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Cip, mia cara Cip / Cacetta

Caro Diario, questa raccolta di racconti brevi è dedicata al mio luogo dell’anima, Caselle in Pittari. Immagino che ce ne siano tanti di posti così nel mondo, spero che ognuno trovi il suo, perché si pensa e si fa meglio, dunque si vive meglio. Brevi storie ti dicevo, piccoli episodi di vita quotidiana che raccontano questa accogliente comunità cilentana. Nella sua storia che cammina la mia amica Giuseppina Guida ha scritto che “Caselle è un crocevia inconsapevole di culture, tradizioni e stratificazioni genetiche, c’è sempre da imparare, non ti annoia mai”. La penso anche io come lei, e mi piace raccontarlo. Buona lettura.

I RACCONTI
15. Cacetta
14. Ddoje buste
13. Giovani Dentro, Una Ricerca per Riabitare l’Italia
12. Il meloncino di Annalena
11. Il riso di Natsuki e il motozappa di Dino
10. Le buone maniere di Gabriel e la pizza di Alfonso
9. Come dalla notte al giorno
8. Il messaggio di Niki
7. Ernesto e Pasquale. Parte Seconda
6. Ernesto e Pasquale. Parte Prima
5. La tesina e il pane di Celeste
4. Le letture di Mario e la sagacia di Nicola
3. Tanti auguri Isabella
2. Il Signor G
1. Il pane bianco di Mario

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4 novembre 2021
CACETTA
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Caro Diario, da due giorni qui a Cip è stato piantato un altro chicco di lavoro ben fatto, un chicco fatto come piace a me, con la testa, con le mani e con il cuore, un chicco pieno di amore per quello che si fa e del piacere di farlo bene. A piantare la nuova attività, Cacetta Photo e Video, è stato, con il supporto della sua splendida famiglia, Giuseppe Cacetta Pellegrino, appena vieni ti ci porto, sta di fianco al Mulino, è bello e accogliente proprio come deve essere un posto così, e anche di più.
Come dici? Sì, hai ragione, lo so bene, è da tanto che Giuseppe ci sta lavorando, il chicco è stato seminato tempo fa, oggi Cacetta Photo e Video è già una piccola pianticella, ma forse non importa, quello che mi sembra importante è che Giuseppe, in questo tempo non proprio facile, getta il cuore oltre l’asticella e scommette sulla possibilità di restare, di avviare una propria attività, contando su quello che sa e sa fare, che è tanto, non solo nel campo della fotografia e della produzione video. Ecco, il messaggio bello mi sembra questo, che si può fare, si fa, scommettendo su se stessi e sulla propria voglia di aggiungere valore alla propria comunità, a partire da Caselle e dal Cilento, ma senza fermarsi qui.
Mi fermo, ti lascio con due pensieri e qualche foto che Giuseppe ha condiviso sui social:
“Il mio logo per me più che un logo è un marchio di famiglia, un nome che porto avanti da sempre, fiero e onorato di essere un Cacetta. Quello che vedete è stato scritto su un foglio da mio nonno, il Cacetta originale.”
“Gioie, dolori, fatica, emozioni, stress, documenti, attese, tanto lavoro e tanta passione, ma ecco qua, sono lieto di presentarvi il mio sogno, il mio studio Cacetta Photo e Video. Curato nei minimi particolari, per far si che chi entra si senta a casa, si senta in un posto che mi rappresenta, che esprime due caratteristiche che mi descrivono, calore e passione.”

