a quelli come me la voglia di esplorare il futuro del proprio settore e di cercare di capire che cosa potrebbe accadere domani non passa mai. È stato così, complice Mirko Lalli, che a un certo punto abbiamo deciso di fare questo esperimento di una conferenza molto più piccola rispetto a BTO ma che parlasse solo e soltanto del domani, in pratica di tutto ciò che non avrei pensato di vedere e che invece, toccando ferro, probabilmente vedrò.

Il futuro arriva sempre troppo presto diceva Einstein e probabilmente aveva ragione.
Con Mirko abbiamo pensato quindi di invitare a Hicon relatori ‘anomali’ che lavorassero in grandi aziende nei reparti innovazione, dei ‘nerd’ più che dei ‘CEO’, persone che con il digitale si sporcassero le mani per davvero. Mi sono molto divertito a scovarli e alla fine le aziende che si sono prestate a collaborare sono state davvero di quelle che fanno la storia dei nostri tempi, giganti come Google, Amazon, Booking, Sabre, Amadeus, IBM Watson, Microsoft. Sì, caro Vincenzo, direi che da questo punto di vista non ci è andata per niente male.

Ti devo confessare che ero un po’ teso all’inizio, anche perché con Mirko abbiamo deciso di partire fin dall’inizio con una cosa fuori dagli schemi e insomma ci siamo scambiati i ruoli, io ho preparato il keynote iniziale di scenario dedicato al futuro digital e lui quello dedicato all’hotellerie. 
Sì, caro Vincenzo, sono stato costretto a calarmi in un mondo di cui ancora non sono certo un esperto e ha funzionato.
Detto come piace a me, il succo del mio intervento può essere racchiuso in una sola slide, se clicchi sopra l’immagine e la ingrandisci la vedi bene:
slide_carniani1
È una slide che tutti mi consigliavano di non fare. Va contro tutte le regole delle presentazioni. Andrebbero fatte con molte immagini e poco scritto per fissare i concetti. Io invece volevo spiegare esattamente lo stato in cui siamo oggi, ovvero:
Nella parte sinistra sono presenti le tecnologie già presenti e stabili (Internet delle cose, Mobile, Intelligenza artificiale, Big data) e quelle già presenti ma ancora in via di diffusione (Stampanti 3d, 5g, Robotica, Blockchain, Analisi del Genoma);
Nella parte destra sono invece rappresentate le tecnologie prossime future (smart city, connected car, guida autonoma, sanità 4.0, ecc.)
Com spesso in questi casi quel che è più interessante sta però nel mezzo e sono le cose che sono certo ti premono di più, ovvero l’impatto sociale che tutto questo avrà.
Qui nella slide troverai parole come: povertà, invecchiamento, urbanizzazione, disoccupazione tecnologica, ecc.

Ecco, secondo me la slide centra esattamente ciò di cui abbiamo parlato nella giornata milanese.
Abbiamo iniziato parlando dei cosiddetti ‘home assistant’, attraverso la presentazione di cosa fa e cosa potrà fare Amazon Alexa. Io e te veniamo da una generazione in cui ci risulterà molto difficile parlare con delle macchine un po’ come alla generazione precedente alla nostra risultava difficile digitare. Però se osservo mia figlia, una generation Z, già noto la differenza in quanto per lei è normale dettare o parlare con il telefono o con Amazon Alexa (che mi hanno regalato a Natale) piuttosto che digitare, e quindi la rivoluzione avverrà prestissimo e non sarà marginale.
Quegli strumenti infatti monitorano le nostre abitudini, sapranno quello che vogliamo e ci guideranno a prenotare le nostre vacanze in modo ‘trasparente’, ovvero senza sapere con quale compagnia stiamo prenotando.
È importante sapere se stai prenotando con Booking o con il sito ufficiale se il tuo desiderio di esperienza, location e prezzo è esattamente quello voluto? Probabilmente no, e questo avrà implicazioni inimmaginabili sul mercato. Alle viste vedo grandi aziende che collassano e probabilmente ci sarà ancora qualche effetto Kodak.
Ci sono poi tutti gli effetti derivanti dalla cosiddetta ‘disoccupazione digitale’, effetti che ancora nessuno è in grado di prevedere con certezza, ma è ormai conclamato che le macchine saranno in grado di portare a termine tantissime funzioni che adesso sono fatte da noi umani.

