Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Lavoro ben fatto, tecnologie, consapevolezza: stazione di Soccavo

peluso1a
REGISTRO DI CLASSE: Presentazione; 13 Novembre 2015; 18 Novembre 2015; 20 Novembre 2015; 27 Novembre 2015; 30 Novembre 2015; 1 Dicembre 2015; 10 Dicembre 2015; 14 Dicembre 2015; 16 e 17 Dicembre 2015; 21 e 22 Dicembre 2015; 8 Gennaio 2016; 14 Gennaio 2016; 16 Gennaio 2016; 20 Gennaio 2016; 26 Gennaio 2016; 3 Febbraio 2016; 4 Febbraio 2016; 16 Febbraio 2016; 17 Febbraio 2016; 25 Febbraio 2016; 1 Marzo 2016; 4 Marzo 2016; 11 Marzo 2016; 21 Marzo 2016; 6 Aprile 2016; 20 Aprile 2016; 27 Aprile 2016; 29 Aprile 2016; 6 Maggio 2016; 8 Maggio 2016; 11 Maggio 2016; 12 Maggio 2016; 27 Maggio 2016; 30 Maggio 2016;

PRESENTAZIONE Torna al Registro
Finalmente ci siamo. Il progetto #lavorobenfatto e uso consapevole delle tecnologie arriva al 33° Circolo Didattico Risorgimento di Soccavo, Napoli. L’iniziativa è partita dalla maestra Rosaria Peluso, che mi ha chiesto se questo tipo di attività era adatta alla prima elementare dove insegna. Non vi nascondo che ho avuto bisogno di pensarci, e che poi ho chiesto consiglio a Colomba Punzo, e che solo dopo le ho detto di si e così lei ha organizzato un incontro con la dirigente scolastica Valeria Limongelli e la responsabile dei progetti Paola Petrone. Posso dire che in maggiore complicità e interesse non potevo sperare? Si che lo dico, perché è la verità, e dunque si comincia, al plesso Verdolino, con la Prima A. Il tema come dicevo sarà il ‪#‎lavorobenfatto‬ e il suo sviluppo permetterà alle ragazzine e ai ragazzini che vedete nella foto di scoprire assieme a noi come è più bello utilizzare le tecnologie se lo facciamo in maniera consapevole. Questo diario servirà per l’appunto a dare conto delle nostre attività e delle nostre scoperte, che sono convinto saranno straordinarie, perché con i bambini è sempre così, tu gli dai uno e loro ti ricambiamo con dieci, tu ti inventi una cosa e loro se ne inventano cento. Restate sintonizzati.

VENERDÌ 13 NOVEMBRE 2015 Torna al Registro
Mattina: Sono giorni che ci penso e ci ripenso, e ne parlo agli amici che incontro, perché diciamo la verità, questa cosa della prima elementare un po’ mi inquieta, questi bambini sono piccoli assai, e trovare i tempi e i modi giusti per parlare con loro di lavoro e tecnologia non è mica una cosa banale, di certo non lo è per me. Per carità, niente di tragico, che la mia prima volta con internet e i bambini è stato più di 20 anni fa e insomma tra una cosa e l’altra un poco di esperienza negli anni me la sono fatta, senza contare che al mio fianco – anzi, diciamolo bene, sono io al fianco loro – c’è Rosaria e questo mette a posto molte cose, però il pensiero ogni tanto va là, ai ragazzini che tra qualche ora conoscerò e al percorso che cominceremo assieme. Per fortuna ieri sera, mentre stavo cercando altro, sono inciampato nella mail che mi aveva mandato Colomba Punzo qualche tempo fa, quando ancora non si sapeva se glielo assegnavano o no questo benedetto posto di dirigente scolastico vinto con regolare concorso – cosa che poi è avvenuta perché ogni tanto anche le cose giuste accadono – e se avesse continuato a fare la maestra avrebbe ricominciato dalla prima. Voi chiamatela serendipity, io vi dico solo che sono stato troppo contento, al punto che stamattina ho pensato di condividere la mail di Colomba con voi: «Caro Vincenzo, dopo la nostra discussione dell’altro giorno ti invio uno schema delle cose principali che ci siamo detti. Come sai io spero che la situazione del concorso si risolva, ma nel frattempo prepariamoci come se l’anno prossimo dovessimo cominciare con la prima. Naturalmente è solo un elenco di cose, poi ci sarà bisogno di tornarci su, sistemarle, farle diventare delle linee guida, sperimentarle, ma tutto questo non c’è bisogno che te lo dica io perché tanto lo sai già. A presto. Colomba. 1. Lezioni brevissime, non pensare ai tempi di quest’anno con la quinta, in prima non sanno scrivere o scrivono poco. 2. Bisognerà farli parlare e riportare qualche frase significativa alla lavagna: cosa significa fare bene una cosa?; chi è che fa bene le cose?; chi le fa male?; quali cose sai fare bene?; quali cose sai fare male? Come s’impara a fare bene le cose?. 3. Dovremo stare attenti a non bruciare le domande tutte in una volta perché ci sembra che non esca niente. Bisognerà insistere con qualche esempio, ma non troppi perché i piccoli tentano l’imitazione. 4. I nostri interventi dovranno essere pochi, brevi e ridondanti nel senso che dopo che i ragazzi hanno parlato sarà utile scrivere sinteticamente e in maiuscolo le cose che hanno detto alla lavagna; anche se loro non sanno ancora leggere è un esercizio per far capire l’uso della scrittura come memoria. 5. Anche registrare o riprendere non sarebbe male; magari potrebbero proprio prepararsi e ripetere le cose su cui hanno discusso in classe. 6. Sulle riprese fatte da loro ai genitori bisogna pensarci bene, con i piccoli è importantissimo e molto faticoso il lavoro di rielaborazione; bisogna essere in grado di raccogliere le originalità ma anche le costanti. 7. Un altro punto di vista interessante è quanto sono bravi i bambini a usare iPad e smartphone, personalmente ho l’esempio delle mie nipoti di 3 e 6 anni; questa generazione approda ad una lettura sintetica dei simboli e dei tasti e delle applicazioni in tenerissima età e ciò induce a farci delle domande: è esatto dire che non sanno leggere?; cosa significa oggi saper leggere? cosa ne fa la scuola di queste loro competenze in ingresso? Questa cosa qui sarebbe bello approfondirla.» Ecco, questo è quello che mi aveva scritto Colomba sintetizzando la nostra chiacchierata, e sono assai contento di aver ritrovato la mail non solo perché tutto questo si incrocia alla grande con quello che ci siamo detti in queste settimane con Rosaria ma anche perché una delle cose più belle del mio lavoro e della mia vita sono proprie le connessioni che di volta in volta si determinano tra le diverse esperienze, persino quando me ne dimentico, che un poco è per l’età e un poco per le cose che per mia fortuna sono tante. Sì, fermo restando che quella che va a cominciare è un’esperienza originale, unica, che Rosaria e io cercheremo di vivere e di guidare nel modo migliore possibile, devo dire che mi piace un sacco sentirmi parte di una storia molto più grande di me, una storia fatta del sapere, del saper fare, dell’entusiasmo di tutti noi, a partire naturalmente dai bambini della Prima A. Buon lavoro Rosaria, buon lavoro bambini, sono sicuro che faremo una bellissima esperienza insieme. Per quanto riguarda voi lettori, mi raccomando, non perdeteci di vista.