19 ottobre 2021
DDOJE BUSTE
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Caro Diario, ieri verso le 18:00 sono uscito per andare da Pasquale Salamone a ritirare il secondo mazzo delle carte del lavoro ben fatto, quelle da spedire a Laura Ressa, cosa che ho fatto oggi. Prima di uscire, avevo chiesto a Michele Croccia se stava in Pizzeria, ma non mi aveva risposto.
Arrivato da Pasquale ho ritirato il pacchetto, gli ho chiesto una busta imbottita per la spedizione e ho cercato di dargli, per i 2 mazzi di carte, il 20% in più di quello che mi aveva chiesto, già quando avevo ritirato il primo mazzo mi aveva colpito la qualità del lavoro e mi ero fatto il calcolo dividendo la somma totale per le 108 carte da stampare, ritagliare e plastificare una per una, ed era venuta fuori una cifra per carta che secondo me è troppo bassa, e gli volevo dare qualcosa di più, ma lui ha gentilmente rifiutato, sottolineando che lui il suo lavoro lo aveva fatto con cura a prescindere, non dipendeva dalla cifra, perciò quello che avevamo pattuito andava bene.
L’ho ringraziato di cuore e stavo per uscire – a proposito, Pasquale la busta imbottita non me l’ha fatta pagare – quando è squillato il telefono, era Michele, mi ha detto che sì, stava in pizzeria, che più o meno sta di fronte a Pasquale, e così gli ho detto che stavo andando.
Sono arrivato e l’ho trovato che stava armeggiando con alcune pizze in teglia, “Vincenzo”, mi ha detto, “approfitto dell’ultimo giorno di ferie prima della riapertura di domani (oggi) per fare qualche altra sperimentazione, ci sta sempre da crescere e da imparare”.
“Per fortuna Michele che possiamo sempre imparare”, gli ho risposto, “sono passato a salutarti, tengo un poco di tosse e me ne torno a casa”.
“Aspetta, non correre, ti dò un po’ di miele che faccio io, che quello ti fa beme”.
“Perché tu fai pure il miele?”
“Certo, per uso proprio, ma tu fai parte del proprio, ti prendo un barattolo …”
“Mi basta un bicchiere piccolo …”
“Facciamo così ecco questo bicchiere grande da caffè, te lo metto qua, così ti basta per oggi e domani, te lo chiudo per bene e te lo metto in una bustina, quella della ‘mbosta, ti metto pure due pezzi di pizza, un poco di miele mangialo sulla pizza, che pure è buono”.
Questo è caro Diario, non aggiungo altro, penso che quello che voglio dire con il racconto di Pasquale e di Michele si capisce da sé. Se proprio devo aggiungere una cosa aggiungo che anche qui non tutte le giornate sono rose e fiori. Caselle è un posto vero, non sta in una fiaba, e io con i miei 66 anni e i miei pensieri vivo, come tutti, insieme ai giorni pari anche quelli dispari, come direbbe Eduardo. Però a Caselle è più facile che anche in un giorno dispari accadano cose come queste, cose che ti aggiustano la bocca come un buon caffè, dopo di che veramente ti saluto, altrimenti poi dici che io con Cip sono fissato e va finire che litighiamo. Alla prossima.

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6 ottobre 2021
GIOVANI DENTRO, UNA RICERCA PER RIABITARE L’ITALIA
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Caro Diario, Venerdì e Sabato 8 e 9 Ottobre, nella nostra Caselle in Pittari, accade una cosa bella assai. Si chiama Giovani Dentro, Una Ricerca per Riabitare l’Italia, appena puoi fatti un giro sul sito dell’Associazione Riabilitare l’Italia.
Detto in estrama sintesi, verranno presentati i risultati della ricerca-azione Giovani Dentro, che tradotto come piace a noi vuol dire che ci saranno due belle giornate di approfondimento e discussione con giovani, associazioni, ricercatori per presentare, discutere, riflettere insieme sulle opportunità e le sfide per chi decide di tornare o restare a vivere nelle aree interne montane e rurali italiane.
Sì, sono d’accordo amico mio, anche perché dietro queste due giornate qui ci sta un lavoro di ricerca durato un anno. Proprio così, la ricerca è stata finanziata da Fondazione Peppino Vismara e Coopfond, e realizzata in partnership con il CREA per la Rete Rurale Nazionale, il GSSI, EURAC Research, CPS e l’Osservatorio Giovani dell’Università di Salerno.
Posso aggiungere che ci sono tante ragioni che mi fanno essere contento che tutto questo avvenga a Cip?
Tra le altre cose che accadranno ci sarà il dialogo dell’Associazione Riabilitare l’Italia con i giovani casiddesi, che avrà anche l’occasione di conoscere il progetto di filiera corta del Monte Frumentario, che come sai mira al recupero, alla produzione e alla trasformazione di varietà di grano locale.
Prima di salutarti ti voglio segnalare ancora una cosa, una piccola cosa rispetto alle cose belle che accadranno venerdì e sabato che però per me ha molto senso, attiene alle riflessioni che in Jepis Bottega da tempo facciamo su questo tema, gli abbiamo dedicato una parte di Parole Forgiate e l’abbiamo affrontato anche in una conversazione sulla nuove residenzialità nella quale mi ha coinvolto Jepis, che anche se io non sono più giovane da tanto tempo mi è piaciuta molto, mi ha aiutato a riflettere sul perché ho deciso di vivere a Caselle, te la metto qui, magari quando hai qualche minuto te la senti.

