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Alessandro che lavora alla reception e ama i libri

Caro Diario,
come sai ogni tanto mi capita, nel senso che mi arrivano delle storie che mi piacciono così tanto che decido di raccontartele così come sono. Questa di Alessandro Maggi è una storia così, lui l’ha intitolata «Ogni cosa a suo tempo», tu leggila, e poi vedi se non mi dici «hai ragione Vincenzo, è così bella di suo che sarebbe stato un peccato metterci le mani». Buona lettura.

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«Ciao Vincenzo, ti dò del tu, non per mancarti di rispetto, ma perché non ce la farei a raccontarti la mia storia tenendoti a debita distanza come la forma e la buona educazione richiederebbe.
Ecco, penso che già questo incipit mi inquadri abbastanza bene: sono Alessandro, tra 4 giorni compirò 34 anni e sono arrivato a Villa Olmi da quasi due mesi, anche se la mia vita si intreccia con questo posto già da anni.

Nasco a Montenero d’Orcia, una frazione del Comune di Castel del Piano, un paesino alle pendici del monte Amiata, in provincia di Grosseto, poco più di 300 anime. Ho un’infanzia felice e tranquilla, senza grandi turbamenti, e a scuola sono uno studente abbastanza diligente e sempre portato per le materie letterarie. Ho avuto ottimi insegnanti a cui ho voluto e che mi hanno voluto bene, proprio mentre ti scrivo ricordo con piacere la mia prof. di italiano delle medie che mi scriveva bellissime lettere e penso che sarebbe bellissimo se tornasse a scriverle.
La mia storia penso che potrebbe esaurirsi proprio qui, perché è nella scrittura degli altri che io trovo il mio più grande piacere ed è questo quello che ho fatto fin da bambino: divorare libri e crearmi mondi e personaggi, capire le persone attraverso i libri, le storie raccontate, interpretare le parole e dargli una forma.

Mi diplomo al liceo classico, con una votazione senza infamia e senza lode, una scuola che ho amato tanto e allo stesso tempo tanto odiato. Amato per la storia, per le sudate carte (tanto per citare Leopardi) per la capacità di insinuare in me una curiosità che forse ho sempre avuto ma che fino a quel momento non era stata ben stimolata, e per gli amici che mi sono portato dietro fino ad ora. In quanto all’odio, posso solo farti immaginare quanto un liceo classico di provincia possa essere rigido, imbrigliato in formalità e meccanismi così assurdi da sembrare molto spesso inumano.

Arrivato finalmente all’università trovo un  po’ di più la mia strada: studio a Siena comunicazione e marketing. Anni belli, dove partecipo ai festival cinematografici più importanti come Cannes, Berlino e Venezia come corrispondente per una radio di facoltà: ero un giornalista a tutti gli effetti e come tale venivo trattato. Mi laureo alla triennale con un solo rammarico, quello di non aver studiato quello che veramente volevo. Le lingue orientali sarebbero state la mia passione ma ho preso un’altra via e dopo un Erasmus di un anno in Spagna e sei mesi in Brasile penso che la mia conoscenza delle lingue latine  sia più che soddisfacente, soprattutto se aggiungiamo il fatto che il francese lo studio e lo parlo praticamente da quando sono piccolo.

Mi trasferisco a Firenze e comincio subito a lavorare per una casa editrice, una piccolissima compagine di geni un po’ folli tutti chiusi in una stanzetta a impaginare, correggere bozze, fare editing. Arrivano le prime soddisfazioni, partecipiamo ai festival, alle fiere di editoria e io divento all’improvviso il commerciale della casa editrice.  Tutto molto bello se non fosse stato per la crisi che nel 2012 travolge un po’ tutti, e le case editrici, soprattutto quelle piccole, non riescono a reggere il colpo.

E io? Dopo un po’ di peripezie riesco a trovare un contratto di un anno in Biblioteca Nazionale, uno degli anni più belli della mia vita, non più alla ribalta, ma circondato dai miei libri che passavo tutto il giorno a catalogare. Ho imparato i linguaggi nazionali di catalogazione e contribuito a creare  termini di catalogazione che adesso usano non sono in Italia ma anche alla Biblioteca del Congresso degli Stati uniti d’America. Non lo sa nessuno, credo che tu sia il primo a cui lo dico.

Finisco il contratto con la Biblioteca Nazionale e in attesa di trovare un lavoro stabile mi invento baby sitter; è qui che la mia vita si intreccia con Villa Olmi prima e con l’Hotel Lucchesi poi. Mi ritrovo a fare il baby sitter di un bambino bellissimo, figlio dell’attuale event manager, e così entro in contatto con gran parte del personale del Plaza Hotel Lucchesi e vengo conosciuto come “Il Baby Sitter”. Credo che se non fosse stato per quell’esperienza adesso non sarei a lavorare qui dove sono.
Tra le mamme si sparge la voce delle mie capacità e i bambini aumentano, ho cresciuto due bambini meravigliosi preoccupandomi per loro come se fossero miei ed ho creato un legame con quei bambini che ancora custodisco gelosamente.

L’esigenza di una sicurezza economica mi fa approdare nell’accoglienza turistica e dà lì comincio a lavorare con gli affitti di case vacanze, un mercato in fortissima espansione soprattutto a Firenze. Sono anni molto duri sia umanamente che dal versante della fatica vera e propria, però imparo molto, compreso i primi programmi gestionali e alcune procedure che mi ritrovo a usare anche adesso nel mio lavoro alla reception a Villa Olmi.
Dagli affitti turistici passo poi a fare il portiere turnante in un albergo del centro città, gli orari sempre un po’ difficili ma trovo finalmente compagni di lavoro umani, di buon cuore, al punto che quando prendo la decisione di passare a Villa Olmi cercano in tutti i modi di trattenermi. È stato bello sapere di essere ben voluto, così com’è stato bello sapere che me ne andavo per qualcosa di migliore, che mi avrebbe arricchito e fatto conoscere belle persone.

Eccomi qui, in breve, anzi brevissimo, questa è la mia storia.
Le mie passioni rimarranno sempre il cinema e i libri e non sai quanto mi piacerebbe prendermi cura della biblioteca di Villa Olmi, arricchirla, ampliarla, catalogarla e perché no, iniziare anche una sorta di bookcrossing tra i nostri ospiti e l’Hotel.
Ma come ho già detto nel titolo della mail ogni cosa ha un suo tempo, e adesso per me è il tempo di imparare bene questo mestiere. Un abbraccio.»

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