peluso2a

Pomeriggio: Allora, diciamo che come la principessa di Casador in Miseria e Nobiltà potevo morire – nel mio caso di contentezza – e non sono morto. Perché è vero che è faticoso, è vero che è diificile parlare di lavoro ben fatto con bambini di 6 anni che ancora stanno imparando a leggere e scrivere, però alla fine la parola giusta in questi casi non è nè fatica e né difficoltà, è piuttosto meraviglia, scoperta, entusiasmo, coinvolgimento. Certo, come sempre il fatto che Rosaria Peluso, la loro maestra, abbia fatto un bel lavoro preparatorio, spiegando ai bimbi che avremmo cominciato assieme un percorso sul lavoro ben fatto, che lavoro ben fatto vuol dire che ogni cosa che si fa si cerca di farla bene, è stato molto importante, e non lo dico per dire, perché altrimenti non poteva succedere che appena ho pronunciato le tre paroline magiche, lavoro ben fatto, uno di loro gridasse «come la zucca», proprio quella disegnata e appesa al muro, che poi le maestre mi hanno spiegato che è stata utilizzata come esempio di questo lavoro ben fatto. Ah, dimenticavo di dire che stamattina c’è stato il primo incidente diplomatico della nostra nuova avventura, è stato appena dopo che ciascuno di loro si era presentato, dicendo il proprio nome e l’età, insomma quando è arrivato il mio turno e ho detto «io sono Vincenzo e ho 60 anni». Giuro, non avevo neanche finito di dire «anni» che Salvatore (Sasi) ha gridato: «Uà, Vincenzo, sei più vecchio di mio nonno». Come è andata a finire? Come doveva finire, siamo scoppiati tutti a ridere.
jenul

Il passo successivo è stato spiegare con un esempio – ho scelto come faccio spesso la pasta e patate – perché non è solo bello ma anche conveniente fare bene le cose, e ci siamo fatti aiutare dalla signora Antonella, operatrice socio assistenziale, che ci ha aiutato a ricordare tempo di cottura, ingredienti ecc. Alla fine abbiamo deciso più o meno tutti assieme che visto che a farla saporita oppure no ci vogliono lo stesso tempo e gli stessi ingredienti tanto vale farla saporita. A questo punto la maestra Rosaria ha diviso la lavagna in due e ha scritto in stampatello Bene e Male, spiegando che ogni bambino doveva dire una cosa che sapeva fare particolarmente bene e una che invece gli veniva male, nel senso che non la sapeva fare. Adesso senza andare troppo nei particolari – che tanto non è importante dire esattamente la risposta di ciascuno di loro – con le maestre Rosaria e Flora – insegnante di sostegno – abbiamo pensato di fare tre elenchi, uno con i loro nomi, che così ve li presentiamo anche, uno con le cose che sanno fare e uno con quelle che invece no.
peluso3a