 

17 Agosto 2021
IL MELONCINO DI ANNALENA
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Caro Diario, questa storia comincia stamattina, mentre Cinzia e io camminavamo per via Indipendenza all’altezza della casa di Pierpaolo e Annalena, abbiamo salutato la ragazza che stava sull’uscio e lei non solo ha risposto ma ci ha chiesto se ci faceva piacere mangiare un po’ di verdure dell’orto. Cinzia le ha sorriso, e ha declinato l’invito, spiegando che a me durante le ferie non piace mangiare a casa, dopo di che sono intervenuto io, spiegando che se mangiamo a casa le ferie le faccio solo io, perché Cinzia continua a fare una parte di quello che già fa tutto l’anno.
Credo di aver visto un cenno di assenso negli occhi di Annalena, ma non sono sicuro, dopo di che siamo andati al mare e al ritorno ci siamo fermati come facciamo ogni volta al bar di Carmine e Demetria per un caffè. Erano le 14:30, ma oggi è stata una giornata speciale, perché adesso arriva uno, adesso arriva un altro, si sono fatte le 18:00 prima che prendessimo la strada di casa.
All’altezza del numero 12 abbiamo ritrovato Annalena, Pierpaolo e altre 2 ragazze, ci siamo salutati, Annalena ha chiesto se volevamo bere qualcosa di fresco, Cinzia ha detto no, io ho chiesto per cortesia un bicchiere d’acqua, Annalena è entrata in casa e ne è riuscita con in una mano il bicchiere d’acqua e nell’altra il meloncino che vedi nella foto.
“Questo meloncino è di Pierpaolo e mio”, ha detto rivolta a Cinzia dopo avermi porto il bicchiere, “questo lo puoi prendere, lo abbiamo seminato noi, è piccolo ma buono, e non lo dovete cucinare”.
Come dici caro Diario? Accadono tutte a me? No, accadono tutte a Cip, però fatti dire con un pizzico d’orgoglio che Annalena è napoletana, forse non è un caso che dopo essersi innamorata di Pierpaolo si è innamorata pure di Cip, comunque l’idea delle persone belle che si incontrano in una comunità bella mi piace assai, anche per questo te l’ho voluto raccontare.

10 Agosto 2021
IL RISO DI NATSUKI IL MOTOZAPPA DI DINO
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Caro Diario, fa caldo anche a Cip, non come a Bacoli o a Napoli, ma fa caldo anche qui, del resto è il tempo suo e lo deve fare. Come ogni gorno anche ieri con Cinzia siamo stati al mare e dopo pranzo ce ne siamo saliti a Caselle, il caffè da Carmine Torre e due chiacchiere con un nuovo amico, Roberto, fino a che è spuntata Natsuki, che è tornata a trovarci, e ci ha portato in regalo del buonissimo riso con il limone come si fa nella sua città, in Giappone, e poi dopo Natsuki sono arrivati Arnaldo, Giuseppina e Jepis. Siamo andati avanti in belle chiacchiere per un po’ e poi Cinzia e io siamo tornati a casa. Siamo riusciti come facciamo sempre intorno alle 18:30 e in capo all’Urmu abbiamo trovato Dino e Antonio. Ci siamo seduti un po’ con loro sperando di rubare qualche refola di vento e a un certo punto è venuto fuori il motozappa, e a me è venuto in mente l’Ape Piaggio con il quale da bambini andavamo alla Madonna dell’Arco, aspetta che dovrei tenere una foto che se la trovo te la faccio vedere, stiamo fuori al Santuario io, mio fratello Antonio, mia mamma Fiorentina e nonna Antonietta, io e Antonio abbiamo il cappellino e il maglioncino con gli spillini della Madonna.

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Tornando a Dino e al motozappa, a un certo punto non ricordo più come è stato, se l’ho tirato fuori io oppure lui ma insomma è partita l’idea di salire sul cassone e di farci portare alla pineta.
All’inizio sembrava una cosa stramba, ma poi in realtà si è convinto pure Antonio e siamo andati, Cinzia con Dino nella cabina di guida e io e Antonio dietro.
Ti giuro che è stato bellissimo, grazie ad Antonio ci siamo messi in piedi e il vento in faccia si è confuso con quello dei ricordi, credo di aver sorriso per tutto il percorso, Cinzia dalla cabina ha fatto qualche foto tipo selfie, qualcuna te la metto qui, così ti fai un’idea.

Visto, che ti ho detto? Sto felice come una Pasqua, a volte bastano piccole cose, magari sempre dovrebbero bastare piccole cose, e poi te l’ho detto, i ricordi, insomma a volte bastano piccoli momenti a raccontarci il senso dell’amicizia, del gioco, della complicità, della bellezza.
Come dici amico Diario? Sì, sì, al ritorno Antonio, Cinzia e io ci siamo fatti una passeggiata a piedi, abbiamo incrociato anche Angela, la moglie di Antonio, alle prese con la sua corsetta giornaliera. Alla prossima.

