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Una storia che cammina

Si chiama Scritte. Proprio così caro Diario, Scritte. È un progetto editoriale e lo stiamo raccontando con un blog e una pagina instagram.
L’idea è nata nella Piccola Scuola di Jepis Bottega. Il folle che l’ha fatta diventare una possibilità è Giuseppe Jepis Rivello, che poi si è scelto come complici Giuseppe Cacetta Pellegrino e il sottoscritto. Insieme a noi ci sono Patrizio Dolci e Mastro Domenico, che con la loro maestria, il loro know how umano e professionale, sono gli artefici magici che rendono possibile l’opera. Perché lo sai, nel mondo che piace a noi funziona così, pensare e fare camminano insieme, fare è pensare, fare bene le cose è la normalità, la regola.

A questo mondo ho dedicato una parte importante della mia vita non solo lavorativa, e anche quella che mi resta è sintonizzata in larga parte lì, con lo sguardo alto naturalmente, perché il lavoro ben fatto è come i centimetri di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”, sta dappertutto, ha infinite facce e connessioni, sta proprio lì la sua forza, la sua capacità di cambiare le persone, le organizzazioni, le comunità e dunque il mondo. È dentro questo approccio che #lavorobenfatto da qualche giorno è diventato anche una storia che cammina su un paio di scarpe.

Ecco amico Diario, siamo tornati a Scritte e, per quanto mi riguarda, al perché questa cosa delle storie che camminano mi ha preso  così tanto. Sì, hai capito bene, non sto parlando di scarpe, sto parlando di senso. Non il senso del progetto editoriale, che quello Jepis lo ha raccontato come meglio non si può nel suo racconto del caso studio. Il senso della tempesta che questo progetto ha scatenato in me, il senso del mio amore per Scritte, insomma il mio perché.

Tieni presente la storia dei messaggi nella bottiglia? Se vai su Wikipedia la trovi, a cominciare dal filosofo Teofrasto che nel 310 a. C. usa questo espediente con l’intenzione di dimostrare che il Mar Mediterraneo è un bacino dell’oceano Atlantico. Il mio primo pensiero quando Scritte ha cominciato a delinearsi è stato questo, e però subito dopo mi sono scoperto entusiasta della possibilità di portare il mio racconto con me, di camminare e di andare incontro al futuro insieme.

Sì caro Diario, Scritte può essere l’inizio di una storia infinita. Infinita come l’amore che ci vuole per fare bene le cose. Infinita come la soddisfazione che provi quando una cosa l’hai fatta bene. Infinita come la fatica che ci vuole a volte, quando non sai se arriverai alla meta e però non ti fermi, continui ad andare, perché è bello, ha senso ed è giusto così. E sono contento assai che da oggi in poi lo posso fare con le mie scarpe ai piedi.

Per la mia storia che cammina ho scelto due articoli del Manifesto del Lavoro Ben Fatto. Il 37: Il lavoro ben fatto è il suo racconto. E il 52, l’ultimo: Nessuno si senta escluso.  Non ti nascondo che mi piacerebbe che in tante, e in tanti, decidessero di mettersi nelle mie scarpe. Mettersi nelle mie scarpe nel senso degli inglesi e degli americani, mettersi nelle mie scarpe come mettersi nei miei panni, che è diverso dal mettersi le mie scarpe ai piedi.

Mettersi nelle mie scarpe per condividere un cammino, è questa la parte della storia che mi manda al manicomio. Mettersi nelle mie scarpe per portare in giro, insieme, una possibilità. È questa per me la chiave, sta qui il senso del messaggio affidato a un paio di scarpe, e naturalmente non vale solo per me e la mia storia, vale per tutti quelli che decideranno di camminare insieme alla propria storia.

No logo amico mio, solo creatività e bellezza, perché come ha detto ieri sera mia sorella Nunzia, chi decide di scrivere la sua storia su un paio di scarpe ha una storia bella da raccontare, non ha senso scrivere sulle proprie scarpe una storia brutta.

E poi unicità, che questo invece l’ha detto la mia amica prof. Betty Morvillo, perché è facile rifurgiarsi nella sicurezza del brand di moda, creare le tue scarpe vuol dire anche uscire fuori dal coro e dire al mondo “questo è un pezzetto di quello che penso io, di ciò in cui credo, questo è il mio messaggio da mettere nella bottiglia, anzi no, sulle scarpe”.

