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Antonietta che puliva caldaie

Caro Diario, questa storia qui comincia il 3 di Aprile di quest’anno così: «Buongiorno Professore, che gioia ritrovarla! Sono stata una sua corsista e delle sue lezioni non ne ho mai persa una. Grazie a lei mi sono innamorata non solo della Sociologia, ma anche del Giappone, della sua cultura e della fioritura dei ciliegi, Hanami, si chiama così? Pensi che ho addirittura tatuato i fiori rosa, per ricordarne la bellezza e la vacuità. Spero di risentirla presto.»
Antonietta Di Lorenzo

Palazzo imperiale28
Ora devi sapere che nonostante nel mio daimon – ma si, nel mio codice genetico, nella mia «streppegna» –  la parte di scugnizzo di Secondigliano continui a difendersi molto bene, i messaggi di questo tipo da parte di persone che non conosco o di cui non mi ricordo da un lato mi imbarazzano, mi intimidiscono, dall’altro mi incuriosiscono, attivano il mio quinto senso e mezzo – come direbbe Dylan Dog – e dunque mi fanno drizzare le antenne e restare in ascolto.
Così nei giorni successivi ho potuto notare che la suddetta Antonietta segue le cose che scrivo, talvolta le commenta, altre le condivide, e insomma tutto è filato tranquillo fino a ieri sera quando – sempre in chat – ho trovato questo suo nuovo messaggio:
«Caro Prof., leggo tutte le storie che pubblica e sono affascinata dall’operosità e dalla semplice genialità di noi italiani, giovani e meno giovani, usata per costruirsi un futuro migliore, perché noi ci crediamo ancora che tutto possa accadere. Così, mi sono fatta coraggio e ho deciso di parlarle di me.
Ho 52 anni e mi sono diplomata otto anni fa presso un Liceo Sperimentale in Scienze Sociali a Lagonegro, Potenza.  E già,  prof., in gioventù avevo interrotto gli studi per la «capa tosta e sciacqua» che avevo, e così il diploma l’ho preso che avevo quattro figli adolescenti e un lavoro da operaia part-time in ospedale.
Non ci crederà prof., ma nonostante l’obiettivo raggiunto, e i sacrifici che avevo fatto per raggiungerlo, non mi sentivo «intera», completa, soddisfatta, e così trascorso un altro anno, titubante, indecisa e insicura mi iscrivo all’Università di Salerno, al corso di Sociologia. Tre anni, poi altri due, e poi un Master in Neuroscienze e Sociologia Applicata a Milano.
Come ho fatto? Non lo so. E nemmeno mi sforzo di capirlo. So soltanto che a 52 anni, adesso pure nonna, non mi voglio fermare ancora. Lavoro sempre in ospedale, in cucina, ma non pulisco più caldaie e piastre, ora organizzo e dirigo uno staff di circa trenta persone.
Nel frattempo mio marito ha avuto un serio problema di salute ed è in lista di attesa per trapianto di fegato, e questo mi ha fatto conoscere un mondo e mi ha spinto a mettere a disposizione le mie competenze per l’Associazione Ritorno alla Vita di Potenza, dove sensibilizziamo alla espressione di volontà alla donazione di organi. Siamo circa una decina di volontari e adesso capisco meglio il perché di tutte queste mie scelte che i più tentavano di scoraggiare. Niente succede per caso, è più una questione di serendipity, vero professore? A proposito, sempre come volontaria, da circa quattro anni sono docente di Sociologia generale e di Infermieristica comunitaria e familiare presso la CRI di Potenza. Il corso ha la durata di due anni e si preparano volontarie ai corsi di infermieristica.
Penso che tutto questo lo devo anche a lei. Spero si crei presto l’occasione per organizzare qualcosa insieme.
Buona serata.»
Antonietta Di Lorenzo

Ecco amico Diario, non so tu a questo punto cosa avresti fatto, io stamattina le ho scritto queste tre cose: 1. che io davvero non c’entro nulla con le sue scelte e le sue conquiste, è davvero solo merito suo; 2. di mandarmi un paio di foto che mi faceva piacere pubblicare la sua storia; 3. che sono contento assai di rivederla e di organizzare qualcosa assieme.
Ti mando un abbraccio forte. Sì, sono contento, quando le giornate cominciano così mi convinco che davvero ce la possiamo fare.

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