21 Luglio 2021
LE BUONE MANIERE DI GABRIEL E LA PIZZA DI ALFONSO
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Caro Diario, ieri pomeriggio sono tornato a Cip, abbastanza provato, ma ho fatto comunque in tempo a salutare un po’ di amici e a mangiare una pizza alla Pietra Azzurra, una magnifica margherita con bufala, me l’ha fatta Alfonso Croccia, sì sì, hai letto bene, Alfonso non Michele, naturalmente sta dentro un percorso di apprendimento, ma come diceva mio padre “tale albero, tale frutto”, lui lo diceva in napoletano, ma il senso è questo, buon sangue non mente.
Questa mattina ero al lavoro in bottega con Jepis quando è passato il nostro amico Arnaldo, da lì alla pausa caffè è stato un attimo e mentre ce ne stavamo seduti è arrivato pure Michele, della serie “più bella cosa non c’è” alla voce caffè con gli amici. Finita la pausa, tutti sono tornati alle loro cose mentre io me la sono presa più comoda, un poco perché mi aveva chiamato Cinzia e stavamo parlando a telefono, un poco perché oggi più che mai ho voglia di vivere comodo, una comodità che non ti impedisce di fare tutto quello che devi fare, ti aiuta solo a non essere sopraffatto dalle cose che devi fare.
Avevo appena finito di telefonare quando è arrivata la mia amica insegnante Maria Torre con il piccolo Gabriel. Maria insegna a Milano in una scuola elementare, ci siamo salutati, ho chiesto del marito, Bernar Andre, mi ha detto che per ora sta su a Milano perché aveva delle faccende da sbrigare, dopo di che lei e Gabriel si sono dirette nel bar e io ero lì lì per tornare in bottega.
Mi stavo per l’appunto alzando quando ho sentito il bimbo che diceva “vorrei quel pasticcino al cioccolato, per piacere”. Mi credi amico Diario? L’ha detto così educato, ma così educato che ho pensato che te lo dovevo raccontare e mi sono seduto di nuovo. Sì, sì, lo so, “vorrei” al posto di “voglio” dovrebbe essere normale, e pure il “per piacere”, il fatto è che dovrebbe essere, ma non è normale, e mica solo tra i bambini e i ragazzi, anche tra i “ciuccioni” adulti.
Va bene, non ti preoccupare, non la faccio lunga, aggiungo solo che ho chiesto il permesso di fare una foto a Gabriel di spalle, l’ho fatta, ho ripreso a fare una chiacchiera con la mamma, ho visto il bimbo mangiare con grande soddisfazione il suo pasticcino al cioccolato dopo di che ho salutato mamma e figlio e sono tornato contento in bottega. C’è speranza amico mio.

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7 Luglio 2021
COME DALLA NOTTE AL GIORNO
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Caro Diario, questa volta non voglio storie per il titolo, non sono io che sono troppo esagerato, è Caselle che è troppo unica.
Punto uno, qui a Cip neanche se mi siedo su una pentola con l’acqua che bolle patisco lo stesso calore che ho patito a Napoli prima e a Bacoli poi. Il mio hashtag metropolitano è #squagliamentolento, ma una lentezza che è peggio della velocità, nel senso che non finisce mai.
Punto due, a Napoli – Bacoli solo in determinati e limitati contesti le persone sono persone, per il resto sono numeri, qui le persone sono persone sempre. Come dici? È una naturale differenza tra un paesino di meno di 2000 abitanti e una grande metropoli? Perfetto, ti seguo, però aggiungo che è uno dei motivi per cui non tengo più voglia di vivere nella metropoli. Per farti un esempio nella metropoli non puoi salutare tutti quelli che incontri perché passeresti la giornata a dire buongiorno, nel piccolo paesino lo puoi fare, e dato che per me questa è una cosa importante ecco un altro motivo per cui preferisco stare a Cip.
Punto tre, gli amici. Lascia perdere Jepis, che la devo ancora inventare la parola per definire che cosa è lui per me, parliamo di Michele Croccia, il pizzaiolo contadino narratore del cuore mio. Oggi Jepis non stava a Cip e così è venuto a prendermi lui alla stazione di Policastro. Arrivati a Cip ci siamo fermati in pizzeria, ci siamo seduti, ho bevuto mezzo litro d’acqua metà liscia e metà frizzante, ci siamo raccontati un po’ di cose e a un certo punto gli ho detto che non avevo mangiato, che mezza giornata passata in ospedale a Napoli mi aveva tolto la fame. Si è alzato e dopo una decina di minuti se ne è tornato con il piatto che vedi nelle foto. Adesso lascia stare la Ciauredda, la Ciambotta, che di quella poi ti dico a parte, e lascia stare pure la pizza in teglia, che è un viaggio, quello che ti voglio dire è che in meno di un’ora la mia vita è cambiata completamente, l’uomo che è sceso a Policastro ti garantisco che era un uomo morto, l’uomo che si è mangiato la pizza di Michele e va ciauredda di Mimma era un uomo felice. Proprio così amico mio, come dalla notte al giorno. Pensa che mi sono concesso anche un pochetto di birra, che era dal compleanno di Cinzia a Maggio che non la bevevo.
E non finisce qui. Perché appena ho finito questo post vado da Carmine Torre mangio il suo gelato buonissimo e mi vedo la partita sperando che vinca la Danimarca, perché poi domani mattina, per colpa di una cosa che tengo da fare con Michele, facciamo la colazione salata, ma guarda un po’. Alla prossima, me ne vado all’Urmu.

