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Omero, la iOS Developer Academy Unina e il lavoro ben fatto

diario di vincenzo moretti e gennaro caccavale
21 Ottobre 2016; 24 Ottobre 2016; 25 Ottobre 2016;

21 Ottobre 2016 Torna al Diario
Caro Diario,
il fatto è noto a tutti, immagino anche a te: a Napoli, nella parte orientale della città, per iniziativa della Università Federico II in partnership con Apple, è nata iOS Developer Academy Unina.
L’idea è semplice, raccontare questa straordinaria opportunità dall’interno, darle un volto e una voce. Lavoro da oltre dieci anni attorno all’idea che le buone storie possono aiutarci a valorizzare e condividere contesti capaci di costruire e cogliere opportunità, di moltiplicarle, di sostenere di più e meglio il cambiamento culturale e sociale di cui l’Italia ha bisogno, e ritengo che questa possa essere un’occasione importante.
Il media con cui intendo realizzarla sono le tue pagine su questo blog, e per questo cerco uno studente o una studentessa della iOS Developer Academy Unina tra i 200 selezionati che abbia voglia di raccontare insieme a me il proprio percorso di apprendimento. Raccontare cosa sta accadendo di inedito nella sua vita, cosa sta imparando a pensare, cosa sta imparando a fare, quali problemi sta incontrando, quali sono le sue aspettative e le sue speranze. Raccontare se stesso/a e raccontare le connessioni e le relazioni con gli altri, che come ci ricorda il poeta «nessun uomo è un’isola, intero in se stesso».
Il background dal quale sono partito da una parte te l’ho raccontato in questo post: «TecnoNapoli, la Federico II, la Apple e il futuro delle periferie», dall’altro te lo sintetizzo con una citazione di Karl Weick (1997): «Le storie aiutano la comprensione, perché integrano quello che si sa di un evento con quello che è ipotizzato […]; suggeriscono un ordine causale tra eventi che in origine sono percepiti come non interconnessi […]; consentono di parlare di cose assenti e di connetterle con cose presenti a vantaggio del significato […]; consentono di costruire un database dell’esperienza da cui è possibile inferire come vanno le cose.» 
Ecco, direi che per ora basta così. Spero di trovare un Omero altrimenti questa pagina di epica rimane bianca e sarebbe un peccato. Conto sull’aiuto del mio amico Giorgio Ventre e sulla mia buona fortuna. Ti faccio sapere.

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24 Ottobre 2016 Torna al Diario
Caro Diario, 
avevo da poco scritto della mia idea di trovare uno studente o una studentessa che raccontasse la sua esperienza quando mi arriva in chat questo messaggio: «salve prof, in passato già ho seguito qualche suo intervento e ho letto il suo articolo su Nòva Il Sole 24Ore. Se non ha ancora trovato nessuno sappia che sono rientrato nei primi 100 della iOS Developer Academy Unina e che sono disponibile. Questa è stata la nostra seconda settimana di “lezione”, mi faccia sapere. Gennaro Caccavale
Ora, come puoi immaginare, già dal nome e cognome il ragazzo mi è sembrato quello giusto, però naturalmente non mi sono fermato qui, gli ho raccontato cosa ho intenzione di fare e come intendo farlo, gli ho detto di un po’ di regole che guideranno il nostro lavoro e gli ho chiesto un po’ di righe di prova. Mi ha scritto che sarebbero arrivate al massimo entro Domenica mattina e invece sono arrivate alle 11.23 p.m., ma insomma non è che posso stare sempre a guardare il particolare, che altrimenti si capisce che sono segno zodiacale Vergine e addio. 
Comunque bando alle ciance, ecco cosa mi ha scritto Gennaro:

