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I muri maestri del lavoro ben fatto

Caro Diario, come sai ogni tanto ho bisogno di mettere ordine nei miei pensieri, di semplificare, di fare pace con le parole che affollano la mia narrazione del lavoro ben fatto, e dunque la sua capacità di attivare azioni, perché pensare è fare, noi ormai l’abbiamo imparato che è così che funziona. Ecco, è per questo che ho scritto e voglio condividere con te i quattro muri maestri che a mio avviso reggono la nostra casa:

1. Il lavoro ben fatto è che ognuno si alza la mattina e fa bene quello che deve fare, qualunque cosa debba fare.
2. Il lavoro ben fatto è facile, alla portata di tutti, ci si abitua, una volta che hai imparato non smetti più, è come allacciarsi le scarpe, fare il caffè, mettersi il cappello in testa, che a nessuno viene in mente di appoggiarlo sul naso, neanche se ce l’ha grande come il mio.
3. Il lavoro ben fatto ha senso, è bello, è giusto, è possibile e soprattutto conviene.
4. Il lavoro ben fatto è che ognuno fa bene quello che deve fare e tutto funziona come deve funzionare.

Giuro, ho finito, giusto per evitare che si pensi che mi sono messo a scrivere i bigliettini da mettere nei cioccolatini aggiungo cinque link per saperne di più:
Il primo porta al manifesto del lavoro ben fatto, allo sfondo, al background.
Il secondo racconta meglio in che senso il lavoro ben fatto è facile.
Il terzo approfondisce perché il lavoro ben fatto ha senso, è bello, è giusto, è possibile e conviene.
Il quarto parte da Lorenzo, il muratore che salva la vita a Primo Levi nel campo di concentramento di Auschwitz e suggerisce in che senso fare bene le cose ha senso sempre.
Il quinto rimanda a Novelle Artigiane, il romanzo del lavoro ben fatto, e davvero ho detto tutto.

Come dici amico Diario? Ne possiamo discutere? Certo che sì, mica sono le tavole dei 10 Comandamenti, ti ho scritto per questo, per parlarne con te e con chiunque abbia voglia di farlo. Come si fa lo sai, scrivi a partecipa@lavorobenfatto.org e poi ci penso io a pubblicare. Alla prossima.
jmo2019mor1a