Vuoi divertirti alla voce cosa succederà? Vai su questo sito, è una specie di gioco dove tu introduci la tua professione e la pagina ti dice quante probabilità ci sono che una macchina prenda il tuo posto domani. Per quanto mi riguarda posso ritenermi fortunato, perché alla voce ‘Hotel Manager’ la risposta è stata 0%.
Il punto è proprio qui amico mio, le macchine in una prima fase saranno in grado di specializzarsi su compiti di routine, ma quello che succederà in seguito nessuno può dirlo, anche se ti devo dire che le grandi aziende sono state tutte molto tranquillizzanti su questo punto.
Alla fine se nessuno avesse inventato l’ascensore non ci sarebbero i grattacieli e se nessuno avesse inventato gli aerei non ci sarebbero i piloti, le hostess, gli aeroporti. Tutto si crea e niente si distrugge insomma, però poi gli ottimisti dicono che non ci saranno ripercussioni nell’occupazione e che ogni posto di lavoro perduto sarà sostituito da una nuova professione mentre i pessimisti – ricordo ad esempio il bel libro di Riccardo Staglianò, ‘Al posto tuo’) pensano che ogni 5 posti di lavoro che perdiamo solo uno rinascerà attraverso le nuove tecnologie.
Sì, non dirlo a me, loro sono i pessimisti, personalmente ne sono convinto, però se torniamo alle parole che sono là nel mezzo a quella slide – aumento della povertà, declino della fertilità, fine della classe media, crescita della popolazione, urbanizzazione – ci rendiamo conto che stanno lì tutte le questioni fondamentali di cui i governi dovrebbero occuparsi adesso e di cui invece pare si occupino solo in pochissimi.

Cosa raccontarti ancora? 
Ad esempio che durante la giornata si sono succeduti interventi molto tecnici su quello che ci dovremo aspettare. Abbiamo visto software che analizzano e prevedono i movimenti delle folle (a proposito di ‘overtourism’), start up che ci fanno intravedere come la blockchain cambierà lo stato di molte professioni (e di tante lobby aggiungo io) ma se dovessi rimarcare l’intervento che più ha colpito la platea direi che sicuramente è stato quello di Massimiliano Ventimiglia sulla Circular Economy.
È stato un intervento illuminante che è partito esaminando la straordinaria accelerazione scientifica e tecnologica di oggi che ci consente per esempio di avvalerci di assistenti e personalità digitati in lingua naturale, di disporre di sistemi esperti in ogni area della scienza, di creare in 3D/Virtuale uno scenario od un ricordo, di stampare in proprio oggetti scaricati in rete in materiali diversi, ecc..
Ci ha poi spiegato come e perché le nuove tecnologie non meraviglino più, siano ovunque, inevitabili e travolgenti.
Il punto sta nel trasformarle in ordinarietà con consapevolezza etica e cercando equilibrio, perché gli effetti collaterali ci sono e sono tanti. Già, l’etica, tema del quale come sai ho parlato tanto, anche sul tuo blog, nell’anno che si è appena chiuso.

È difficile per me riassumere l’intervento straordinario di Massimiliano, ti voglio salutare perciò citando le parole che lo hanno chiuso: “Abbiamo testa, spirito, muscoli per portare avanti certi valori, per costruire progetti che contagino e trasformino coloro a cui veniamo in contatto. Siamo Onde, creiamo vibrazioni, perturbazioni, portiamo energia. Il nostro mezzo più importante di propagazione sono le persone che tocchiamo”.
Ancora Buon Anno e alla prossima.
Giancarlo