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1×100

Accade proprio come scrive François Jullien all’inizio del suo ultimo, bellissimo libro, Essere o Vivere, edito da Feltrinelli, anche se non sempre ce ne rendiamo conto: la situazione non è separabile dalla sua evoluzione, le cose si costituiscono perché evolvono. Vale nelle cose piccole e in quelle grandi, vale persino nelle cose a cui non si può porre rimedio, ma di questo adesso non intendo parlare.
A Giuseppe «Jepis» Rivello e a me sta accadendo con 1×100, che all’inizio nasce come sperimentazione di un’idea, il Curriculum Video. Jepis mi posta il link del video di Raffaele Gaito intorno alla metà di Agosto e a me, appena lo guardo, piace assai. Naturalmente glielo dico, mentre tengo per me la voglia di provarci anche io. «Viciè, non è che devi stare ogni volta tu in mezzo – mi dico -» e la cosa più o meno finisce lì. Più o meno perché comunque do una mano a far girare la versione social del video e perché in realtà la voglia non mi passa, e così finisce che a fine Agosto, quando con Cinzia torniamo a Caselle in Pittari (#Cip), cedo, nel senso che glielo dico e così Jepis si organizza e viene fuori il video che quando avete voglia e tempo potete vedere qui.

Ora non è che io voglia nascondere le mie responsabilità, però una parte di colpa ce l’ha anche Jepis Bottega, che quello è un luogo magico, di quelli che moltiplicano le possibilità, che ti fanno sembrare possibili cose che da un’altra parte neanche prenderesti in considerazione, o comunque ci penseresti in maniera diversa. Non ci credete? Allora guardate cosa è successo con il Front di Jepis Bottega realizzato da Ramona Pisano e dedicato «a tutti quelli che ogni giorno usano fantasia e colori per ricreare il mondo e abbattere ogni tipo di barriera».
jb Ecco, adesso che abbiamo visto l’esempio possiamo tornare al video, perché una volta girato un altro avrebbe preso tempo, Jepis invece no, lui ha deciso che doveva montarlo, e nonostante altre mille cose da fare l’ha montato, solo che mentre lo montava e scriveva i titoli e lo caricava già lo stavamo facendo diventare un’altra cosa. Perché si, a quel punto mi sono ingrippato del tutto pure io, e così abbiamo deciso che bisognava prendere il dominio, che bisognava ideare un logo, che bisognava pensare a un progetto più generale, che bisognava dare gambe a una nuova possibilità, che bisognava …

Nei giorni successivi con Jepis abbiamo continuato a pensarci su, a scambiare chiacchere e idee, poi quando settimana scorsa sono tornato a #Cip per ragionare alla Fondazione Alario con un gruppo di giovani di processo decisionale, di rapporto tra leader e team, di sensemaking,  la mattina ci siamo messi di buon ora al lavoro e abbiamo cominciato a tirare fuori dal bozzolo la nuova creatura.

Ora è importante che voi non dimentichiate di Jullien e del fatto che le cose si costituiscono perché si evolvono, e dunque se cliccate sul link di 1×100 non aspettatevi di trovare un progetto compiuto, definito, statico, perché siamo soltanto all’inizio. Però non è un inizio tanto per cominciare, piuttosto è un inizio come il genio di Thomas Mann, che «può essere confinato dentro un guscio di noce e ciò nonostante abbracciare tutta la pienezza della vita».

Ecco, la nostra comunità che si costituisce e si evolve ha lo scopo di mettere assieme – a partire da Jepis Bottega e #lavorobenfatto A.F., i due fondatori di «1×100 lab» – strutture, intelligenze, competenze, saperi e saper fare, per moltiplicare le relazioni, le reti umane e sociali, le opportunità, le possibilità di conseguire risultati, dei propri componenti.
Alla fine solo se fai così da 1 incontro 1 idea e 1 metodologia possono venire fuori 100 possibilità. Perché 1 è quello che ci metti tu in termini di creatività, di lavoro ben fatto, di innovazione, di bellezza e 100 è quello che ti viene dall’incontro con altri diversi da te che hanno scelto di condividere con te una visione, un modo di pensare e di agire, un pezzetto di strada da fare. In fondo è per questo che 1×100 fa 100, altrimenti avrebbe fatto 1. O no?
1x100blog