Nomi delle bimbe e dei bimbi: Emanuele, Stefy, Ciro, Miriam, Ivan, Chanel, Nicoletta, Antonietta, Sasi (per distinguerlo dall’altro Salvatore), Antonio, Jenul, Simone, Marica, Gabriele, Alessia, Salvatore.
Cose che sanno fare (Bene): Giocare a calcio (2), Danza (2), Scrivere (2), Judo, Giocare, Disegnare, Mangiare una mela, Prendere i soldi, Stare sul motorino, scrivere Ape, Giocare a carte, Uccidere le mosche (cosa nella quale alla loro età eccellevo anche io).
Cose che non sanno fare (Male): Stare zitto, Scrivere, Colorare, Allacciarsi le scarpe (2), Giocare a calcetto, Leggere (2), Fare i pallonnetti, Recitare, Stare seduto, Giocare, Dipingere, Scrivere in corsivo, Disegnare.
A questo punto abbiamo fatto ancora un giro per conoscere i lavori dei loro papà e delle loro mamme (solo alcune lavorano) e così abbiamo scoperto che ci sono tantissimi bei lavori, anche se io mi sono soffermato chissà perché sul pizzaiolo, sul panettiere e sul pasticciere. Infine abbiamo chiesto per alzata di mano chi sa usare un telefonino e chi sa usare un tablet e per che cosa li usano. A giudicare dalle mani alzate pare che tutti sappiano usare un telefonino e almeno in 6-7 un tablet. Gli uni e gli altri sono utilizzati per giocare. Per oggi ci è sembrato che bastasse, anzi no, perché abbiamo chiesto a Stefania (Stefy) di intervistare il papà per farsi dire il nome e il lavoro che fa, naturalmente previa richiesta scritta e colloquio con la mamma da parte delle maestre. Nei prossimi giorni la maestra Rosaria continuerà naturalmente a lavorare con i bimbi anche su questo tema, che poi riprenderemo tutti assieme venerdì prossimo.

MERCOLEDÌ 18 NOVEMBRE 2015 Torna al Registro
Miriam, 6 anni, intervista la signora Daniela. Venerdì la vedremo in classe l’intervista assieme a quella che avrà fatto Stefy al suo papà. Seguiteci, così saprete quali sono stati i commenti delle bambine e dei bambini, noi intanto vi ricordiamo che il nostro scopo è partire dal lavoro per rafforzare l’identità e il senso di comunità di questi bambini, e per abituarli all’idea che c’è un modo diverso, più bello e consapevole, di utilizzare le tecnologie. Mentre ci dite se vi sembra una buona idea guardatevi l’intervista fatta da Miriam, dura 1 minuto.

VENERDÌ 20 NOVEMBRE 2015 Torna al Registro
Questi sono i disegni che la maestra Rosaria ha fatto disegnare in classe ai bimbi chiedendo loro di raccontare i lavori dei loro papà. Potete cliccare qui o sul disegno e finite giusti giusti nella pagina dove li potete ammirare nei dettagli. ris20
Questi sono invece i lavori che vorrebbero fare le bambine e i bambini da grandi, che poi mettiamo anche la foto: Ciro, calciatore; Stefania, dottoressa; Chanel, maestra, Marika, estetista; Gabriele, poliziotto; Salvatore, panettiere; Alessia, Ballerina; Sasi, calciatore; Antonella, parrucchiera; Simone, motociclista; Jenul, poliziotto; Emanuele, sportivo; Nicoletta, cuoca; Ivan, militare; Miriam, estetista; Antonio, pugile. La domanda da un milione di euro però l’ha fatta Ciro: «Ma poi queste cose le facciamo veramente da grandi?»

dagrande

Ecco, direi che per il momento ci possiamo fermare qui, ricordando ancora una volta che quello che noi adulti stiamo cercando di fare si può riassumere in due punti: 1. partire dal lavoro per rafforzare l’identità e il senso di comunità di questi bambini; 2. mostrare alle bambine e ai bambini che c’è un modo diverso, più bello, consapevole, partecipato, civico, di utilizzare le tecnologie. Perché stiamo cercando di farlo? Perché siamo convinti che in questo modo loro possano apprendere di più, essere più liberi, avere più possibilità di riuscire a fare quello che desiderano e si meritano di fare.

VENERDÌ 27 NOVEMBRE 2015 Torna al Registro
Questo Venerdì la maestra Rosaria – che naturalmente su questi temi con le bimbe e i bimbi ci lavora anche gli altri giorni – ha chiesto perché vorrebbero fare proprio quel lavoro e poi, dopo aver trascritto le risposte su un foglio – ci vorrà ancora un po’ per imparare a scrivere – , ha chiesto loro di disegnarlo. Nell’immagine potete leggere le risposte delle bimbe e dei bimbi.

peluso77

Queste invece sono le domande per la video intervista alle maestre. Come organizzeremo il video ancora non lo so, però intanto voi leggete le domande, che secondo me dicono un mondo.
peluso78