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5 Luglio 2021
IL MESSAGGIO DI NIKI
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Caro Diario, c’è una canzone dei REM, Everybody hurts, che mi piace particolarmente, perché racconta, ci ricorda, che tutti abbiamo problemi, e ci invita a resistere anche se “sometimes everything is wrong”, “a volte tutto è sbagliato”, o almeno così ci sembra, insomma certe volte come oggi. Per fortuna a un certo punto mi è tornato in mente Niki, il figlio di Mario e Isabella, che qualche giorno fa, via chat, mi ha mandato un messaggio audio.
Come dici? Certo che lo hanno aiutato la mamma e il papà, Niki tiene 4 anni, però ti garantisco che il fatto di sentire la sua voce è stato assai bello e sorprendente, anche per Cinzia, che era seduta di fronte a me, anche lei appena lo ha sentito ha esclamato “ma è Niki” e ha sorriso.
Come dici? No, mon lo so come si scarica il messaggio dai social, e poi non serve, ti posso scrivere il testo, è breve:
“professore ciao, come stai, ti aspetto a Caselle, così mi racconti la storia de Il Piccolo Principe e poi giochiamo anche con i dinosauri.”
Sì, hai ragione, i miei amici di Cip mi viziano, non passa giorno che non si fanno sentire, naturalmente ho ringraziato Isabella e Mario, Niki lo ringrazio di persona quando torno. Te l’ho detto, Caselle è un posto particolare, prima o poi bisogna che ci vieni, così ti rendi conto di persona. Alla prossima.

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19 Giugno 2021
ERNESTO E PASQUALE. PARTE SECONDA
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Caro Diario, come ti avevo preannunciato eccomi con la seconda parte della storia di Ernesto e Pasquale. Ho incontrato Ernesto e mi sono fatto raccontare un pezzetto della sua storia e della sua amicizia con Pasquale. Buona lettura.

