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Mario che fa il barbiere e conosce se stesso

Caro Diario, oggi ti racconto il lavoro ben fatto di un uomo mite e profondo a cui voglio bene dalla prima volta che l’ho incontrato, un bel po’ di anni fa.
Come sai la mitezza e la profondità sono due qualità che amo tanto, anche se la prima è lontana dal mio carattere, diciamo che mi ci sto educando con risultati troppo spesso improbabili, mentre la seconda mi accompagna da sempre, è parte del mio daimon, del mio codice dell’anima, della mia streppegna.
Come dici amico Diario? Sarebbe ora di venire al punto? Mammà, come sei antipatico certe volte, comunque è proprio quello che ho intenzione di fare.
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Per prima cosa devi sapere che Mario Greco, classe 1982, diploma di geometra, ultimo di tre fratelli, è stata una delle prime persone che Jepis mi ha presentato quando sono arrivato a Cip. Era il 2011, o forse il 2012, ed è stato così che è entrato nella mia vita. Non ci crederai, ma io Mario non l’ho mai visto arrabbiarsi, e neanche gridare e dopo che ieri mi sono fatto raccontare la sua storia ho chiesto a Jepis se lo aveva mai visto arrabbiato, e la risposta è stata “non esiste”, e più o meno lo stesso mi ha detto Antonio Torre, e insomma sono stato contento, perché oggi più che mai ha ragione Norberto Bobbio quando nel suo Elogio della mitezza scrive “Amo le persone miti, perché sono quelle che rendono più abitabile questa aiuola, tanto da farmi pensare che la città ideale non sia quella fantasticata e descritta sin nei più minuti particolari dagli utopisti, ma quella in cui la gentilezza dei costumi sia diventata una pratica universale”.

Dei tanti Mario che conosco, che è, un altro che mi piace un sacco è quello che ama la musica, quella classica prima di tutte.
“Prof., ho fatto parte della della Banda Musicale di Caselle fino all’anno scorso ed è stata proprio lei, la banda, che mi ha mostrato la via che portava alla musica e alle marce sinfoniche. A partire da lì, è stato un continuo conoscere e approfondire sempre più anche gli altri generi. Mi piace moltissimo la musica epica, per esempio la musica da film, ma è un percorso che si sta ampliando sempre di più, da qualche tempo che ho conosciuto i Pink Floyd e in generale il rock melodico mi piace di più dell’hard rock.
Nella banda ho suonato il corno francese, ma pure lì ci sono arrivato con il tempo, è stata come un’evoluzione, in realtà avevo cominciato con le percussioni, sa come vanno queste cose, in quel momento manca uno strumento e te lo affidano. A pensarci adesso devo riconoscere che in un certo senso ero portato, però quando finalmente ho potuto scegliere mi sono dedicato prima al tricornino, che è una specie di tromba piccolina, e poi sono approdato al corno francese.”
“Perché proprio questo strumento?”
“Perché ha un suono che qualcosa di profondamente epico, richiama cose che vengono da lontano”.

Ecco caro Diario, il racconto di Mario comincia dalla musica, che poi se dai un’occhiata ai libri raccolti sulla piccola scrivania – il Tao della fisica, Erasmo da Rotterdam, Sri Aurobindo – fai in fretta a capire che insieme alla musica gli piace la lettura.
“Amo in particolare i libri di filosofia, i libri di profondità, quelli che scrutano.mMi affascino le culture orientali e pratico lo yoga, lo hata yoga per la precisione. In generale mi piace ricercare la consapevolezza che ci appartiene per vedere il mondo in maniera diversa. Come avrete capito per me lo yoga è prima di tutto un percorso interiore che mi aiuta a conoscere me stesso attraverso il corpo e la meditazione, e a mettermi in sintonia con le cose che ho intorno e con il cosmo intero”.
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Adesso però non pensare che Mario sia come il mostro della porta a fianco di cui parlava Massimo Troisi, perchè è una persona molto semplice. Gli piace cucinare e mangiare, in particolare i risotti e i primi in generale, mentre tra le cose che non gli piacciono ci sono l’arroganza, la prepotenza e la lattuga anche se è di colore verde che è uno di quelli che preferisce in questo periodo.
“Se potete scrivete anche che non mi piace fare le cose a forza e non sopporto le persone che si lamentano sempre. Sì, per favore scrivete che non mi piacciono i lamentosi e i pessimisti”.

