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Alessandra, Edoardo e il Canepardo

Questa storia comincia con una telefonata, che per me non è mai il massimo. Non mi piace parlare per telefono, mi annoio, non riesco a stare sul punto, ci metto tempo a capire con chi sto parlando – perché si, sappiatelo, non è obbligatorio avere nome e cognome delle persone in rubrica, mentre dovrebbe esserlo presentarsi quando si telefona a qualcuno -. Comunque io Alessandra Rando non la conosco, e perciò almeno il problema di scusarmi perché non ho capito chi è non ce l’ho. Lei si presenta, mi dice che ha avuto il mio numero da un comune amico, mi parla del libro che lei ed Edoardo Lipari hanno scritto, Il canepardo, Armenio Editore, e mi dice che sono storie e racconti di una Sicilia che crede, sogna, eccelle.
Alessandra parla, e io un po’ sono perplesso – come sapete racconto storie di persone e di idee, non recensisco libri – e assai ero contento – non so come la vedete voi ma a me il libro di Alessandra e Edoardo sembrava tanto il libro della Sicilia del lavoro ben fatto, e insomma la cosa mi piaceva assai, perchè loro non sapevamo di me e io non sapevo di loro, è stata una scoperta multipla indipendente come direbbe il grande Robert K. Merton.
Insomma senza farla lunga più del necessario ho fatto con Alessandra quello che faccio di solito, le ho detto che le avrei mandato qualche domanda, che dopo aver letto le risposte avrei deciso se pubblicare o meno la loro storia, che insomma ci saremmo risentiti e che li avrei contattati anche sui social network perché mi piace sempre farmi un’idea mia delle persone. Poi così abbiamo fatto e quello che potete leggere di seguito è il risultato.

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«Ciao Vincenzo, sono Alessandra Rando, ho 18 anni, ho appena conseguito la tanto attesa maturità presso il Liceo Scientifico Lucio Piccolo di Capo d’Orlando (con il massimo dei voti et laudem) e sto per immettermi nel mondo universitario.
La mia passione per la scrittura nasce dalla più tenera età, tanto che, a soli cinque anni, quando ancora non ero molto abile con penna e lettere, dettavo ai miei familiari poesie, favole o brevi racconti frutto della mia fantasia. La prima favola di cui mi ricordo venne scritta sotto dettatura dalla mano di mia zia su un brandello di carta da imballaggio nel parcheggio di una bottega artigiana mentre aspettavamo che venisse completato il lavoro di un fabbro. Questa, insieme a molte altre poesie e racconti scritti di mio pugno nel corso degli anni, è stata raccolta nel mio primo libro, Intrecci di emozioni, pubbicato anch’esso da Armenio Editore.
Vengo descritta come una ragazza poliedrica, che coltiva diversi interessi e in effetti è così: mi piace la pallavolo, una passione sviluppatasi negli ultimi anni nell’associazione sportiva ASD Orlandina Volley, mi piacciono gli scacchi – nel maggio scorso, dopo aver vinto le selezioni provinciali e regionali ho partecipato al campionato scolastico nazionale tenutosi ad Assisi -,  mi piae il tennis, adoro viaggiare, conoscere nuove culture e lingue straniere. Recentemente ho trascorso, da sola, un lungo periodo negli Stati Uniti, a  Philadelphia, visitando New York e diverse cittadine del versante orientale – una full-immersion nella civiltà americana che ha rappresentato un’eseprienza profondamente diversa da quella che vivo quotidianamente in Italia.  A breve sarò costretta a trasferirmi a Milano, pur amando spasmodicamente la mia Sicilia, per inseguire il mio sogno universitario e studiare ingegneria biomedica – altra mia immensa passione – presso il Politecnico. A chi si meraviglia della scelta di studiare ingegneria di una giovanissima autrice, rispondo citando la storia di Carlo Emilio Gadda, scrittore, poeta e ingegnere italiano che ha lasciato un’impronta indelebile nella letteratura del Novecento.»
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«Piacere Vincenzo, io invece sono Edoardo Lipari, ho 28 anni e dieci li ho passati, mosso da grande passione civica, ad occuparmi di politica nel mondo della scuola, in quello associazionistico e nelle istituzioni giovanili. Concluso il Liceo Scientifico, mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Catania. In concomitanza con gli studi ho lavorato come agente vitivinicolo per una cantina etnea.
