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Nando che cucina e fa le coccole al vino

Caro Diario, di Nando Salemme e di Abraxas, l’osteria tra i due laghi, mi aveva parlato un bel po’ di tempo fa il mio amico Rosario Mattera, sì proprio lui, l’ideatore di Malazé. Probabilmente già l’avevo deciso, ma quando qualche mese dopo l‘ho conosciuto, me lo sono detto proprio Viciè, Nando nelle tue storie di lavoro ben fatto non può mancare.
 E non ti dico qualche mese più tardi quando siamo andati con Cinzia all’Osteria, la bellezza e la bontà di quello che avevamo mangiato mi aveva preso così tanto che mi ero detto che subito sarei tornato a trovarlo per farmi raccontare la sua storia.
Come è andata a finire credo che tu l’abbia capito già amico Diario, per tornare ad Abraxas ci ho impiegato più di un anno, questa volta ci sono andato con un caro amico, a pranzo, in un giorno in cui il locale era aperto solo la sera. Sì amico mio, in queste cose qui a volte sono una frana, però si vede che così doveva andare, perché per il nostro pranzo è stata una sfortuna, ma per la mia storia no, perché Nando era comunque lì che lavorava e insomma io ne ho approfittato per chiedergli le mie tre cose tre e la la storia che è venuta fuori la puoi  puoi leggere da te e poi mi dici.

salemme
«Vincenzo, allora, facciamo come dici tu, cominciamo dal principio, mi chiamo Nando Salemme, ho 42 anni, sono nato a Bacoli, in via Bellavista, dove negli anni in cui sono nato io c’era tutta campagna. Oltre al vino e alla buona tavola ho tante altre passioni alle quali, ahimè, negli ultimi anni riesco a dedicare sempre meno tempo: mi piace leggere libri prevalentemente di saggistica, ascolto musica prevalentemente di cantautori italiani, mi piacciono le passeggiate intorno ai laghi o sulla spiaggia, amo andare in sauna, mi piace andare in moto, fare percorsi di trakking, la partitella a calcio con gli amici, scrivo poesie e racconti, mi piace dedicare tempo alla famiglia e potrei continuare ancora, il punto è che siccome lavoro 12-14 ore al giorno riesco a dedicare a queste tante cose pochissimo tempo. E mi devi credere, vorrei davvero che le ore della giornata fossero 48 così da poter dedicare più tempo ad ognuna di queste cose, perché mi mancano tutte, indistintamente.
Per il resto penso di essere una persona molto tollerante, tendo sempre a giustificare tutti anche perché, nonostante abbia fatto tutto da solo, mi ritengo un uomo fortunato e cerco sempre di dare, ogni giorno, indistintamente, al povero che mi chiede uno spicciolo, al collaboratore che mi fa una richiesta, all’amico che mi chiede un piacere.
Amo il lavoro, ma amo anche il piacere della vita, e fermo restando il discorso del tempo, che è poco, me ne vedo bene, come si dice a Napoli.
Tra i miei difetti c’è che ho la testa dura e quando mi sono messo in testa una cosa non chiedo confronti, agisco, procedo e basta. A volte questo mio approccio mi porta delle critiche, c’è chi sostiene che mi metto su un piedistallo, anche se non sono d’accordo li  comprendo, nel senso che accetto che lo dicano, non me ne faccio un cruccio, e continuo per la mia strada.
Come ti ho detto sono nato in campagna, mio padre coltivatore diretto e mia mamma casalinga e sarta. Sono cresciuto con il sapore della terra in bocca e con la freschezza del terreno sotto i piedi, non so se rendo l’idea. Ho trascorso tutta l’infanzia ad aiutare mio padre con la vendemmia, a fare i pomodori, a fare le fave, melanzane, a cresce polli, conigli, maiali e a prendere le uova dal pollaio. Tutte queste cose le assaporo ancora oggi quando compro un uovo di qualità, un ottimo maiale o un ottimo pollo.
A 8 anni già andavo a dare una mano a mio zio a scaricare le merci nelle salumerie, a 12 ho iniziato a fare il cameriere d’estate e i fine settimana d’inverno.