“Sono Ernesto Rosso, ho 58 anni e sono di Casaletto Spartano.
Da 21 anni lavoro a Caselle come bidello e non mi voglio muovere da qui. Non mi voglio muovere per l’accoglienza che ho avuto da questa comunità e per i rapporti che ho con i ragazzi. Molti di loro è come se li avessi cresciuti, oggi sono genitori. È proprio così Vincenzo, oggi a scuola ci sono i figli dei ragazzi che ho incontrato quando sono arrivato, e io mi sento parte di questa comunità. Gran parte della mia giornata la passo qua. Secondo il mio ordine di servizio devo iniziare alle 8:00 ma alle 6:30 già sono qua per fare colazione al bar insieme a un gruppetto di amici.
Ho instaurato un bel rapporto di fiducia con le famiglie e la comunità e questo mi gratifica molto. Considero questa scuola la mia famiglia, il completamento della mia famiglia.
Prima di lavorare qui ho lavorato al Comune di Casaletto Spartano. Sono stato assunto come spazzino ma in realtà ho fatto anche il vigile, ho lavorato in ufficio, nei piccoli comuni funziona un po’ così.
Io sono diplomato, sono perito meccanico, e all’inizio ho avuto delle supplenze fuori, a Città di Castello, a Spoleto, ma non ho rinnovato le domande, sono molto legato alla mai terra. Avevo fatto la domanda anche nella Finanza, superai il concorso e mi chiamarono a Roma per fare le visite, ricordo che strappai la lettera senza dire niente ai miei genitori, lo feci per rimane nella mia terra, come ti dicevo sono molto legato a questo territorio.
Anche dopo che sono stato assunto qui ho avuto altre opportunità, era uscito pure un concorso per applicato di segreteria, ma non l’ho voluto fare, mi sarei dovuto spostare e non ho voluto farlo, non aveva senso.
Se mi trovo bene perché devo andarmene? Pensa che avevo la 104 di mia madre, però per continuare a usufruirne dovevo rimanere a Casaletto. In pratica o rifiutavo la 104 o dovevo chiedere il trasferimento, ho preferito rimanere a Caselle.
Pasquale mi ha colpito dal primo momento per i suoi ragionamenti e i suoi modi di fare, per il modo in cui espone i suoi pensieri, per i suoi atteggiamenti, sembra più grande dell’età che ha, per certi versi mi ricorda me quando avevo la sua età.
È un ragazzo affabile con tutti, ha una dolcezza unica, quest’anno ha fatto la seconda, ma già dalla prima quando arrivava a scuola aspettava gli altri bambini, cosa che non fanno tutti.
Mi saluta ogni giorno quando arriva e quando se ne va, quando non mi vede mi cerca per salutarmi, come ti dicevo a volte lo vedo come ero io, parlando con i genitori ho capito che il carattere di questo ragazzino lo ha maturato, lo ha forgiato.
Pure i genitori sono deliziosi, del resto non poteva essere diversamente, quando pianti una pianta se non trovi un terreno fertile è tutto più difficile. 
Quello che ciascuno di noi rappresenta si prende prima di tutto dalla famiglia, naturalmente poi c’è anche il carattere della persona, però le basi sono importanti, e le basi te le dà la famiglia.
Io sono nato nel 63, la mia famiglia economicamente era molto modesta, sia mamma che papà andavano a lavorare, mia sorella era parecchio più grande di me, io ero abbastanza autonomo e responsabile, mi preparavo la colazione da solo e tutto il resto. Ecco, con le dovute differenze, Pasquale sembra avere quella stessa capacità di autonomia, quello stesso carattere.
Pensa che una volta il padre mi ha telefonato per dirgli che il figlio gli aveva detto “papà, ma Ernesto è speciale, è come te, mi sembra un padre”. Vedi, io ogni volta che ci penso mi commuovo, per me una cosa così è bellissima, alla fine ognuno di noi spera di lasciare una piccola traccia, e il fatto di riuscirci, non solo con Pasquale, mi dà grande soddisfazione.
A volte faccio dei veri e propri sermoni, però mi vogliono bene, pensa che ieri una ragazza che doveva fare l’esame si è trovata in difficoltà con tutte le misure e il rispetto del protocollo che siamo tenuti a rispettare in questa fase e allora ha detto alla commissione “se per favore potete far venire Ernesto vicino a me”. Forse dipende andhe dal fatto che non sono un tipo da punizioni, non mi piace questa cosa di punire, però se penso che hanno sbagliato ci tengo a farglielo capire, naturalmente non mi riferisco alla didattica, che non è materia mia, non mi permetterei mai, mi riferisco alla vita, al rispetto, ai rapporti tra di loro e con noi che lavoriamo nella scuola a ogni livello.
Tornando a Pasquale, oltre all’intelligenza tipica dei ragazzini e delle ragazzine di questi tempi, tiene anche una sensibilità particolare, se per esempio tengo delle preoccupazioni se ne accorge, vedi che arriva e mi dice “Ernesto, ma che tieni stamattina”. Capisci bene che il fatto che un bambino della sua età venga a scuola e si accorga del mio umore o dei miei problemi è una caratteristica che colpisce.
Per quanto riguarda il nostro incontro da zi Filomena, era da un po’ di tempo che gli avevo promesso che saremmo andati a pranzo insieme e ieri finalmente lo abbiamo fatto, dopo di che tu ti sei messo a parlare con lui e io ti ho fatto vedere la fotografia. Pensa che ieri doveva andare al mercato con il padre, che è una cosa che gli piace tantissimo, Pasquale adora il padre, eppure non ci è andato per stare con me a pranzo. Sono piccole cose, però per me sono importanti.”

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17 Giugno 2021
ERNESTO E PASQUALE. PARTE PRIMA
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Caro Diario, questa storia è cominciata ieri, mentre ero, come quasi ogni giorno, a pranzo da Mario di Zi Filomena. A un certo punto entrano due uomini e un ragazzino, uno di loro dice a Isabella che è venuto a mangiare con Pasquale e il professore. Mangio la mia pasta e patate, la melanzana “mbuttunata” e gli zucchini e mi trasferisco al bar di Carmine, ‘U cardillu”, per il caffè.
Come ogni giorno, con il caffè apro il Mac e mi rimetto a lavorare, mi piace farlo per un’oretta all’Urmu, prima di tornare a casa. Passa mezzora e arrivano il mio uomo, Pasquale e il professore. Prendono due caffè e un gelato, poi il prof. si avvia e il mio uomo scherzando gli dice che può disporre di tutto il piano, può prendere anche i 100 euro che ha lasciato sotto la porta, e Pasquale senza perdere un attimo dice “i 100 euro è meglio se li prendo io”.