«Buonasera prof., eccomi. Confesso che dopo aver letto che le persone che avevano fatto domande per l’ammissione alla iOS Developer Academy Unina erano circa 4200 ed erano sparpagliate per mezza Europa avevo quasi perso le speranze di superare anche solo la prima fase dei test, tant’è che avevo deciso di non presentarmi più. Per fortuna che poi – complici gli insistenti consigli di amici e genitori – ho cambiato idea il mattino stesso.
Come forse saprà i requisiti per partecipare erano un qualunque diploma e la maggiore età, fino a un massimo di 29 anni, dunque io 23enne rientravo tranquillamente. Con il senno di poi dico che se non avessi inviato la richiesta di partecipazione avrei commesso una sciocchezza di cui mi starei ancora pentendo, e invece mi ritrovo alla soglia della terza settimana dall’inizio dei corsi per i primi 100 in graduatoria, tra i quali sono rientrato.
No prof., non sto parlando del sogno di una vita, ma di un’opportunità che non potevo lasciarmi sfuggire. È in pratica da quando avevo 5 anni che il mondo dell’informatica mi affascina, da quando ne avevo circa 14 anni ho imparato a muovere i primi passi con la programmazione, prima da autodidatta e poi a scuola (avendo frequentato un’Istituto Tecnico nella mia Afragola), ma lei lo sa come funziona, in attesa della Laurea in Informatica, per un’azienda risulti comunque poco appetibile.
Visto che mi ha chiesto di darle un primo parere su come secondo me è strutturato il percorso a livello didattico e organizzativo le dico che bisogna fare un plauso alla Federico II, al Governo che ha chiuso gli accordi e alla stessa Apple, perché come le dicevo è evidente che si tratta di una opportunità vera, con strumenti di lavoro e strutture adeguate. Non sto parlando del MacBook e dell’iPhone di cui siamo stati dotati, anche se sinceramente anche quello fa piacere; sto parlando del Campus, che è una di quelle strutture che ti fa venire voglia di vivere il mondo universitario al 100%, lasciandoti un po’ di malinconia quando te ne devi tornare a casa.
Le lezioni, tenute completamente in inglese, non hanno nulla a che a fare con il sistema scolastico/educativo italiano, non esistono banchi o cattedre né lezioni frontali, c’è un grandissimo openspace con tavole rotonde, schermi da 60” e zona relax; non c’è il docente al centro della lezione (chiamati semplicemente esperti), c’è lo studente. Vieni continuamente stimolato ed invogliato a mettere in gioco il tuo cervello, infatti molto è basato sulle sfide che ci vengono man mano proposte secondo il metodo denominato Challenge Based Learning. Gli esperti, non tutti italiani, sono davvero persone fantastiche, coinvolgenti e molto preparate (ammetto di aver spulciato anche i loro profili professionali), l’età media è sui 35 anni ed anche per questo che con loro c’è molta confidenza, senza che il rispetto reciproco venga a mancare.
Devo dire che, almeno nel mio caso, questo tipo di allenamento – si, la considero una sorta di palestra -, sta già iniziando a dare i suoi frutti, non solo per le tante nozioni sia pratiche che teoriche apprese in così poco tempo, ma anche per il fatto che ogni giorno sei portato a trovare soluzioni a determinati problemi facendo leva sulla creatività e stimolando il processo decisionale (problem solving). Tutto ciò, infatti, ha avuto riscontro durante le lezioni di programmazione, design, marketing e project management.
Da studente di Informatica presso la Parthenope penso che corsi come questo, che vedono una riuscita collaborazione tra pubblico e privato, possano interfacciarti prima, meglio e di più con il mondo del lavoro, anche se con conoscenze specifiche appartenenti a un determinato ambito. Sia ben chiaro, non c’è alcuna intenzione di lasciare in sospeso la laurea sia da parte mia, che da parte dei “colleghi” conosciuti finora, ma già stiamo iniziando a ricevere proposte lavorative per quando usciremo formati, una sorta di prenotazione in anticipo.
Da quello che ho potuto capire sin qui lo scopo della Apple non è quello di istruire semplici programmatori, bensì quello di formare figure che sappiano guidare team e gestire gruppi di lavoro, persone in grado di avviare la propria startup e che sappiano guardare il mondo da più prospettive. Chissà, forse l’Academy racchiude un po’ della missione pedagogica di Steve Jobs sintetizzata dallo slogan “Think Different”.
Ciò detto, come sempre non è tutto rose e fiori, ad esempio il vuoto istituzionale a San Giovanni a Teduccio si sente eccome. Spero che in tempi strettissimi ci sia la giusta attenzione da parte di Comune, Regione e Governo perché altrimenti non solo perderemo la fiducia della Apple, ma a farci le spese sarà l’intero Campus che verrà fagocitato dalla realtà circostante invece di cambiarla. Un esempio per tutti: il fatto che la zona sia da riqualificare è sotto gli occhi di tutti, manto stradale dissestato, edifici che cadono a pezzi, urbanistica che si è data all’ippica e guardando sui tetti dei palazzi si può notare come nella zona non sia arrivato manco il concetto di antenna condominiale.
Alcuni non hanno colto l’importanza di questa attività, non hanno intuito che potrebbe essere effettivamente una delle prime pietre posate sulla quale costruire un possibile Polo dell’eccellenza italiana in quanto ad alta tecnologia, soprattutto se in futuro ci sarà l’impegno da parte degli altri big dell’ICT, sperando ad esempio nell’invidia che Apple potrebbe aver suscitato nei confronti di Google (primo competitor per quanto riguarda il mobile). Già ora in Italia l’ecosistema di App per soli dispositivi Apple dà lavoro a più di 75.000 persone, ben lontane da Francia o Germania che viaggiano rispettivamente su 163.000 e 209.000 (App economy jobs in Europe), questa quindi deve essere una delle opportunità di crescita da non prendere sotto gamba.
Per concludere e sperando che la mia sintesi le piaccia, penso che entrare a far parte dell’iOS Developer Academy, primo ed unico corso attivo in Europa, sia di sicuro un privilegio, non solo perché è stata realizzata con l’azienda più ricca nonché una delle più importanti al mondo, anche e soprattutto perché potrebbe rappresentare l’occasione che Napoli stava aspettando da tempo. Un’occasione di riscatto in grado di farla ripartire dalla tecnologia, dall’innovazione e dal proprio capitale umano. Onestamente prof., se ce la facciamo scappare siamo proprio dei polli, ma non quelli ruspanti, quelli di batteria.»

