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Gabriele, la fisica, la filosofia e la vita

Gabriele Di Ubaldo l’ho incontrato nel corso di un viaggio magico su un Regionale Veloce da Roma a Pisa. Io ero diretto a Follonica, dove ero stato invitato dai miei amici Barbara Catalani, Tiziano Arrigoni e Silvia Trovato per la presentazione de Il Coltello e la Rete e una chiacchierata con gli studenti con un po’ di studenti liceali.
Il treno per Pisa partiva dal binario 28, avevo da percorrere 7-800 metri per arrivarci, ma insomma si deve fare e si fa, anzi io di metri ne aggiungo ancora un po’ dato che il treno è molto lungo e non mi pare il caso di salire troppo indietro. Alla fine salgo su una carrozza quasi vuota, mi siedo e mi accorgo che fa caldo assai. Mi rialzo, mi giro, dico al signore dietro di me che su questi treni non c’è mai il giusto mezzo, o troppo freddo o troppo caldo, a quel punto lui si toglie le cuffie e io mi accorgo di averlo disturbato. Chiedo scusa, sono davvero mortificato – gli dico -, poi ripeto la mia banale considerazione che ovviamente non aveva potuto sentire. Lui annuisce, mi dice di non preoccuparmi per le cuffie e che sta ascoltando una bellissima storia su Carlo Magno. «Sa – aggiunge – l’ho scaricata dal computer, ho scoperto che si può fare e così recupero quello che non ho potuto fare da ragazzo. Mi creda, ci sono dei professori davvero bravi a spiegare le cose, si impara tanto.»
Lo guardo ammirato, chiedo quanti anni ha, mi dice 84 e poi aggiunge «sono molto vecchio». Gli dico d’impeto quello che penso: «guardi, lei non invecchierà mai, certo il fisico si trasforma, vale pure per me che ho 61 anni, ma le persone come lei non invecchiano mai.» Mi sorride, mi dice che un po’ lo pensa anche lui, che il segreto è tenere sempre la testa allenata, che se uno si lascia andare è la fine, gli si bloccano i neuroni del cervello, proprio così mi dice. Giuro che se non temessi di passare per matto gli farei un applauso, lo abbraccerei e lo bacerei, invece mi siedo e basta. Resisto pochi minuti, è davvero troppo caldo per me, così mi alzo, lo saluto calorosamente e mi sposto nella carrozza a fianco, quella dove poi incontrerò Gabriele, come potete leggere qui: «Le gallette di riso che ho comprato a Termini saranno pure bio, cosa che a livello di coscienza mi fa stare bene da pazzi, però a livello di sapore mi sembra di mangiare polistirolo. Per gustarle come si deve ci vorrebbero, che ne so, le melenzane sott’olio, i peperoni imbottiti, le polpette di Cinzia, mentre con queste 8 fettine di emmental non vado da nessuna parte. Per fortuna un posto avanti sulla mia sinistra ci sono due ragazzi che parlano con passione di cose che mi pare riguardino la matematica, l’ingegneria, la fisica, insomma li sento dire di formule, di macchine, di onde e altre cose così. Mangio come un automa e ascolto come uno spione, con l’aggravante di essere uno spione che non capisce quasi nulla di quello che dicono. A un certo punto squilla il telefono di uno dei due e io non mi perdo il colpo. Domando, chiedo, invito, quello che non telefona si chiama Gabriele, ha 19 anni, è al secondo anno di fisica, è abbruzzese, studia a Pisa, ha seguito un convegno di 4 giorni e il resto non ve lo dico perché è molto probabile che la sua storia sarà uno dei prossimi racconti. Tra 15 minuti sono a Follonica. Che bel viaggio che sto facendo.»
Ecco, è tutto. Oggi Gabriele mi ha scritto, questa è la sua storia.
gabriele«Buongiorno Vincenzo, sono Gabriele, lo studente di fisica che ha incontrato in treno un po’ di tempo fa. È stata una piacevole conversazione la nostra; sono andato a leggere il suo blog e mi pare che, per coincidenza, abbiamo alcuni  punti di vista simili. Comunque, tornando al punto, le descriverò un po’ il mio percorso; come mi ha chiesto sarò sincero e mi scuso se forse un po’ prolisso, è la prima volta che mi capita di fare una cosa del genere.
Il mio nome è Gabriele Di Ubaldo, ho 19 anni e sono al secondo anno di fisica all’Università di Pisa. Le mie origini sono varie: mio padre è abruzzese e mia madre è di padre cremonese e di madre brasiliana. Io sono nato a Madrid e sono vissuto lì finché non mi sono trasferito a Pisa per studiare.