Cliccando su questo disegno infine potete vedere tutti i disegni fatti dai bambini per raccontare il lavoro che desiderano fare da grandi. peluso10a
LUNEDÌ 30 NOVEMBRE 2015
Torna al Registro
Per prima cosa voglio dire che è bello che tu arrivi in classe e – nonostante sia pomeriggio, le bimbe e i bimbi abbiano 6 anni e stiano lì dalle 8 di mattina – ti accolgono tutti così gioiosi che tu te ne accorgi che sono veramente contenti di vederti. Dopo di che aggiungo che abbiamo parlato della bellezza della diversità, di come si selezionano le domande per l’intervista alle maestre sul loro lavoro dato che i bimbi sono 16 e così anche le domande (le maestre hanno chiesto di fare una domanda ciascuno, le vedete nella foto). Il fatto è che 16 domande e 32 risposte sono troppe e così ci siamo posti il problema di ridurle. Come farlo insieme ai bimbi e senza che nessuno si sentisse escluso? E’ stato lì che ci è venuta l’idea di dire che bisognava mettere assieme le domande simili, tutte bellissime, e fare solo quelle realmente diverse. Ora senza farla più lunga del necessario diciamo che abbiamo cominciato parlando di come è bello essere diversi. Siamo partiti da me che sono lungo lungo, ho il nasone e anche le orecchie un po’ a sventola e poi abbiamo continuato notando come sarebbe noioso un mondo fatto di persone tutte uguali, senza differenze, e di come è bello invece che ci siano alti e bassi, magri e cicciottelli, neri, gialli, rossi e bianchi, di tutti i colori e di tutti i tipi. Mentre parlavamo abbiamo notato la scatola con dentro due paia di forbici, 4-5 matite, altrettante penne, 7-8 pennerrelli, un paio di gomme da cancellare, 6-7 pastelli e altre cose varie ed eventuali. A me e alla maestra Rosaria è sembrato un colpo di fortuna esagerato e così sapete che cosa abbiamo fatto? Abbiamo detto bambine/i guardate cosa può accadere se si scelgono le cose a caso, dopo di che ho chiuso gli occhi (dopo aver dato una sbirciata a fin di bene alle penne) e ho tirato fuori dalla scatola tre penne. Non le avevo neanche appoggiate sulla scrivania che uno dei bimbi ha detto «Vincenzo, ma così sono solo penne». Rosaria e io siamo stati troppo felici, perché da lì è stato facile spiegare perché era meglio scegliere un paio di forbici, un pennerello, una matita, una penna, un pastello, in modo da avere 5 cose diverse e non 5 cose uguali, e che adesso avremmo fatto lo stesso con le loro domande. Non è che ha funzionato, di più, e dunque quanto prima finiremo anche questa parte del lavoro e gireremo il video. Perché si, abbiamo anche cominciato a parlare dei lavori che servono per fare il video, ne abbiamo individuati tre: il regista (a essere precisi videomaker, ma abbiamo deciso che regista ci piace di più); l’intervistatore; e il produttore – autore. Dopo di che ogni bimba/o si è proposto per un ruolo e li abbiamo cominciati a segnare. Ecco, questo è più o meno tutto. Anzi no. Perché alla fine sono uscito anche in fila insieme a loro. Naturalmente ero l’ultimo, ma a quello ci sono abituato, mi accade da quando avevo la loro età.

MARTEDÌ 1 DICEMBRE 2015 Torna al Registro

Ecco la video intervista di Emanuele a Sasi:

GIOVEDÌ 10 DICEMBRE 2015 Torna al Registro
Oggi abbiamo fatto un bel po’di cose. Innanzitutto abbiamo giocato a «il lavoro ben fatto è » e a «il lavoro ben fatto mi piace perché» con ciascuna bimba e ciascun bimbo che prima ha detto la sua, con la maestra Rosaria che prendeva nota, e poi l’ha ripetuto – come fanno i bimbi così piccoli nella vita vera, chi si e chi no, cambiando, dimenticando, inventando – in video.

mipiaceperche

Finita questa parte abbiamo deciso tutte/i assieme le tre domande da fare alle maestre per l’intervista sul loro lavoro: 1. Cosa volevi fare da piccola? 2. Perché ti piace fare la maestra? 3. Sei felice quando i bambini imparano a fare le cose? E perché?. Dopo di che abbiamo giocato alla conta per decidere chi doveva fare le domande e alla fine sono rimasti Miriam che farà la prima domanda, Ciro che farà la seconda ed Emanuele che farà la terza. Infine ci siamo esercitati un po’ con la lettura delle lettere e un po’ con la scrittura dei nomi in stampatello alla lavagna e vi dico che queste/i bimbe/i stanno facendo molti progressi. A proposito, lo sapete che ho scoperto che mi chiamano, un po’ spontaneamente e un po’ no, il maestro del lavoro ben fatto? Confesso che come lo dicono loro, con la emme piccola e il cuore grande, mi piace un sacco. Fine. Per adesso.

LUNEDÌ 14 DICEMBRE 2015 Torna al Registro
Si, oggi è stato il gran giorno, quello dell’intervista doppia alle maestre da parte dei bimbi. Speriamo abbiate letto del lavoro fatto nelle settimane precedenti, compreso quello che è servito per formulare le 16 domande (una per ogni bimba/o), per accorparle fino a farle diventare 3 avete letto già (in caso contrario fatelo), così come della conta che abbiamo utilizzato per selezionare i tre intervistatori, Miriam, Ciro e Salvatore, che ha sostituito Emanuele che oggi era assente. Allora è il momento giusto per godervi l’intervista, dura in tutto 24 secondi.