Non so tu, caro Diario, ma a me Gennaro Caccavale che fa la parte di Omero comincia a piacermi. Si, si, non ossere ossessivo, pure mio padre diceva che «che i cavalli buoni si vedono sulla lunga distanza», ho detto solo che per ora mi piace, e questo che cos’è. Alla prossima.

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21 Ottobre 2016 Torna al Diario
Caro Diario, ieri sera ho fatto una lunga chiacchierata telefonica con Gennaro, per la verità gli avevo detto due minuti e poi sono diventati venti, ma avevo bisogno di sentirlo, come si dice in certi film «è successo tutto molto in fretta», nel senso che c’è stato troppo poco tempo tra quando mi è venuta l’idea, lui si è proposto, mi ha mandato le righe che hai letto e ho deciso di raccontarlo. Lo sai, te l’ho ripetuto mille volte, funziona proprio come ha scritto Richard Sennett, nel senso che «un racconto non è solo un semplice susseguirsi di eventi, ma dà forma al trascorrere del tempo, indica cause, segnala conseguenze possibili», perciò per fare un #lavorobenfatto bisogna conoscersi, capirsi bene, rifletterci insieme, insomma ritornarci su, e noi questo abbiamo fatto. Ah, gli ho chiesto anche di raccontare se stesso, sarà la tua prossima pagina, mi ha detto delle cose che mi sono piaciute molto, non ti dico nulla, altrimenti rovino la sorpresa a te e ai tuoi lettori.

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