Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
©credits

Le scarpe di Gianfranco

Caro Diario, oggi ti racconto Gianfranco Montano, un ragazzo di 34 anni che i suoi centimetri li ha scoperti, cercati, inseguiti, trovati nelle mani e nelle scarpe.
“Vincenzo, sin da bambino ho avuto a che fare con la mia vocazione alla manualità, naturalmente al principio senza esserne consapevole, mi bastava essere felice quando potevo creare, modificare o anche costruire da zero una qualunque cosa, anche un gioco. Sono nato in una famiglia umile, mio padre, autista, ha passato una vita intera a lavorare fuori; mia mamma, casalinga, si è occupata di noi figli, io e mia sorella. Ricordo che da piccolo mi piaceva anche seguire papà nella nostra piccola campagna; mi piaceva osservarlo mentre potava, o accudiva il nostro vigneto, e come tutti i figli della mia età cercavo di imitarlo”.

Gianfranco è nato e vive a Sant’Arcangelo, un piccolo paesello della Val d’Agri, non molto lontano da Guardia Perticara, il paese dove una sera di fine Agosto ho avuto il piacere, grazie a Vito Verrastro, di conoscerlo. 
Alla voce “lavoro” ha fatto molte cose nella sua vita, per esempio l’operaio nei supermercati, a Parma in un’azienda farmaceutica, emigrante non solo per necessità, anche per scelta, perché sentiva il bisogno di vivere esperienze diverse da quelle a cui era abituato. È durato un po’ di anni, poi ha prevalso la voglia di tornare al suo paese, di provare a costruire qualcosa con le sue mani.

Come dici amico Diario? È evidente che questa voglia di costruire qualcosa con le sue mani Gianfranco l’ha avuta sempre dentro di sé? E che il posto migliore per fare una scelta di questo tipo è proprio la sua Sant’Arcangelo? Confermo! È proprio così che mi ha detto. Però questo non vuol dire che sarà così per sempre, almeno non è scontato, e ti devo dire che io lo capisco, ma questo è meglio se te lo faccio dire direttamente da lui.
montano3
“Vedi Vincenzo, sono una persona determinata ma anche ambiziosa, un uomo in cerca di una stabilità sia a livello personale che professionale. Sono anche testardo e un po’ istintivo, e lo sono quando devo e anche quando non devo esserlo, ammetto che questo è un po’ un mio difetto, chi mi conosce bene sa che del mio impeto, della mia irruenza, insomma sono uno che dà filo torcere. Ho voluto creare qui il mio posto di combattimento, cercando stimoli e possibilità, ma a malincuore devo ammettere che non mi sento completamente realizzato, purtroppo aprendo il mio cassetto dei sogni ci trovo un biglietto di andata e questa volta non lo so sé ci sarà un ritorno, è come se sentissi forte il bisogno di guardare altrove, sento mia la famosa esortazione di Steve Jobs, Siate affamati.Siate folli, mi piace essere proprio così, affamato e folle”.

Come dici Caro Diario? In tutto questo non ti ho detto ancora che cosa fa Gianfranco?
Aspetta, non andare di fretta, dai tempo al tempo, comunque lo potevi capire dall’inizio, fa scarpe, ma detto così scarpe è solo una parola, non ti dà il senso di quello che c’è dentro, che c’è prima, che c’è dopo.

“A farmi scoprire la mia vera passione, la realizzazione della scarpa, è stato il mio maestro, Angelo Imperatrice. Faccio tutto da solo, dal disegno al modello, dalla lavorazione della pelle fino alla creazione del prodotto finito. Ho frequentato e frequento corsi e laboratori a Firenze per la parte per così dire più tecnica, per il resto mi aiuta molto la mia passione e la mia creatività. Da quando ho cominciato a creare le mie scarpe da zero è iniziato una vita nuova in un nuovo mondo fatto per l’appunto delle mie creazioni, delle mie idee e naturalmente anche dalla mia voglia di imparare e di migliorarmi sempre.
Vincenzo, secondo me non è la scarpa a esprimere la tua vera personalità, lo stile o il grado di raffinatezza, sono piuttosto i colori, le sfumature che si celano dietro la tinta principale, la patina. È questo che rivela i gusti e mostra la tua innata eleganza, se ce l’hai. Dalla scelta del modello alla patina il mio è un invito alla più completa personalizzazione, ho creato questo processo che apre la possibilità di configurare la propria scarpa e di renderla come nessun’altra.
Si comincia con lo scegliere il modello, in cuoio italiano, In questa fase la scarpa è completamente bianca. Poi, si passa al colore, o meglio, alla patina. È un lavoro artigianale complesso, che richiede diverse ore, che non sarà mai identico da un paio all’altro. Dietro al classico nero o marrone si potrà optare per una sfumatura che dà sul verde, sul grigio, sul bordeaux. Oppure farsi realizzare un paio di calzature intonate ad un altro accessorio. Per coronare il tutto, si potrà optare per un una speciale lucidatura (una mescolanza tra cera e acqua) che rende la superficie più brillante e protegge nel tempo  il cuoio. In questa fase qui della realizzazione impiego circa 40 ore di lavoro per completare quella che per me è una vera e propria opera d’arte.”

Come dici amico Diario? Ti immagini la faccia che ho fatto quando Gianfranco ha parlato della patina? 
Non sfottere, sì, ho fatto la faccia contenta, l’ho detto anche a lui, mi sono andato a leggere la pagina di Novelle Artigiane in cui Mastro Giuseppe sorrise, accarezzò con dolcezza la testa di Sofia e “le raccontò che c’era stato un tempo in cui i pezzi non si firmavano e la patina era un po’ come il brevetto che lo scienziato mette su una scoperta, una specie di firma che permetteva di identificare la bottega che aveva patinato quel determinato pezzo”, secondo me vale anche per le scarpe di Gianfranco, comunque adesso fammi tornare al punto, che ti devo dire che la sua passione è il mare, pratica pesca subacquea e pesca anche con la canna, passo le suo ore libere a mare, anche in inverno, è lì che si rilassa, trova pace e serenità, scarica le tensioni, si rigenera.

“Vincenzo, assieme alla passione per le scarpe ho la passione per Firenze e per le città d’arte, a volte anche solo passeggiando trovo ispirazione, secondo me la bellezza chiama bellezza, tu che dici?”
Dico che hai ragione caro Gianfranco, la bellezza chiama bellezza, così come la cultura chiama cultura, e forse questa è una possibile ragione perché tu, armato del tuo talento, resti a combattere la tua battaglia nella tua Sant’Arcangelo, nella tua Lucania, nel tuo Sud. Forse.

montano66