Ecco amico Diario, questo Mario qui incurante del diploma di geometra fa il barbiere, anche se alla voce lavoro il suo battesimo del fuoco lo ha avuto proprio con la ditta edile del papà. 
“Avevo 13 – 14 anni e lavoravo d’estate o dopo la scuola, facevo il manuale, vicino al mastro, portavo la carderella e la carriola, pulivo i ferri alla fine della giornata. Verso i 16 – 17 anni sono passato aiuto imbianchino, aiutante pizzaiolo versi i 18 – 19 anni e contemporaneamente facevo il cameriere. In un certo senso anche quello con la banda è stato un lavoro, avevamo un gettone, ho suonato ininterrottamente dal 1997 al 2017. Per la verità c’è stato anche un periodo in cui volevo diventare prete, invece intorno ai 24 – 25 anni ho fatto la scuola e ho preso il diploma di barbiere, dopo di che sono stato due anni a Napoli in bottega a imparare il mestiere e contemporaneamente ho cominciato a fare i capelli a domicilio. Nel 2013 ho aperto la mia bottega qui a Caselle, Barbiere De Giulio.”
“Scusa Mario, perché De Giulio?”

“Perché papà si chiama Giulio e i miei amici mi chiamavano Mario di Giulio che in dialetto si è trasformato in de Giulio”.
“E com’è che all’improvviso hai deciso di fare il barbiere?”
“Per la verità non è stato tanto all’improvviso, il primo input l’ho avuto quando ero piccolino, il nonno comprò gli attrezzi per fare i capelli, avrebbe voluto che uno dei miei due fratelli più grandi facesse il barbiere, per farli esercitare faceva da cavia, io data l’età non ero contemplato, loro facevano e io guardavo. Lo sapete come vanno queste cose, certe idee anche se le metti da parte prima o poi rispuntano, e io quando è rispuntata non ci ho pensato due volte e ho deciso di fare la scuola e di cominciare. Secondo me fare il barbiere è la mia vocazione, però in questo mio percorso chiamato vita non mi precludo altre possibilità.
Per adesso passo le mie giornate a tagliare barbe e capelli, due giorni a settimana durante lo spacco mi dedico allo yoga e quando non c’è nessuno in bottega mi metto a suonare e cerco di non perdere il rapporto con lo strumento, non so se mi spiego”.

“Cero che ti spieghi Mario. Un’ultima cosa prima di scrivere la parola fine: mi dici perché per te il lavoro è importante, vele.
“Il lavoro è importante perché fa parte di noi, e ogni cosa che fa parte di noi deve essere fatta bene. Vedete, è un periodo che ho continuamente in testa il fatto che dobbiamo volere bene a noi stessi e agli altri; dato che il lavoro fa parte di noi, per volerci bene lo dobbiamo fare bene, è evidente, non vi pare?”
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Ecco amico Diario, abbiamo quasi finito. Perché quasi? Perché ti devi guardare questo video che in un minuto e ventisei secondi racconta il senso, la trasformazione, le possibilità di una bottega e di una comunità. Cose che accadono a Cip, che se mi sono innamorato di questo posto una ragione c’è, forse anche cento.

Post Scriptum del 3 Settembre 2018
Caro Diario, stamattina sui social mi è apparsa la foto che ti allego sotto, ritrae Mario e me nella sua bottega 4 anni fa, lui più barboso e io più panciuto. La foto mi ha riportato alla mente la cura con la quale il mio amico ti taglia i capelli o ti insapona la faccia prima di farti la barba, la delicatezza con cui ti massaggia la faccia, della serie “rilassatevi prof., più siete rilassato e più la barba viene bene”.
Niente, te lo volevo dire, poi appena capita ti ci porto, che lo sai come funziona, se non la vivi in prima persona un’esperienza non la puoi mai capire fine in fondo.
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