Dal mio tavolino sorrido, lo invito ad avvicinarsi e gli chiedo che cosa farebbe con i 100 euro.
“Ci comprerei dei giochi”.
“E li spenderesti tutti?”
“No, una parte la conserverei per comprare una macchina”.
“E perché vuoi comprare una macchina?”
“Perché mi piace guidare.”
“E come fai a mettere insieme i soldi per comprare una macchina?”
“Lavoro.”
“E che lavoro vuoi fare?”
“Il calciatore.”
“Va bene, il calciatore è il lavoro dei sogni, ma il lavoro che vuoi fare in attesa di fare il calciatore?”
“Il lavoro di papà.”
“E che lavoro fa tuo padre?”
“Vende delle cose.”
“E dove le prende le cose che vende?”
“Da un negozio molto grande.”
“E cosa vende?”
“Intimo. Calzini, canottiere, cose così.”
“Aspetta, ma se tuo padre vende intimo tu sei il figlio di Fortunato Laveglia.”
“Sì.”
“E ti piace il lavoro di tuo padre?”
“Tanto.”
“Ma lo sai che tuo nonno prima dell’intimo vendeva scarpe? E che è stato tuo padre che gli ha fatto cambiare settore?”
“Sì, lo so.”
“E non è che vuoi cambiare anche tu?”
“No, io non voglio cambiare, voglio vendere l’intimo, le canottiere, i calzini e tutto il resto.”
“Ma ogni tanto tuo padre ti porta con lui?
“Sì.”
“E vendi anche tu qualcosa?”
“Sì, vendo anche io.”
“E che dici per vendere?”
“Guardate i colori, verde, blu, nero, bianco, e poi la stoffa, e la comodità.”

Ecco amico Diario, è stato a questo punto che il mio uomo si è avvicinato e mi ha fatto vedere una foto, quella che vedi sotto, mi ha detto che si chiama Ernesto Rosso, che fa il bidello e che è amico di Pasquale, ma questa parte qui te la racconto domani, questa storia è troppo bella per finire in un giorno solo.

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13 Giugno 2021
LA TESINA E IL PANE DI CELESTE
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Io: “Buongiorno, donna di Sicilì”.
Lei: “Buongiorno, uomo di Napoli”.
Ecco caro Diario, qui a Cip Celeste Pellegrino lavora al Bar Pasticceria Sweet Point, praticamente di fianco alla Bottega di Jepis, e i nostri incontri quando è di turno la mattina comiciano proprio così.
Sono stato io a introdurre l’usanza quando ho scoperto la sua provenienza, per l’appunto Sicilì, frazione di Morigerati, che magari nell’Italia degli 8.000 comuni se potessero si separerebbero pure, se non fosse che anche tutti e due assieme superano di poco i 600 abitanti.
Celeste tiene 21 anni, un bel sorriso, è educata e gentile, così come le sue complici al banco e nel laboratorio, Angela e Arianna, però parla poco di sé, perciò sono stato contento quando qualche giorno fa ha raccontato della sua tesina per il diploma all’istituto alberghiero.
Il titolo era “I grani”, e Celeste non si è accontentata di pensare e di scrivere, si è messa a impastare a a fare, mi sono fatto mandare le foto, così tu capisci meglio e io non la faccio lunga.

Foto 1. La farina del Mulino Monte Frumentario Terra di Resilienza.

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Foto 2. L’impasto

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Foto 3. La lievitazione

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Foto 4. La cottura

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Foto 5. Il pane in tavola

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Come dici amico Diario? Sì, certo, la tavola della foto è quella di Celeste ma la cosa bella è che la ragazza il giorno della tesi si è presentata a scuola con una panella di pane per ciascun componente della commissione, della serie “se uno fa la tesina sul grano non può scrivere solo, deve anche fare, far sentire gli odori e i sapori, far assaggiare”, almeno così dice Celeste.

Come dici? Non lo so se anche quelli che non sono di Caselle quando vengono a Caselle, o lavorano a Caselle o vivono a Caselle migliorano, magari si e magari no, io ti volevo raccontare solo un pezzettino di Celeste, che magari quando passi di qui ti fermi allo Sweet Point, ti mangi un pasticcino squisito, ti prendi un bel caffè e la conosci. E se lei non è di turno? Ti mangi un pasticcino squisito, ti prendi un bel caffè e conosci Angela o Arianna, va bene uguale, ci sarà tempo per conoscere Celeste.

