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Ester e una famiglia in startup

Si chiama Ester Liquori, vive e lavora a Torino e ha 37 anni anche se io non gliene avrei dato neanche 30. Come dite? Si vede che sono un vecchio gentiluomo meridionale? Innanzitutto andateci piano con il «vecchio», e poi il primo a dirlo non sono stato io, è stato Michele Arleo, che è pure lui meridionale, di Potenza, ma ha 27 anni. Come dite? Cosa c’entra Michele? C’entra, lui è un altro degli startupper che ha partecipato allo Startup Italian Open a #BTO2016, e anche lui come Ester è stato eliminato al primo turno, e io ho pensato di raccontarli ma non per fare l’originale a ogni costo, perché mi piace andare a caccia di talenti, e ai talenti quelli veri almeno una volta nella vita da qualche parte è capitato da sempre di essere bocciati.

Ma torniamo a Ester, che la protagonista di questa storia qui è lei. Si è laureata in scienze della comunicazione, indirizzo comunicazione d’impresa all’università di Palermo. Le piace viaggiare, fotografare, post-produrre le sue foto perché la ritiene una forma di perfezione. E poi il Giappone, il bianco, il rosso cupo, il viola quello calmo, l’arancione, il mare, il sole e le giornate quando si allungano. E poi ancora il piumone caldo e la cioccolata, i gatti, cucinare, avere gente a casa. E poi infine luci e lampadine, la carta e gli oggetti da cartoleria, i vestiti comodi e il karate. Non le piace girare attorno alle cose, viaggiare e mangiare da sola, lo shopping tanto per comprare, non riuscire a fare le foto che vorrei fare, arrivare in ritardo, il fumo. E poi ancora non riuscire a fare tutto quello che deve fare, chi urla, la pioggia, il freddo, dire una cosa e fare l’opposto, i tacchi, le borse troppo piccole, chiedere una cosa 100 volte, parlare in pubblico, il disordine.
Prima di fondare con Mauro Bennici You Are My Guide, conosciuta anche come YAMGU – acronimo per l’appunto di You Are My Guide – sul mercato da febbraio 2016, Ester ha fatto un bel po’ di altre cose, cose tipo back office, comunicazione, sales e buyer italia/estero per diverse aziende di servizi, free lance grafica, la Ester Liquori Design, la sua agenzia di grafica e di comunicazione.

Come dite? Siete curiose/i di saperne di più su YAMGU? Eccomi, ve lo faccio raccontare in viva voce da lei: «YAMGU è un servizio rivolto agli hotel per dare informazioni personalizzate e sempre aggiornate sul territorio, profilare gli utenti e aumentare il fatturato dell’hotel tramite servizi e offerte dedicate. Il nostro sistema semantico suggerisce esperienze di viaggio personalizzate attraverso l’interazione fra viaggiatore e attività del settore turistico. Io e Mauro Bennici – che nella vita è mio marito – abbiamo creato una soluzione di Hotel & Destinations Digital Assistant sfruttando l’intelligenza artificiale che acquisisce e analizza comportamenti di viaggio per fornire informazioni personalizzate migliorando l’offerta professionale. In pratica YAMGU fornisce contenuti turistici automaticamente aggiornati senza costi editoriali, suggerisce esperienze personalizzate che si adattano alle abitudini di viaggio, supporta gli operatori nella proposta dei loro servizi e attività commerciali convenzionate, fornisce dati analitici per personalizzare l’offerta. L’hotel oggi non è più solo una camera dove dormire. E’ il rifugio in un posto che non è casa nostra, è l’amico sul posto che ti suggerisce dove andare, è chi dovrebbe conoscerti così bene da sapere di cosa hai bisogno e procurartelo in modo discreto. Questo è il servizio che offriamo all’hotel: valore del brand, perché il servizio è personalizzato a nome di ciascun cliente; valore per l’ospite, perché ha dei contenuti dedicati per vivere il soggiorno; valore per il business, perché tramite YAMGU l’hotel acquisisce il contatto diretto con i suoi ospiti, li accompagna da prima del loro arrivo fino a dopo il ritorno a casa, impara da dati analitici cosa i suoi ospiti amano ed è in grado di personalizzare la sua offerta e migliorare la sua capacità di attrarre clienti. Si, Vincenzo, abbiamo creato un sistema a mio avviso unico e lo abbiamo brevettato, adesso lo stiamo commercializzando e abbiamo già i primi clienti sul mercato.»