MERCOLEDÌ 16 E GIOVEDÌ 17 DICEMBRE 2015 Torna al Registro
Natale si avvicina e nella classe del #lavorobenfatto non può mancare il pupazzo di neve ben fatto. Ce lo raccontano Jenul e Nicoletta, poi domani arrivano anche le foto. Come promesso ecco le foto. Cliccate sul disegno e le potrete vedere tutte.

ciro1

LUNEDÌ 21 E MARTEDÌ 22 DICEMBRE 2015 Torna al Registro
Nei giorni scorsi abbiamo chiesto a chi sta seguendo il percorso didattico e il lavoro di queste/i bimbe/ di inviare loro un messaggino di commento, che potete leggere qui. Loro hanno risposto con un video messaggio. Questo invece è il messaggio che mi ha inviato la maestra Rosaria il giorno dopo: Ciao Vincenzo, oggi abbiamo fatto lo spettacolino di Natale a scuola e al termine due bambine hanno dato il pupazzetto di neve alla Preside con queste parole: «Questo è il nostro primo lavoro ben fatto.» Credo sia una cosa moto bella e indicativa, non solo e non tanto perché la Preside ci ha fatto i complimenti per il nostro impegno davanti alle mamme ma perché testimonia il convolgimento delle nostre bimbe e dei nostri bimbi su questo tema del lavoro ben fatto. Pensa che Stefi, che ieri era assente e non aveva preso il pupazzetto, all’uscita oggi diceva a tutti «ho dimenticato di prendere il mio lavoro ben fatto. Sono davvero molto contenta e volevo dirtelo.»
Cosa posso aggiungere? Soltanto che sono assai contento anche io. Il lavoro ben fatto che entra nel lessico di questi bambini e delle loro famiglie non solo è in sé un’ottima cosa ma rappresenta una premessa assai incoraggiante per il prosieguo del nostro lavoro.

VENERDÌ 8 GENNAIO 2016 Torna al Registro
Ieri sera avevo appuntato questo: ripresa dopo le feste natalizie; ma i bimbi mi avranno portato qualche cioccolatino? La risposta nella foto: mi hanno portato la calza, il pupazzo e la letterina di Natale con le firme di tutti. Sono rimasto davvero senza parole, e così rimango, perché qualunque cosa dovessi scrivere sarebbe troppo poco. Però ci siamo fatti fare una foto, e dopo abbiamo parlato delle tecnologie, facendo un sacco di esempi a partire dalle cose che i bimbi hanno intorno in classe o a casa. E’ stato divertente, con loro che mi chiedevano mille cose tutti assieme (si, facciamo anche un po’ di confusione mentre lavoriamo) e io che cercavo di fare mille esempi che spiegassero che cosa è una tecnologia. Finita questa parte abbiamo cominciato a parlare di tecnologia usata in maniera buona o cattiva. Come dite? Facciamo qualche esempio? La penna è buona se la uso per scrivere e cattiva se me la metto in bocca; l’ago è buono se mi cucio il bottone e cattivo se mi pungo il dito; la sedia è buona se mi ci siedo sopra, è cattiva se la maestra Rosaria me la dà in testa. Arrivati qui abbiamo cominciato a chiederci da che dipende se le tecnologie sono buone o cattive ed è stato lì che Sasi ha gridato  «Vincenzo, la tecnologia è media». E allora io gli ho chiesto: «In che senso?» e lui mi ha risposto «nel senso che non è nè buona e nè cattiva». E’ stato qui che è arrivata la voce della maestra Rosaria: «Ma allora da chi dipende?» e a questo punto Emanuele non ce l’ha fatta più e ha gridato: «da noi». Ecco, direi che è stato qui che abbiamo preso un po’ di fiato, nel senso che ci siamo messi seduti e la maestra Rosaria ha chiesto ai bimbi di dividere un foglio in due e di disegnare una tecnologia usata in maniera buona e cattiva. Dopo un po’ sono arrivati Salvatore, Sasi e Marika con il bastone, la molletta da bucato e il ferro da stiro usati in maniera buona e cattiva. Come inizio non c’è male, che dite?

marika1

GIOVEDÌ 14 GENNAIO 2016 Torna al Registro
Rosaria Peluso: Buongiorno Vincenzo, ieri in classe abbiamo parlato di come è nata la tecnologia. Ieri avevo detto ai bambini che la tecnologia è nata quando l’uomo primitivo ha sentito la necessità di avere degli attrezzi che non erano presenti in natura. Grazie alla sua intelligenza egli ha sfruttato la natura (legno, pietre, ecc.) per costruire attrezzi, per vestirsi, per nutrirsi, per fare meno fatica, per muoversi più velocemente e così nel corso dei secoli siamo arrivati al carro, ai treni, a internet. Poi ho mostrato loro un vecchio telefono e una clessidra. Guarda oggi che cosa abbiamo combinato.