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9 Giugno 2021
LE LETTURE DI MARIO E LA SAGACIA DI NICOLA
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Caro Diario, stamattina ero quasi arrivato all’Urmo quando ho incontrato Mario, il Barbiere de Giulio. Ci siamo salutati, io lento, lui con il fare frettoloso di certe mattine.
“Prof., se vi fa piacere vi offro un caffè, lo prendiamo qui da Pedro Loguercio, ho la macchina nel parcheggio”.
Siamo andati al Roxi Bar, e mentre gustavamo l’ottimo caffè ha cominciato a parlarmi del libro che sta leggendo, Vedute sul mondo reale di Gurdjieff, del quale devo aver letto un po’ di anni fa Incontri con uomini straordinari, ma bisogna che ci ritorni su, perché non mi ricordo molto.
Usciti dal bar, mentre eravamo diretti io in bottega e lui all’auto, Mario mi ha detto che qualche sera fa ha visto un pezzettino della parte finale di Interstellar.
Cosa c’entra Interstellar con Gurdjieff? Niente, me l’ha detto perché qualche tempo fa gli ho regalato Viaggiare nello spaziotempo. La scienza di Interstellar di Kip Thorne, e insomma ha voluto dirmi che prima o poi ci torneremo su.
Eravamo quasi sul punto di salutarci quando ci siamo sentiti chiamare; ci siamo girati e a pochi passi da noi c’era Nicola Calabrò, ragazzo (in realtà uomo, ma ormai per me sono quasi tutti ragazzi) con la risposta pronta come pochi, prima di lui ricordo il mio maestro Luigi Santoro. Mentre veniva verso di noi gli ho chiesto se per caso conosceva Debora Calabrò, della quale di buon mattina avevo pubblicato la storia.
Vuoi sapere cosa mi ha risposto? Una cosa tipo “mai sentita nominare, sono persone che non frequento”, che per fortuna il buon Mario mi ha sorriso e mi ha detto “prof. è la sorella”, dopo di che dove ho mandato Nicola non te lo dico, ma sono certo che lo immagini.
Ancora due passi e siamo arrivati alla macchina. Stavamo per salutarci quando Nicola fa “Cumpà, aspetta che faccio un servizio in posta e poi mi paghi il caffè”. Mario, che come ti ho detto all’inizio andava anche di fretta, gli dice che non lo prende, che lo appena fatto con me, “mò mo, mò mo”, e poi che deve andare, quando Nicola senza battere ciglio gli fa “Cumpà, ti ho detto che lo devi pagare, non che te lo devi bere”.
Come dici amico Diario? Cosa ha fatto Mario? Si è messo a ridere di gusto e mi ha spiegato che Nicola aveva ragione, che il suo ragionamento non faceva una grinza. Nicola invece mi ha detto “prof. ma uno può tenere un compare così? Lui è il mio compare di matrimonio, ma secondo te lo posso cambiare?” Gli ho risposto che penso di no, li ho salutati e me ne sono salito verso la bottega pensando che sono veramente un uomo fortunato.
Come dici? Solo a Cip? Non ci riprovare, ti ho detto già che solo a Cip non sta bene, sembra che vogliamo fare i primi della classe. Però tieni ragione tu, solo a Cip. Capisci perché sto così bene qui?

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7 Giugno 2021
TANTI AUGURI ISABELLA
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Caro Diario, tra le conseguenze positive che hanno i social nella mia vita c’è il fatto che mi ricordano i compleanni delle persone a cui voglio bene, amiche, amici e parenti. Come dici? Lo so che non capita solo a me di scordarmene, è che io ci aggiungo il carico, cambio le date, per esempio mio figlio Luca è nato il 16 Febbraio e io penso ogni volta il 18, mia sorella Nunzia il 3 Giugno e io mi fisso con il 7, se non ci fossero i social, e santa Cinzia, sarei perso.
Oggi è il compleanno della mia amica Isabella Carro e voglio approfittarne per raccontarti la sua gentilezza. No no, questa cosa che dietro a un grande uomo ci sta sempre una grande donna sa di passato, alla fine tende sempre a mettere in primo piano l’uomo, invece è tempo che la grandezza delle donne brilli di luce propria, anche qui a Cip, che magari se fa qualche passettino avanti anche in questo campo non fa male.
Tornando alla gentilezza di Isabella, lo vedi già da come ti saluta e ti invita a sedere, vale per Michele, vale per Antonio e vale per me, che siamo i commensali di ogni giorno, gli habitué. L’avesse conosciuta mio padre mi avrebbe detto “Isabella è una signora”, signora nel senso che diceva lui, che pensava all’essere e non all’avere, alla persona e non ai soldi. 
Insieme alla gentilezza c’è il suo lavoro ben fatto, la cura e l’attenzione che mette in quello che fa, sia nel rapporto con i clienti che in quello con i figli, Laura, Andrea e Niki.
Sì, si, amico Diario, pure io me la sono cavata, sia nel lavoro che con i figli, però una cosa alla volta, tutte e due assieme non mi veniva bene, ancora adesso non mi viene bene, quando lavoro sono un poco asociale mentre Isabella no, lei per i figli c’è se