Mio padre Maurizio è avvocato e mia madre Nella è imprenditrice e, come pure lei da quello che mi diceva Vincenzo, sono stati i primi delle loro famiglie a compiere studi universitari. Ho fatto le scuole, dalla materna fino al liceo, alla Scuola Italiana di Madrid.
Mi sono sempre piaciute particolarmente le materie in cui c’era da ragionare e riflettere, che fossero letterarie o scientifiche non importava, quindi quando sono arrivato al liceo questa predilezione si è diretta verso Fisica, Matematica, Letteratura e Filosofia.
In generale ho sempre voluto andare oltre gli insegnamenti e studiare/fare progetti per conto mio. Per esempio fin dall’inizio del liceo quando ne avevo l’occasione andavo a sentire conferenze nelle università e centri di ricerca della zona anche quando non erano indirizzate a ragazzi. A scuola andavo bene in generale, in gran parte grazie all’impegno extracurricolare, infatti spesso ho collegato entrambi: ho esposto una mia ricerca sul grafene in aula magna e al Museo di scienze naturali, la mia tesina di maturità su “Il futuro” è scaturita da un corso universitario online su cosmologia dell’Università di Tokyo che avevo completato durante l’estate.
Crescendo e studiando mi sono reso conto che intorno a noi ci sono tante realtà che si possono migliorare e che c’è tanto da fare in tanti ambiti. Si, penso che troppo spesso ci sia una mancanza di impegno, e da questa riflessione è nata una voglia di fare e costruire. Così nel mio ultimo anno di liceo sono stato eletto rappresentante  d’istituto e membro del CDA della scuola. È stata un’esperienza molto formativa sia dal versante “politico-sociale” (il dover entrare in contatto, organizzare, collaborare con tante persone) sia dal versante “economico-sociale” (il dover imparare a capire e a gestire grandi quantità di denaro e situazioni all’interno del CDA).
Diversamente da come è capitato a lei – si ricorda?, mi disse di suo padre e del lavoro preso di faccia – la convinzione che ciascuno di noi debba porre dedicazione, impegno in ciò che fa e non fermarsi alla superficie è arrivata poco a poco, dopo aver ragionato sull’atteggiamento da avere nella propria vita e grazie a esempi come mio nonno.
Mio nonno è stato una figura importante per me sia perché eravamo molto vicini che per la vita che ha vissuto. È stato un grande lavoratore che veniva da una famiglia umile, una sorta di self made man ma non grazie agli affari e all’astuzia ma per la sua  etica del lavoro e per l’aver dato importanza alla preparazione. Dopo aver fatto l’istituto tecnico ha lavorato costruendo mulini per la macinazione del grano in tutto il mondo e diventando poi un dirigente. Fin da piccolo andavo spesso da lui a dormire i fine settimana e mi raccontava sempre dei suoi viaggi e delle sue esperienze. Ho avuto altre influenze ed esempi ma mio nonno è stato sicuramente quello più fondamentale.
Dopo aver ottenuto il diploma di maturità ho deciso di studiare fisica per il mio desiderio di capire la natura e dare un contributo alla conoscenza dell’umanità. Inoltre per me la  fisica e la filosofia sono due facce di una stessa moneta che se prese singolarmente si denaturano quindi aver scelto fisica non è stata una rinuncia alla filosofia. Ho scelto di lasciare casa con il fine di andare a studiare nel miglior posto possibile perché per me la fisica è una scelta di vita non di facoltà e infatti insisto spesso su quanta differenza ci sia tra aver studiato fisica ed essere un fisico.
Finora anche se ho avuto difficoltà durante l’anno e conseguenti dubbi sono riuscito a fare bene gli esami e ottenere una media sopra al 29. Cerco di tenerla a quella quota per andare a studiare all’estero in futuro per il master e/o il dottorato, intendo infatti fare domanda per Cambridge, Monaco e altri centri.
Mi rimane da dire che cercando qualche modo per contribuire alla mia facoltà e al mio ambiente nel Maggio scorso sono stato eletto a far parte del comitato esecutivo dell’Associazione italiana studenti di fisica (AISF) dove ci impegniamo a promuovere la collaborazione tra studenti in un contesto internazionale con eventi, conferenze e progetti vari. Spero di aver scritto ciò che lei intendeva, se vuole che approfondisca qualche aspetto o farmi qualche domanda mi dica. Cordiali saluti.»