SABATO 16 GENNAIO 2016  Torna al Registro
Oggi Open Day al 33° Circolo Risorgimento plesso Verdolino di Soccavo e tante belle iniziative – recitazione, inglese, musica, ecc. – per raccontare l’impegno della scuola per l’educazione dei bimbi del quartiere. A me hanno chiesto di raccontare quello che stiamo facendo da queste parti e spero di essermela cavata, in ogni caso alla fine una mamma ha chiesto se anche l’anno prossimo una prima avrebbe fatto il corso su lavoro ben fatto e uso civico delle tecnologie e insomma è finita come con Peppiniello in Miseria e Nobiltà, nel senso che come le pizze anche quei corsi passano a due. Cosa aggiungere ancora? Che i bimbi si dimostrano sempre più affettuosi nei miei confronti. E che ho «approfittato» della situazione per chiedere alla Preside Valeria Limongelli se si poteva pensare di abbellire un po’ l’aula dove questi bimbi stanno a scuola, e lei ha detto di si, e così ne abbiamo cominciato a parlare, e poi in auto mentre con la maestra Rosaria si andava verso Bacoli che lei è sempre gentile a darmi un passaggio ci è venuta l’idea giusta, che proverei a riassumere così: 1. chiediamo alle bimbe e ai bimbi di pensare, ideare, progettare la loro aula ideale, come la vorrebbero arredata, con quali colori, quali sedie, spazi, ecc., che mi sembra un buon esercizio per tenere assieme tecnologie e lavoro ben fatto (naturalmente gli facciamo vedere anche delle cose belle che hanno pensato gli altri, ad esempio il nido d’infanzia che sorgerà a Guastalla in provincia di Reggio Emilia che è stato progettato da Mario Cucinella); 2. lanciamo una call per designer donatori (di tempo e di idee) che hanno voglia di tradurre le idee dei bimbi in progetti realizzabili con l’ausilio di materiali poveri; 3. scegliamo il progetto che ci piace di più; 4. lo realizziamo con il concorso di genitori artigiani, o con qualche piccolo fondo della scuola, o con qualche piccola sponsorizzazione, o con un’attività di crowdfunding, che anzi se i primi 3 punti vengono bene la «colletta» potrebbe servire anche a dare un piccolo premio all’autore del progetto vincitore. In ogni caso un lavoro per essere ben fatto deve essere fatto bene dal principio, perciò cominciamo a lavorare con le/i bimbe/i che poi il resto viene da sé.

MERCOLEDI 20 GENNAIO 2016 Torna al Registro

nicoletta1

Allora, che abbiamo deciso di ridisegnare la nostra classe ve l’abbiamo raccontato già. E così ci siamo visti in classe e abbiamo parlato meglio di quello che vogliamo fare e di come farlo. Sapete come si dice, vero?: chi bene incomincia è a metà dell’opera. E allora sappiate che l’inizio mi piace un sacco, perché ho detto ai bimbi che ho un sogno e che ho bisogno del loro aiuto per realizzarlo. Che hanno fatto loro? E che dovevano fare, mi hanno chiesto qual era questo sogno, e io ho risposto la verità: vorrei che questa classe diventasse la più bella del mondo. 
Dopo di che ho aggiunto che il mio sogno si avvera se loro si fanno venire tante idee su come la vorrebbero la loro classe più bella del mondo, e magari la disegnano. Si, tante idee, tutte le idee, e allora qualcuno ha detto che ci vorrebbe un cavallo, e gli altri hanno riso però poi hanno smesso quando io ho detto «perché no?, magari si fa un armadietto a forma di cavallo e dentro ci mettiamo tutte le cose», e all’ora un’altro ha detto «facciamo i banchi a forma di pesce» e insomma sono venute fuori tante cose che non ve le posso dire tutte ora perché prima i bimbi le devono disegnare. Vi dico invece che a un certo punto ho fatto vedere loro la scuola dell’infanzia progettato da
stefania1a

MARTEDI 26 GENNAIO 2016 Torna al Registro
Intervista di Nicoletta ai suoi compagni di classe.

MERCOLEDI 3 FEBBRAIO 2016 Torna al Registro
Questa l’ha disegnato Sasi, è la porta che sorride, quando si entra è felice e quando si esce è triste perché i bimbi se ne vanno e lei rimane sola. Adesso mangiamo e poi arrivano i bimbi della materna ai quali racconteremo dell’aula dei nostri sogni. Noi speriamo che ce la caviamo. Ma davvero.

sasi1

Ce la siamo cavata. Credo. Marina Topa, la maestra della materna, ci ha aiutato a non perderci tra i sentieri dei bimbi che apprendono, tutti hanno partecipato, i bimbi della materna quando se ne sono andati mi sono sembrati contenti e i nostri, i «tutor» della prima elementare, si sono comportati come meglio non si poteva sperare. Se di mestiere non fate le/i maestre/i, sappiate che ognuna di queste cose per quanto semplice possa sembrare in una classe con una trentina di bimbe/i di 5 e 6 anni è in realtà l’esito mai scontato di un lavoro assai impegnativo. Se siete maestre/i lo sapete già. Avremo modo di tornarci su, intanto godetevi gli highlights della giornata.