Conclusa quell’esperienza, due anni fa ho avviato, scommettendo su me stesso e sulla mia idea, una piccola attività commerciale, una chupiteria – da chupito, piccolo bicchierino di solito di rum –  sulla spiaggia all’interno di un lido balneare, che ha avuto molto successo, garantendomi così un buon reddito, comunque  più che sufficiente a sostenere i costi universitari e qualche facezia.
Innamorato del mondo della comunicazione, della grafica, del marketing digitale e del giornalismo (ho collaborato con alcune testate giornalistiche e ho curato il blog capodorlando2016.it, dove ho raccolto un po’ di esperienze italiane virtuose di amministrazione pubblica da mettere al servizio di una comunità) amo organizzare eventi, creare siti web, giocare a scacchi, tennis, cucinare, bere del buon vino, fotografare e andare in bicicletta.
Infine, ma non meno importante, continuo a studiare giurisprudenza, che ammetto avrebbe dovuto essere una priorità in questo mondo che corre veloce, ma la verità è che non sono riuscito a coordinare tutto senza intoppi.»
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«Il nostro libro nasce da un profondo legame con il nostro territorio e dall’indignazione nel vederlo così bistrattato. La Sicilia viene troppo spesso descritta soltanto nelle sue accezioni negative, quali la mafia, la corruzione, l’arretratezza rispetto al resto della penisola. Da qui il desiderio di portarne alla luce le positività, le eccellenze che vengono così poco raccontate. Certo, scrivere un libro non è così semplice come potrebbe sembrare, soprattutto se a farlo sono due ragazzi, studenti, di poca esperienza, però ci teniamo a dire che le venti storie raccolte nel Canepardo sono frutto di un’attenta ricerca, di una selezione avvenuta tramite ogni mezzo possibile. Per selezionare le storie ci siamo basati fondamentalmente su tre criteri: il fattore umano, ovvero l’esperienza personale, il trascorso del personaggio da intervistare, strettamente intrecciato con il territorio siciliano; l’originalità dell’evento, dell’innovazione, la peculiarità che rendesse la storia diversa da tutte le altre sentite sino a quel momento; la varietà dei contenuti, in modo da non rendere il libro monotematico e abbracciare quanti più aspetti possibili dell’agire umano.
Uno degli intenti principali del libro è proprio quello di offrire esempi virtuosi a chi è in cerca della propria strada, l’auspicio è che chiunque lo legga possa rivedersi nella storia dello chef, dello sportivo, del medico, del personaggio del mondo dello spettacolo, dell’imprenditore che ha dato alla sua azienda un quid in più e che ci è riuscito proprio in Sicilia, quell’isola da molti criticata con estrema durezza. Il fattore età è stato importante a più livelli. Spesso i protagonisti delle nostre storie si sono scoperti strabiliati nel trovarsi a tu per tu con due giovanissimi e non ti nascondiamo che più di una volta ci è sembrato che questo li portasse a sottovalutare il nostro progetto. Però non solo ce l’abbiamo fatta, grazie alla passione e alla professionalità che abbiamo messo nella nostra opera, ma quell’essere giovani che dapprima si era dimostrato quasi un ostacolo in un secondo momento è stato un punto di forza, il segno di una piccola rivoluzione culturale che partiva proprio dalla nuova generazione. Infine il titolo, Il 
Canepardo, il tentativo quasi provocatorio di ribaltare quella visione immobile gattopardiana tramandata sino ai giorni nostri, un nome che incuriosisse e che racchiudesse emblematicamente quei valori della Sicilia che crede, sogna, eccelle.
Però non credere che il Gattopardo non c’entri nulla, perché in realtà la nostra idea prende vita proprio in seguito a una rilettura condivisa del libro di Tomasi di Lampedusa, autentico vaso di Pandora dal quale fuoriesce ogni stereotipo negativo sulla Sicilia e sulla sua gente. Lo possiamo dire? Eravamo  stufi di esser inondati da notizie quasi sempre negative sulla Sicilia.
E’ stato in un dolce pomeriggio invernale, mentre condividevamo riflessioni e pensieri su tutto questo, che germogliò questa felice intuizione: 
cimentarci nello scrivere un libro / saggio che potesse ribaltare ogni stereotipo attraverso il racconto del genio e del talento siciliano, storie e modelli virtuosi selezionate con cura e un pizzico di intuito, esempi di uomini di valore che hanno creduto nella Sicilia, terra di opportunità e ingegno e che rappresentano un sempreverde legame tra passato e futuro.
Insomma abbiamo deciso di raccontare i protagonisti di un cambiamento sociale e culturale di quella Altra Sicilia di cui non si parla, che opera con orgoglio e rende vivo e unico questo luogo fantastico.
