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I sandali di Mastro Domenico

La forza (del lavoro) scorre potente nella famiglia Rivello. La forza che ancora adesso il capostipite, Giuseppe, 77 anni, trasmette quando dice che «Se ti vuoi sedere a tavola, a pranzo, soddisfatto, non c’è niente di meglio di due, tre ore nel campo con la zappa, di buon mattino».  La forza che ha trasmesso ai figli, partiti con lui e la moglie da Caselle in Pittari, si, proprio lei, Cip, nel Cilento, verso Fucecchio, in Valdarno, tra Firenze e Pisa, in cerca di un futuro migliore.

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Domenico Rivello, il protagonista della nostra storia, ha appena un anno quando parte ed è ancora un ragazzo quando intuisce che il lavoro – cominciato per gioco, come «aiutante» della mamma, lavorante a domicilio -, è per lui non solo fatica ma anche, soprattutto, passione, voglia di sperimentare, possibilità di realizzare qualcosa di proprio, la via per dare più senso alla propria vita.
E’ così che finita la scuola dell’obbligo sceglie la via del lavoro, è così che appena diciassettenne decide di tornare a Cip, insieme ai fratelli più grandi, Michele e Antonio, per mettere su una propria impresa artigiana e disegnare il proprio futuro con i colori della sua terra.

Passano gli anni, un po’ le scelte e un po’ le vicende della vita portano Michele a esportare le proprie competenze di tecnico calzaturiero in Tunisia e Antonio a lavorare per la Patrizio Dolci dei fratelli Luciano e Patrizio Fiscina, che anche di loro uno di questi giorni vi racconto, che ci sono più esperienze di #lavorobenfatto a Cip di quante la nostra fantasia ne possa immaginare.

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Mastro Domenico no. Lui resta saldo al timone della sua piccola impresa artigiana, la fa crescere coltivandola con i semi della maestria, della bellezza, della creatività e dell’innovazione ed è così che i suoi sandali diventano presto lo specchio della sua passione, i messaggeri della sua identità e della sua ricerca.
No, non è solo una questione di mission aziendale; è una questione di daimon, di streppegna, di codice dell’anima, è il senso che metti nelle cose che fai, è il modo in cui decidi di pensare il futuro per te, per la tua famiglia, per la tua comunità, per il tuo Paese, a fare la differenza.

Maestria. Bellezza. Creatività. Innovazione. Come quando sente parlare in televisione di My Mantra – Alessia Maccaferri ne ha raccontato qui -, e di questo nuovo materiale fatto di laser, legno e cotone, e allora contatta Marcello Antonelli, il titolare, e decide di fare incontrare i suoi sandali con la nuova fibra, definendo così una nuova tappa del  viaggio a bordo dei suoi sandali, che anche quelli come i tappeti possono mettere le ali alla tua fantasia, e farti volare.

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Sì, lo possono fare. A patto però di percorrere la tua via con passione,voglia di fare cose belle, di imparare e fare cose nuove. Perché alla fine torniamo sempre là, alla voglia di mettere sempre qualcosa di sé in quello che si fa, all’urgenza di fare bene le cose perché è così che si fa, alla consapevolezza che – come ha scritto Primo Levi ne La chiave a stella -, «se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra.»

Insomma per amare e rispettare il lavoro, il proprio e quello degli altri, Mastro Domenico ha scelto i piedi. Nel video che potete vedere qui, girato da Giuseppe Rivello – non quello di 77 anni, quello di 27, il figlio di Michele, ve lo ho raccontato qui -,  quasi si vergogna quando ricorda che la sua passione lo porta a guardare i piedi delle persone prima ancora dei loro occhi. Che dite, glielo diciamo che per Michelangelo «Il piede umano è un’opera d’arte e un capolavoro di ingegneria.»? Che c’entra, lo so che è probabile che lo sappia già, dico solo che se glielo ricordiamo gli fa piacere. Facciamo così, mi informo, e poi vi faccio sapere.

Il sandalo del lavoro narrato, guarda il video
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