Ho sempre lavorato per soddisfare i miei bisogni: a 8 anni mi compravo i cacciavite, le pinze, le chiavi per i bulloni, a 12 ho lavorato per la mia vespa, a 18 per le vacanze e il divertimento, a 25 per avere una famiglia.
Non sono per niente attaccato ai soldi, per me sono un tramite per raggiungere un obbiettivo. Era così a 8 anni ed è così adesso.
Il lavoro per me è importante perché è il modo per lasciare un segno in questo mio passaggio, un segno che però possa migliorare il mondo, a partire dal mio, quello della ristorazione, anche se mi piacerebbe nella vita lasciare un segno più forte, che possa essere da guida per le generazioni future.
Ecco, questo lo ritengo un altro mio obiettivo importante. Non mi piace vivere sotto i riflettori ma ho tanta voglia di conoscere persone vere e soprattutto di dedicare loro tempo.
 Per certi cersi l’Osteria Abraxas è la mia valvola di sfogo: posso sfogare in cucina, sui vini, con l’arredamento, il fai da te, la crescita del gruppo, la creazione di un mobile o la trasformazione di un angolo.
Ormai ho una vera e propria officina dove mi diverto a fare di tutto, dal legno al ferro, dalla pittura all’elettricità. Ho ancora qualche chiave che ho comprato a 8 anni.
Amo andare a trovare i miei fornitori, sia di vino che di cibo, lo faccio sia per ricordare la mia infanzia che per accrescere la mia cultura e le mie conoscenze. Ah, non ti ho detto ancora che Abraxas è una mia creatura, ho dedicato molto più tempo a lei che a mia figlia, purtroppo, e torniamo ogni volta al fatto che le ore sono sempre 24. Comunque qui ho creato un bel team di ragazzi che mi seguono, anche se sono sempre insoddisfatto, il perfezionismo è un altro mio difetto.
Ho una moglie stupenda che mi sopporta e mi supporta anche qui all’osteria, e mi devi credere sul serio se ti dico che senza di lei tante cose non le avrei potute fare.
Vedi Vincenzo, io penso che il lavoro diventi una cosa importante quando tu migliori la tua vita e di tutte le persone che ti stanno intorno, altrimenti non è più lavoro, come si dice a Napoli diventa ‘na fatica, oppure può diventare sfruttamento se si pensa solo a se stessi, ma qui andiamo in altri discorsi.
Cos’altro ti devo diro ancora? Non lo so, spero che da quello che vedi si intuisca che sono un tipo abbastanza creativo, l’ultima mia creazione è stata Fresh. Ora sinceramente non è che mi metto qua a descriverti il prodotto e a darti le specifiche, questa parte qui la puoi vedere sul sito,  quello che ti voglio dire io è che Fresh è una coccola, sì, una coccola che si dà al vino, che nasce dall’amore profondo che ho per questa bevanda e che è una maniera per bere il vino come se si stesse sempre rinchiusi in un cellaio, in una cantina, assaporando quella freschezza del vino che esce dalla botte. Se un giorno riesco a fargli sprigionare pure quegli odori tipici di un cellaio allora avrò fatto una cosa magica, e sarò contento.»
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Ecco, amico Diario, questo è Nando Salemme. Come dici? Sei contento che una persona così sia un uomo del Sud? Pure io. Assaje. Vedi caro Diario, le piccole cose che ho fatto e che ho scritto nel corso della mia vita testimoniano che sono assai esigente con me stesso e con le persone e le cose che amo. E il mio Sud è uno dei miei più grandi amori, e talvolta dolori, e allora quando mi capita una storia come questa di Nando lo devo dire forte che sono fiero che sia un uomo del Sud. E non per la sua magnifica osteria, il brevetto e le tante altre cose che hai potuto leggere, per il fatto che con i soldi che ha guadagnato con lo zio a 8 anni si è comprato cacciaviti e pinze. Sai che ti dico? Quest’uomo qua se riesce a tenere il punto – cosa che nella vita di nessuno di noi è scontata – può davvero lasciare un segno che va oltre le cose che fa. Intanto io comincio a raccontarlo in giro, e la prossima volta che lo vado a trovare gli chiedo se mi fa vedere i suoi attrezzi e l’officina. Ti consiglio di restare sintonizzato.