GIOVEDI 4 FEBBRAIO 2016 Torna al Registro
Rosaria Peluso scrive: «Caro Vincenzo, con l’aiuto dei bimbi che ormai stanno imparando a leggere e a scrivere abbiamo scritto un resoconto di quello che è accaduto ieri, spero ti piaccia. Emanuele, il piccolo grande “maestro” (6 anni), illustra ai bimbi piccoli della scuola dell’infanzia (5 anni) le proposte delle Prima A per far diventare la propria classe la più bella del mondo. Ivan: le sedie che dondolano; Stefania: una scuola come un giardino; Ciro: le tende colorate alle finestre; Sasy: la porta che sorride quando i bambini entrano ed è triste quando i bambini vanno via; Emanuele: un armadietto a forma di drago; Antonio: un muro tutto colorato; Gabriele: un armadietto che sorride; Salvatore: un grande tavolo a forma di pesce così tutti i bambini possono lavorare insieme; Nicoletta: un armadietto a forma di dinosauro e un attaccapanni a forma di razzo; Jenul: un attaccapanni come l’uomo ragno che lancia una ragnatela su cui appendere i cappottini; Miriam: una scrivania a forma di balena; Maria: un armadietto a forma di coccinella; Antonietta: lampade colorate; Chanel: lampade a forma di caramelle; Alessia: pareti colorate come quadri.
I bambini di 5 anni, dopo aver ascoltato Emanuele, si dimostrano entusiasti di poterci aiutare a fare della nostra classe la più bella del mondo. Sono sicuramente fantasiosi e a loro modo consapevoli, anche grazie al percorso che fanno in classe con le loro maestre, del fatto che le tecnologie possono essere utili ed aiutarci nel nostro lavoro quotidiano. Così il piccolo Thomas pensa subito a un robot che possa fare i compiti al posto dei bambini, oppure a una macchina che cucina e che distribuisce il cibo. Però poi per non lasciare tutto il mondo in mano alle macchine pensa anche che in classe ci dovrebbe essere un cucciolo di cane da poter accarezzare e accudire e questa idea piace anche a Jenul, anche se lui fa parte della Prima, la classe dei grandi. Pasquale per rendere bella la nostra classe metterebbe dei fiori alla porta, o un angolo a forma di cuoricino dove poter far pace quando si litiga; Mariarosaria vorrebbe un soffitto come il cielo; Davide dei cuscinoni da prendere a pugni e calci per scaricare la rabbia, Vittoria l’angolo del cuore dove chiedere scusa e poi una lavagna a forma di motoscafo, di macchina o di aereo e delle sedie con la faccia da pagliaccio. Pasquale vuole anche una scrivania della maestra di colore azzurro come la maglietta del Napoli. Ecco, questo è tutto, poi ci sono le foto che ci aiuteranno a condividere con chi ci legge l’entusiasmo e la bellezza per quello che è avvenuto ieri.»

diretta8

MARTEDI 16 FEBBRAIO 2016 Torna al Registro
Venerdì scorso ho fatto filone, nel senso che non sono andato dai bimbi, perché causa influenza erano presenti 5 su 16, e dato che stiamo per entrare in una fase nuova del nostro lavoro è importante che ci siano tutti, o almeno quasi tutti. Perché si, fin qui abbiamo scoperto il lavoro ben fatto, poi ci siamo focalizzati sulle tecnologie e abbiamo cominciato a scoprire che non sono né buone e né cattive, dipende da come le usi, vale per il bastone che se lo usi per appoggiarti è buono e se lo dai in testa a qualcuno è cattivo, e vale per il tablet, vale per il coltello e vale per la rete. Dopo di che ci siamo messi in testa di far diventare la nostra classe la più bella del mondo e così le bimbe e i bimbi si sono messi a disegnare le loro idee e le loro proposte, e adesso siamo arrivati alla scoperta più recente, anche se solo fino a ora: per fare le cose ci vogliono le tecnologie, gli attrezzi di lavoro, e ci vuole il lavoro, perché se non ci lavori le idee rimangono una cosa astratta e non diventano fatti. Ma questa parte qui è meglio se ve la racconta la maestra Rosaria, che di certo è più brava di me: «Caro Vincenzo, in questi ultimi giorni ho proposto ai bambini di riguardare i primi disegni che hanno realizzato per progettare i nuovi oggetti di arredamento scolastico e rendere la classe più bella e accogliente. Dopo aver mostrato i disegni ho chiesto ai bambini quali materiali usare per costruire gli oggetti da loro disegnati e da qui è nata una vivace conversazione. Ad esempio guardando il disegno di Salvatore, «il grande tavolo a forma di pesce che così i bimbi possono lavorare assieme» i bambini hanno detto: «è fatto di legno, ci vogliono i chiodi e il martello», mentre per le tende di Ciro ci vogliono «tanta stoffa e la macchina per cucire come quella di mamma», e per rendere «la scuola come un giardino» ci vogliono tanti fiori e una zappa. Nel corso della conversazione mi sono resa conto che i bimbi ancora non sanno che per avere il legno occorre tagliare un albero e così ho pensato di insegnare loro nei prossimi giorni la famosa canzoncina “Ci vuole un fiore” di Sergio Endrigo. Io dico che presto imperaranno che con tanto lavoro si può partire da un albero e si può arrivare a scrivania a forma di pesce. Tu che dici?». Io dico che la maestra Rosaria ha ragione. E aggiungo che questa storia della progettazione dell’aula più bella del mondo sta producendo delle connessioni bellissime. Ad esempio l’altra sera alla fine della presentazione di un libro a Casoria, dopo che avevamo parlato di questo progetto e delle cose che stanno facendo le/i nostre/i bimbe/i mi si è avvinato un signore, si è presentato, «sono l’architetto Tommaso Arcella» mi ha detto, aggiungendo poi «ti do il mio biglietto da visita, sono a disposizione per aiutare questi bimbi a trasformare le loro idee in progetti.» Capite, non l’avevo mai visto prima questo signore in vita mia, eppure lui si è proposto, ha offerto il suo lavoro e le sue competenze per darci una mano. Come dite? Dev’essere un tipo particolare? Certamente. Ma non è mica il solo. Altrettanto disponibile si è mostrato il mese scorso Angelo Soldani, architetto e designer. E non vi dico Giovanni Di Vito, arichitetto e designer ideatore di Vitruvio Design che quando gliene ho parlato mi ha detto subito che è contento di darci una mano, che appena può trova anche il modo di venire a scuola, e poi ha cominciato a parlarmi dei giochi di Bruno Munari e una volta tornato a Venezia ha fatto un video, e me l’ha inviato con questo messaggio: «Ciao Vincenzo, a breve riceverai una mail con un video con il quale ti mostro come funziona il gioco di cui ti parlavo. Il gioco è geniale, e come tutte le cose geniali è estremamente semplice. E’ un gioco creativo che riduce la complessità del paesaggio urbano o naturale che ci circonda in tanti “layer” o strati, e il bello è che decidiamo noi di volta in volta come ricomporli. Fammi sapere se ti piace.» Dico la verità, a me piace un sacco e mi piace tanto anche tutto quello che sto imparando – che è tantissimo – grazie alla spinta che mi viene da queste/i bimbe/i. Presto ne parliamo a scuola anche con loro così poi diciamo a Giovanni cosa ne pensano.

