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Vittorio, il nonno e la masseria ‘a Giassa

Caro Diario, questa storia qui comincia con il mio amico Luigi Maiello che una mattina mi appare in chat più o meno così: «Buongiorno Vincenzo, c’è una storia che secondo me merita di essere raccontata, lui si chiama Vittorio Cangiano, ha 30 anni, fa il panettiere, ha ridato vita alla masseria di famiglia, insomma vorrei mettervi in contatto. Che dici, posso procedere?»
Ora come sai amico Diario le mie storie mi piace trovarmele da solo, però a Luigi voglio bene, e mi piace come pensa e come lavora, e insomma gli ho detto di mettermi in contatto, e così ho conosciuto questo ragazzo, mi è piaciuto assai e ho deciso di raccontarlo. Non lo dire a Luigi, ma alla prima occasione mi tocca offrirgli una pizza perché la storia di Vittorio non è una storia, è ‘na poesia. Sì, una poesia fatta di fatica e di semplicità, insomma una poesia che racconta la vita quella vera, quella fatta di sacrifici e di sogni, quella dove le persone hanno i sorrisi ma anche le rughe, le gioie ma anche i pensieri.
Come dici? Mi sono messo a fare il poeta pure io? Invece di sfottere leggi, e poi dimmi se non ho ragione.

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«Caro Vincenzo, come mi chiamo e quanti anni ho lo sai già, aggiungo solo che mio padre era impiegato a “Il Mattino” e adesso è in pensione, che mia madre è prof. di sostegno, che mia sorella è architetto e che io ho un diploma di liceo scientifico, frequentavo la facoltà di Agraria ma l’ho abbandonata per manifesta mancanza di prospettive. Il lavoro è entrato nella mia vita relativamente presto, negli anni liceali e universitari ho lavorato come cameriere e soprattutto come braccio destro dei miei nonni contadini, con i quali ho coltivato un pezzo di terra, ricordo per tutte le albicocche pellecchielle, le noci, le pesche, le mele, le nocciole e il grande orto.
Mio nonno materno è stato una figura molto importante per me. Ho ammirato in lui la pazienza, la serenità, la semplicità e la sua vita così orgogliosamente contadina. È pensando a lui che ho scelto la mia facoltà e quando è scomparso ho deciso di impegnarmi, di fare qualcosa in prima persona, per non abbandonare la masseria dove sono cresciuti lui e mia madre, e dove sono cresciuto io.
In una prima fase avevo intenzione di mettere su un’azienda agricola, però è stata una prospettiva che ho presto abbandonato, troppe le difficoltà e troppo scarse le possibilità di farcela. Ci ho pensato ancora un po’ su e alla fine ho deciso di partire da una cosa più piccola, che anche quella l’ho potuta fare grazie all’aiuto dei miei: in pratica ho ristrutturato una parte della masseria del nonno per farci il panificio, ancora una volta sulla scia di una tradizione di famiglia, che in questo caso aveva però come protagonista mia nonna, una tradizione fatta di lievito madre, di tante ore di lievitazione e di forno a legna. E comunque con i prodotti dell’orto farcisco le mie pizze, faccio le marmellate per le mie torte e i miei biscotti, insomma cerco di prendere il meglio dalla natura e di dare il meglio a chi compra il pane e le altre cose da me.
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Vincenzo, la mia è una vita sacrificata, perché sono da solo e la mia sveglia suona alle 4 tutte le mattine, però ti devo dire che sono contento delle cose che faccio, delle trasformazioni che avvengono grazie alle mie mani, della tradizione che porto avanti e in fondo anche della solitudine del mio lavoro. Sicuramente non è stato e non è semplice, ma che ti devo dire, io spero davvero che con il mio entusiasmo e con il mio lavoro di ripagare i miei sacrifici. Tieni presente che l’anno prossimo conto di fare un altro passo “sconsiderato” date le difficoltà e la precarietà del nostro futuro, nel senso che ho deciso di sposare la mia fidanzata, che lei per ora insegna a Siena ma aspetta di avere il suo posto a Napoli dove ha fatto il concorso. Vincè, la verità è che ci vogliamo un sacco di bene, ci conosciamo dal liceo, non ci siamo praticamente mai separati e soprattutto non ci siamo mai fatti sopraffare dalle difficoltà della vita.

Tornando al lavoro, come ti ho già detto la sveglia è alle 4:00, per le 5:00 accendo il forno a legna, sempre se durante la notte il meteo non ha fatto scherzi, come avviene quasi sempre, cosicché devi fare le corse se è stata una notte di scirocco (troppo caldo) o devi rassegnarti a lunghe attese se c’è stata la brina (più freddo). Il forno essendo a legna ci mette un’ora per arrivare a temperatura e così mi dà il tempo di preparare le pizze per eventuali ordini e per la vetrina. Una volta infornato, a sua volte il pane impiega un’ora e mezza a cuocersi e così io nel frattempo mi posso dedicare alle pulizie del laboratorio (lavare impastatrice e tavolo da lavoro) e a sistemare il punto vendita per l’apertura alle 8:30. Sfornato il pane e le pizze mi dedico alla preparazione di altri prodotti, dalle freselle ai crostini, ai biscotti e altre cose che è inutile che te le elenchi tutte che magari una volta passi di qua e le assaggi.
Alle 14:00 chiudo per pranzare, generalmente con i miei. Nel pomeriggio dopo aver caricato il forno di fascine per il giorno dopo mi dedico all’impasto del pane e lo metto a lievitare per tutta la notte. Di solito rincaso intorno alle 19:00.

Ecco Vincenzo, direi che questo più o meno sono io, che naturalmente come tutti ho anche tanti altri interessi, che so amici, libri, musica, film, fumetti. E poi mi piacciono gli animali, mi prendo cura di quella che nel tempo è diventata una colonia di gatti e anche di un cane arrivato di recente. Ci tengo a precisare che sono tutti arrivati da soli alla masseria, forse perché abbandonati nelle vicinanze, ma io li considero un po’ come l’inizio di una fattoria, un’altra cosa che mi piacerebbe creare in un futuro non lontano, quando sarò riuscito a sottrarre un po’ di tempo al mio lavoro.»

Ecco caro Diario, questa è la storia di Vittorio, che fa il pane alla Masseria ‘a Giassa a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, e l’anno prossimo sposa la sua Marilena. Spero davvero tanto che ti sia piaciuta, anzi te lo voglio dire proprio, per me questa storia è così bella che se non ti è piaciuta vuol dire ca tiene ‘e pile ‘ncoppa ‘o core. Sì, proprio così, hai i peli sul cuore. Scusami amico Diario, ma quando ci vuole ci vuole.

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