Ecco, è questa idea qui che Ester ha proposto a BTO, che quando le ho chiesto che cosa si riporto a casa di questa esperienza mi ha detto «che è stata bella e molto formativa. La forma dello scontro diretto è dura perché alle volte non capisci il motivo e ti chiedi dove hai sbagliato. Ma poi ricominci, innanzitutto perché ci credi con tutto te stessa e poi perché non è una certezza “cieca” ma data dai feedback positivi del mercato. Si, il mercato ci dice che abbiamo avuto buoni risultati e che stiamo crescendo; alla fine  quello che cerchiamo adesso è proprio questo: la crescita. Come ti ho accennato il nostro sistema crea contenuti e dunque valore per promuovere la destinazione, con aggiornamenti automatici in tempo reale per offrire al viaggiatore la migliore esperienza di viaggio, reale anche rispetto a quello che accade intorno a lui. Ogni luogo è diverso ogni giorno dell’anno e ciascuno di noi ha il suo modo di viaggiare: è questo il principio al centro del nostro sistema. Se i suoi ospiti amano il cioccolato lui lo sa e allora che fa? Lo fa trovare direttamente in hotel. Se i suoi ospiti amano il teatro lui lo sa e allora che fa? Prepara qualcosa di speciale e la prossima volta che ci sarà un evento teatrale importante invierà la sua proposta speciale agli ospiti interessati: fra un mese c’è la prima dell’Aida, vi prenoto il palco, vi offro la camera a questo prezzo e vi procuro la baby sitter per i bambini. Insomma il nostro servizio considera l’ospite una persona con un mondo di esigenze, passioni, ricerche, vita, anche fuori dall’hotel. Per il 2017 ci aspettiamo che la nostra forza, innovazione, lavoro e capacità emergano. Perché sai Vincenzo, si fa un gran parlare del mercato che per il suo futuro ha bisogno di servizi personalizzati, di integrazione con il territorio, di innovazione, io spero molto che sia effettivamente così, che non ci si fermi alle parole, perché penso che noi abbiamo la testardaggine, la capacità di innovazione, la visione e il cuore che ci vuole per farcela.»

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Si, questa è Ester, che io già così avrei avuto piacere a raccontarla, immaginatevi come sono stato contento quando ho scoperto che prima  l’idea e poi la realizzazione di YAMGU sono arrivate in un momento molto particolare della sua vita, la condizione di imprenditrice neo-mamma. Volete sapere come l’ha definita lei? «Una startup nella startup, un’avventura nell’avventura.»
Leggete, leggete, cosa mi ha detto: «La nascita del piccolo Flavio ha riempito i giorni e impegnato le notti. Meno ore di sonno e più attività e tempo per pensare, fare brainstorming, lavorare agli orari più impensati. Cresce l’attività e cresce l’impegno di imprenditrice così come quello di mamma, con tutte le difficoltà del caso, in un settore fortemente maschile e competitivo. Si Vincenzo, sono una donna, sono una mamma e sono una startupper, vocabolo moderno per dire che ho un’azienda che fa innovazione ma che è un’azienda giovane, nata da lavoro e passione e che ha bisogno di acquisire una solidità nel mercato che ancora non ha. Io e Mauro lavoriamo ogni giorno con passione, competenza e gran lavoro alla crescita: personale, della nostra azienda e della famiglia, perché con pieno diritto, anche la gestione familiare non può e non deve essere trascurata. Vuoi sapere questo praticamente che vuol dire?»
«Certo che si!»
«Vuol dire che bisogna gestire gli orari per gli incontri professionali e la routine familiare. Che se ci sono appuntamenti o call telefoniche si cerca di farli prima che il bambino esca da scuola. Che si corre, si va a prenderlo e lo si accoglie con un sorriso. Che computer in spalla lo si accompagna da qualche altra parte, attività motoria, inglese, parco. Che se ci sono tempi d’attesa si aspetta e si lavora. Che a casa si gioca, bagno, pappa, lettura, nanna, chiacchiera, nanna, coccole, nanna, Flavio dormi! Nanna. Eh sì, le fasi di addormentamento sono un po’ lunghe ma è il momento in cui ci si ferma e ci si racconta la giornata, ognuno a modo suo. Conclusa la sua giornata la nostra continua per chiudere lavori e attività sempre in aumento. Mio figlio fin da piccolo ha fatto con me riunioni, hackathon, incontri dal notaio, dall’avvocato, dal commercialista, fiere, trasferte. Ricordo una delle prime fiere lui in passeggino e i cambi pannolino “en plein air”.  Anche perché i servizi per l’infanzia costano e non sempre coprono tutte le esigenze. In ogni caso nessuno può sostituire i genitori o le coccole della mamma. Vuoi sapere qual è il problema?»
«Qual è?»
«Che nulla può nemmeno sostituire uno dei fondatori di un’azienda giovane, un’azienda che proprio per le sue caratteristiche di innovazione e flessibilità ha bisogno di consolidare il team con nuove assunzioni. Da amministratore devo pensare al futuro dell’azienda e continuare a lavorare sia sul fronte dell’innovazione che su quello dei clienti e dei finanziamenti. Si tratta di lavorare duramente a contatti, business plan, incontri, meeting, presentazioni, revisioni, accordi. Chiudere poi tutto e immergersi in un mondo di macchinine, puzzle, costruzioni, canzoni. Come ti dicevo un’azienda nell’azienda. Crescita e consolidamento di una identità.»

Ecco, direi che adesso un’idea di chi è Ester e di come passa le sue giornate. Aggiungo solo cosa mi ha risposto quando le ho chiesto perché per lei il lavoro è importante: «Vincenzo per me il lavoro vale perché è una parte fondamentale delle nostre vite, fosse solo per la parte di tempo che si prende. Ho scelto di lavorare in proprio anche per questo, perché visto il tempo che si prende voglio che il mio lavoro sia il mio quadro, in modo da potervi inserire tutto quello che è importante per me, di poter lavorare con chi mi fa stare bene, di produrre qualcosa di nuovo, di avere spazio per le persone che amo, poter crescere. Si, per questo voglio gestirlo in autonomia, perché è il mio quadro, il mio progetto di vita che, come a tutti, obbliga a sacrifici e scelte, ma che mi permette di esserci sempre, anche per la mia famiglia.»
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