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Luigi che restaura la bellezza

Caro Diario, le due scrivanie e i diciotto cassetti facevano bella mostra di sé nell’ipogeo della Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio già da una settimana, però questa volta ci ho trovato anche lui, Luigi Criscuolo, anni 31, laureato in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa.
A essere sinceri, nel suo caso non so dire se laureato è proprio la parola giusta, dato che ha conseguito due lauree triennali (in conservazione dei beni culturali e in diagnostica e restauro) e due lauree magistrali (in conservazione e restauro e in restauro) con annesso esame di stato per l’abilitazione come restauratore di beni culturali (uno dei primi in Italia).

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Non ti ho detto ancora che Luigi è di Ravello, uno dei gioielli della Costiera Amalfitana, e la “malattia” del restauro gli è stata trasmessa dal padre, per una vita operaio in una cartiera, da quando sta in pensione in bottega a coltivare la sua passione, il restauro di mobili antichi.
Lui la sua Ravello la ama tanto però sa anche che il turismo da quelle parti segue più le vie paesaggistiche alberghiere che quelle culturali e dunque medita per tempo di stabilirsi a Napoli.
Quattro anni fa, dopo aver girato tutti i quartieri del centro storico, trova la sua ispirazione e la sua casa laboratorio nel Rione Sanità, dove vive da allora.

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Quando mi dice «Vincenzo, questo è un posto magico, qui al Rione Sanità ci sono energie indescrivibili» sorrido, ma non gli dico niente, neanche che sono anni che ci lavoro, solo che sono rimasto anche io rapito dalla straordinaria umanità di questo quartiere.
«Assieme alla casa laboratorio qui nel Rione – continua -, ho mantenuto la bottega di Ravello, dove con mio mio padre facciamo sculture policrome e arredi lignei. Qui invece faccio prevalentemente restauro di dipinti su tela e su tavola, anche se naturalmente non disdegno, i tempi non lo permettono, di lavorare per il restauro di arredi lignei e mobili antichi.»

A un certo punto mi dice con voce tenue che lui è anche responsabile regionale dell’Associazione Nazionale di Restauratori La ragione del restauro. però quando gli chiedo di raccontarmi un pezzetto del suo lavoro il tono ritorna deciso e gli occhi si fanno più luminosi.
Comincia dicendomi che la parola chiave di tutte le attività di restauro è “bellezza” e che nel caso degli arredi lignei il suo lavoro mira a ristabilire, insieme alla bellezza, la funzionalità del manufatto, nelle sue parti costitutive ed estetiche.
Quando gli chiedo di raccontarmi nel dettaglio che cosa fa quando restaura un mobile mi risponde che le operazioni canoniche fondamentali alla buona riuscita di un restauro di manufatti antichi in legno sono: la disinfestazione del legno da parte degli insetti xilofaghi (tarli, termiti, ecc.); il consolidamento con polimeri sintetici di zone spugnose del legno; la sostituzione e la tassellatura di parti mancanti di impiallacciatura, lastronatura e sezioni in legno massello; il ripristino della funzionalità di cassetti e ferramenta.

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«A questo punto ci si avvia alla fase finale con la lucidatura, lenta e faticosa, realizzata con un tampone (costituito da uno straccio di cotone bianco e all’interno un serbatoio di lana) con gommalacca diluita in alcool etilico, in maniera tale da conferire al legno il giusto tono ambrato e intensamente lucido.»
«Se ti chiedo di definire con una parola il tuo lavoro cosa mi rispondi?»
«Passione.»
«E invece con una massima?»
«Facile. Principe Miškin, Idiota, Dostoevskij: La bellezza salverà il mondo.»

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* Le foto sono di Raffaele Cars