Come abbiamo già detto non è stato facile, scrivere a quattro mani è assai impegnativo e lo è ancor di più se a farlo sono due giovani con tanta intraprendenza ma poca esperienza.
Uniti dall’amore per la scrittura, abbiamo fatto confluire le nostre competenze letterarie coadiuvate da tenacia e una piccola grande professionalità e ci siamo avventurati in questo percorso sfociato nella pubblicazione del nostro libro.
Abbiamo superato i momenti di incomprensione attraverso il dialogo, abbiamo gioito delle piccole soddisfazioni quotidiane – dall’esitazione affermativa di chi accoglieva la nostra proposta di incontro, al veder completo il primo racconto – per non dimenticare le mille versioni del frontespizio al fine di scegliere quella secondo noi più idonea. Tra notti in bianco e correzioni ortografiche nei momenti più disparati, tra cesure volute e cesure sofferte, abbiamo cullato e curato, giorno dopo giorno, questo progetto. 
Non sono state poche le porte in faccia o i viaggi a vuoto nelle più disparate località sicule, superate con grande forza d’animo; non sono rimasti inascoltati i consigli sinceri delle persone a noi care;  non è diventato un rumore bianco quella dolce frenesia del ticchettio della tastiera che ci accompagnava nelle fredde ore notturne o alle prime luci del mattino, quando l’odore dell’aria cambia rapidamente fungendo da involontario segnatempo. Tra le mille attività giornaliere che chiaramente ci attanagliavano, abbiamo avuto il grande onore e il necessario ardore per portare avanti vigorosamente il nostro messaggio, per donare ai lettori una speranza, affinché la fiamma della vivacità e dell’avvenire riscaldi sempre le emozioni di chi, dopo averla scorta e scovata, sappia custodirla e, costantemente, alimentarla.»

Ecco, questi sono Alessandra ed Edoardo, che mi dovete credere sono troppo felice di raccontare – dopo Giosuè, Teodoro, Marcello, Emilia – un altro pezzetto della Sicilia che fa bene le cose perché è così che si fa. Leggete cosa ha risposto Alessandra alla domanda sul perché questo libro è stata un’esperienza importante: «Vincenzo, per me è importante non tanto in quanto autrice – il mio punto di vista potrebbe essere poco oggettivo, ma in quanto giovane cittadina italiana. per me il libro non ha valore solo per i miei conterranei, non dimostra soltanto a loro che l’intraprendenza, la tenacia, la fiducia nelle proprie potenzialità porta a raggiungere traguardi sempre più ambiziosi, penso che  un’opera rivolta solo a loro sarebbe stata troppo riduttiva. Nel Canepardo la Sicilia è, al contempo, fulcro e cornice: fulcro poiché ogni storia è fortemente legata ed ambientata nel territorio siciliano, e cornice poiché, così come privando un quadro della propria intelaiatura ne rimane un dipinto di eccezionale bellezza, allo stesso modo estrapolando le storie dall’ambiente siciliano ne rimangono esempi di universale validità.» Questo invece è Edoardo: «Io non lo ritengo solamente un lavoro bello o importante, lo ritengo un lavoro necessario. Necessario per me, per la mia comunità, per i miei coetanei che mancano spesso di intraprendenza e in questo modo rinunciano a crearsi delle opportunità, dimostrano di non credere abbastanza nelle proprie idee, finiscono con il doversi destreggiare per trovare un lavoro qualunque, a doversi improvvisare in un tutt’altro rispetto a ciò che desiderano fare o per cui hanno studiato. Penso che manca oggi una cultura del “valore dell’esempio di valore”, fondamentale punto di riferimento nella crescita personale di ogni ragazzo. Penso che attraverso la lettura, la  testimonianza di gente straordinaria nella sua quotidiana normalità, possa crescere una proficua fiducia nel futuro che oggi sembra troppo spesso un deserto invece che un sogno. Il futuro dipende da tante cose, ma in queste tante cose c’è anche la nostra tenacia, il nostro valore, la nostra benevola follia, il nostro identico desiderio di poter vivere nei nostri luoghi dell’anima senza dover forzatamente emigrare. Secondo me non esistono più solitari grandi eroi, ma tanti Canepardi, insiti in ognuno di noi, audaci nel portare avanti le proprie idee e pronti a ruggire alle avversità, senza piangersi addosso, cambiando le cose per davvero.»
Me lo fate dire? Sono troppo contento!

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