Infine autorialità, e questo lo ripeto io da quasi 30 anni, ricordo che nel 1999 io e Colomba Punzo presentammo a Milano una relazione al convegno Internet: il media del 2000 e la intitolammo proprio così, “Pensieri e autori per il prossimo millennio”.
Essere autori, produttori di contenuti, e non solo consumatori, è una delle possibilità più interessanti connessa all’avvento di internet.

È da questa voglia di sperimentare nuovi modi di essere autori che nasce Scritte come progetto editoriale.  È per questo che un  vecchio sociologo narratore come me, che ha riempito migliaia e migliaia di pagine tra libri, paper e articoli, si ritrova a essere emozionato come un bambino di fronte alla torta di compleanno per aver scritto dodici parole, articoli e congiunzioni compresi, sulle proprie scarpe.

Detto questo, aggiungo che un’altra parte della faccenda che mi piace assai e sulla quale bisognerà ritornare è quella che si riferisce al rapporto tra racconto e creazione di impresa. No no, non dirlo neanche per scherzo che Jepis e Cacetta mi uccidono, noi non facciamo scarpe, a quelle ci pensa Patrizio Dolci, il nostro è un progetto editoriale, però anche il progetto editoriale è, nel senso ampio del termine, un’intrapresa. E questo mi porta a dire che il processo di decostruzione del rapporto tra materiale e immateriale è ogni giorno di più semplicemente in atto non solo nei mondi di internet, dell’IoT e dell’intelligenza artificiale ma anche in quelli della manifattura tradizionale come le scarpe.
Come dici? Ho fatto la scoperta dell’acqua calda? Non lo so, non ho una cosa definitiva da affermare, però direi che non sono d’accordo, secondo me se approfondiamo il ragionamento su cosa significa oggi mettere in produzione idee e possibilità non facciamo male.

Prima di salutarti ti voglio dire che ieri sera ho messo per la prima volta i piedi nelle mie scarpe. Oggi le indosso, qui a #Cip arriva Luca, il mio complice nel racconto del lavoro ben fatto. Sono contento assai, è il suo compleanno e l’occasione è quella giusta per la prima uscita. Se ci vuoi credere ci credi e se invece no va bene lo stesso, ma mi sono impappinato mentre scioglievo i lacci, e la mano un poco mi tremava mentre li allargavo e infilavo il piede nella scarpa. Dopo di che ho pensato a mio padre, ho sentito il suo vocione che mi diceva “Guagliò, chesti scarpe so ‘nu guanto”. Se ci fosse stato, avrebbe detto proprio così. E gli sarebbe piaciuta pure la parte della storia che cammina, era un tenerone, se lasci perdere l’italiano era pure un poeta, pensa che ho recuperato una sua foto con dedica a mia madre e l’ho condivisa sui social con la prima parte della sua dedica: “T’amo impassitamente, sono il tuo quore che sembre ti ama”. Non ti dico come continua sul retro, la lettera di Totò e Peppino al confronto sembra scritta dall’Accademia della Crusca. È stato un uomo pieno di difetti, meraviglioso e unico il mio papà, come sai il lavoro ben fatto a casa Moretti l’ha portato lui, perciò la scarpa è anche un poco la sua.

Con questo direi che per adesso è tutto, è il momento dei saluti, tra qualche minuto mi metto in cammino, poi magari ti racconto, te l’ho detto che questa è una storia infinita, ci sarà tempo e modo di tornarci su.

scritte

POST SCRIPTUM
Grazie di cuore a Margherita Fiscina, Stefania Fiscina, Giovanni fiscina e a tutta l’azienda Patrizio Dolci. Insieme al lavoro ben fatto, che è la loro pratica quotidiana, ci sta la cura e il rispetto per le persone, che come ha insegnato Giovanni Fiscina ai figli Patrizio e Luciano, è la prima cosa. Considero la loro amicizia un vero privilegio.

#scritte

POST POST SCRIPTUM
Tiene ragione Borges, “Si può comunicare solo ciò che è condiviso dall’altro. Le parole presuppongono esperienze condivise. È come un sapore o un colore; se l’altro non ha visto quel colore o non ha percepito quel sapore, le definizioni sono inutili.”
Jepis me lo aveva detto che quando metti ai piedi la tua scarpa con la tua storia la giornata è diversa, ma solo quando ho messo ai piedi la mia scarpa con la mia storia ho capito che la giornata è diversa.

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VEDI ANCHE
Scritte, la pagina instagram
Scritte, il blog
Scritte, la mia storia
Patrizio Dolci, lo le storie che camminano
Il tavolo di lavoro, l’inizio
Il lavoro ben fatto, il libro
Lavoro ben fatto, La storia che cammina di Laura Ressa

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