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François, Scritte, Michele e ‘o Luvato

Caro Diario, innanzitutto mi voglio scusare per la confidenza che mi sono preso nel titolo, il François in questione è il grande  François Jullien, filosofo, ellenista e sinologo francese, e non intendo mancargli di rispetto, è che i titoli sono un po’ così, devono essere brevi e attraenti, spero che questo lo sia perché a questa storia ci tengo assai.
Come dici? Anche il nostro amico Michele Croccia è un grande? Non lo dire a me, l’amore e la maestria con cui le persone fanno il loro lavoro, qualunque lavoro facciano, è uno dei muri maestri della mia esistenza. Del resto c’è una ragione se proprio con lui e Giuseppe Jepis Rivello abbiamo realizzato Da 99 a cento, un’attività di ricerca da cui continuo a imparare tanto e che soprattutto continua a ispirare le mie riflessioni sul rapporto tra teoria e pratica e maestro e allievo, un po’ le hai potute leggere sia ne Il lavoro ben fatto che in Parole Forgiate.

libri

Tornando a Jullien, immagino che non te lo ricordi ma in un post di 5 anni fa avevo citato un suo pensiero tratto da Le trasformazioni silenziose, eccolo: “La modificazione biforca e la continuazione prosegue, una innova e l’altra eredita. […] Prendiamo esempio dalle stagioni, che hanno continuamente ispirato il pensiero cinese: la modificazione interviene dall’inverno alla primavera, o dall’estate all’autunno, quando il freddo si inverte e tende verso il caldo, o il caldo verso il freddo; quanto alla continuazione, invece, si manifesta dalla primavera all’estate, o dall’autunno all’inverno, quando il caldo diventa più caldo o il freddo più freddo.”

Ecco, tutto questo mi è sembrato di riviverlo ieri, mentre via chat ragionavamo con Michele della storia che sta scrivendo per Scritte.blog. Sì, è una modalità che seguiamo ogni volta, sempre ieri, però nel pomeriggio, lo abbiamo fatto anche con Elisa Feola, la verità è che ci prendiano molta cura delle storie che ci arrivano, narrare non è solo il nostro lavoro, è una parte importante delle nostre vite.
La storia che Michele ha deciso di tatuare sulle sue scarpe, e su quelle che ha regalato al figlio Alfonso, questo ricordatelo perché è un gesto con un valore simbolico che prima o poi racconterò, si intitola Lieviti.
Lieviti come il piccolo documentario che Jepis ha realizzato e diretto lo scorso anno, lieviti come senso della famiglia e della comunità, lieviti come educazione e cultura del rispetto di sé stessi e degli altri.

 
È stato quando Michele ha ripetuto che ‘o luvato è sempe ‘o luvato, il lievito è sempre il lievito, che sono stato preso dal déjà-vu, è stato a quel punto che l’ho fermato e gli ho detto che il lievito è l’emblema stesso della vita, perchè continua e modifica allo stesso tempo, eredita e innova contemporaneamente, porta dentro di sé il cammino che è stato e quello che sarà, le sue bolle  sono il prodotto della testa (la sapienza), delle mani (la maestria) e del cuore (la passione) di più generazioni.
Funziona proprio così caro Diario, te ne accorgi quando Michele racconta della nonna e dopo 30 secondi ti dice degli studi e delle sperimentazioni che sta facendo per rendere le sue pizze, le sue teglie, le sue mboste ancora più buone e tu senti che è così anche se ti sembra impossibile, impossibile che si possano fare pizze, teglie e mboste più buone di quelle che fa già.

La morale della storia è che  ‘o luvato è sempe ‘o luvato è una delle due frasi che presto cammineranno con Michele e Alfonso, scritta così, in dialetto, a sottolieare il legame con la propria comunità. Anche qui comunità non solo come radice, come eredità, ma anche come apertura, come innovazione che si fa ogni giorno, un poco come succede con il lievito, o come intende Jepis quando dice “un piede nella mia terra, un piede nel mondo e la testa nella rete”, che non a caso è stata la prima storia che cammina, quella che ha messo in moto tutto il resto.

pg

Come dici amico Diario? Qual è la frase che va sull’altra scarpa?
Il senso del riscatto. E pure questa, se guardi il piccolo documentario, ti apparirà in tutta la sua bellezza. A proposito, insieme alle due frasi ci sarà pure la spiga, che da sempre è l’emblema de La Pietra Azzurra, dove il maestro Croccia dà sapore e bellezza alle sue pizze.

pef

Prima di salutarti ti devo dire ancora due cose a proposito di Scritte.
La prima è che questo progetto non ha ancora compiuto nove settimane e si è preso uno spazio nella mia vita come se ci fosse da sempre. No, non lo so quanto durerà, spero tanto, ma davvero non lo so, Jepis dice che lo dobbiamo considerare un cantiere temporaneo, è un martello su questo punto, perciò ho deciso di viverlo per quello che è, un grande amore, che tu speri che duri per sempre, e se finisce ci stai male, ma poi passano i giorni e capisci che i grandi amori non hanno tempo, vanno vissuti a prescindere.
La seconda è che tiene ragione il giovane jedi, con il dovuto rispetto per la maestria di Patrizio Dolci e Mastrodomenico Sandali, che è davvero tanta, per noi non è questione di scarpe o di borse, il nostro è un progetto editoriale, stiamo semplicemente sperimentando la possibilità di scrivere storie su nuovi supporti, device come li chiama lui, nel senso che per noi le scarpe, le borse e chissà quanto altro ancora sono uguali al foglio di carta, alla lavagna, alla schermata del computer, degli strumenti sui quali nuove autrici e nuovi autori scrivono, con il nostro aiuto, le loro storie.

Mio padre, che aveva un lessico e una grammatica tutta sua, avrebbe detto “modestamente a parte” il nostro è un progetto culturale, un progetto di senso, per questo la scatola di legno scritta, perché si, è scritta anche lei, per questo il messaggio di restituirci le scarpe invece di buttarle perché nessuna storia merita di essere buttata, per questo i nomi degli artigiani che l’hanno realizzata e l’incisione del giorno in cui è stata finita.
Sì, in via Caporra 123 è questo che continuiamo a pensare e a fare amico mio, quello che pensiamo e facciamo da una vita, raccontare storie, ereditando e innovando, fino all’infinito e oltre.

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