MERCOLEDI 17 FEBBRAIO 2016 Torna al Registro
Cosa è successo ieri immagino lo abbiate letto già, oppure salite di un po’ di righe e lo leggete. Oggi a un certo punto mi sono reso conto che potevo tornare prima dai miei vagabondaggi per la regione e sono corso a scuola dai bimbi, che ormai quando salto una settimana mi mancano. Sono arrivato poco prima delle 15 e sulla scrivania della maestra Rosaria ho trovato questo:

Io ho sorriso, lei pure, e poi ha aggiunto «Vincenzo, prima ho fatto vedere alle/ai bimbe/i il video del tuo amico Giovanni e poi ho fatto questo come esempio. Ci è piaciuto tanto.» Posso dire che è piaciuto tanto anche a me che l’abbiano fatto? Ormai l’ho detto e posso anche aggiungere che ho chiamato Salvatore l’ho fatto mettere di fianco a me e gli ho chiesto di pensare una cosa, una qualunque, e così lui a un certo punto mi ha detto «i bimbi che giocano a pallone» e allora ho chiamato Nicoletta e le ho chiesto dove giocano questi bimbi, e poi a Sasi com’era il tempo, e a Ivan quanti erano gli spettatori, e ad Alessia quanti avevano il cappellino, e a Marica quante erano le donne e quanti gli uomini, e a Simone quante donne avevano la borsetta, e a Jenul quanti uomini portavano l’ombrello, e a Gabriele quanti invece avevano la barba, a a Chanel quante delle donne erano bionde, e a Ciro come finisce la partita, e a Miriam quanti bimbi c’erano per ogni squadra. Le loro risposte le potete leggere dalla foto io invece vi dico che dopo hanno cominciato a disegnare ciascuno la loro parte di storia su un foglio bianco, che poi quando nei prossimi giorni avranno finito ne parleremo tutti assieme, creeremo una storia unica e poi prenderemo 16 fogli di carta trasparente come quelli che hanno usato Giovanni nel video e la maestra Rosaria in classe e la divideremo in 16 parti e ognuna/o delle bimbe e dei bimbi disegnerà il suo pezzetto di storia. Sedici fogli e sedici disegni per comporre una storia che sarà la storia di tutti. Noi ci stiamo provando, se fossi in voi non smetterei di seguirci.

lino1ab
Questo lo ha scritto Giovanni Di Vito dopo aver letto il post: «Caro Vincenzo, non sai quanto mi faccia felice vedere quello che i bimbi hanno realizzato e stanno per realizzare. Sopratutto mi piace l’idea che stiano lavorando ad un progetto. Si, perché il processo della progettazione richiede tempo e dedizione e se parti da lontano, da quando sei bambino, è più probabile che la tua vita la «disegnerai» tu piuttosto che subirla. Che bel regalo che mi avete fatto tu e la maestra Rosaria. Non vedo l’ora di venire a scuola a Soccavo. … Ricordate bimbi che la vostra fantasia non ve la potrà mai rubare nessuno!»

GIOVEDI 25 FEBBRAIO 2016 Torna al Registro
Come promesso ecco i disegni dei bimbi, cliccate su questo di Jenul e li potete vedere tutti, che poi settimana prossima ci lavoriamo ancora, ma tanto questo ve lo abbiamo raccontato già. jenul1


MARTEDI 1 MARZO 2016
Torna al Registro
Oggi ho trovato nella mia chat questo messaggio della maestra Rosaria Peluso accompagnato da dieci disegni: «Caro Vincenzo, ieri e oggi con i bimbi della prima A abbiamo realizzato sui lucidi la storia «a pezzi» che hanno immaginato nei giorni scorsi. Dico abbiamo perché li ho aiutati anche io per gli spazi, li ho fatti disegnare a una/o a una/o al mio fianco nello spazio assegnato, e Nicoletta si è ispirata per il parco giochi dall’immagine disegnata su un libro. Mi è sembrato giusto procedere così perché questa volta il disegno era soprattutto lo strumento, mi verrebbe da dire la tecnologia, attraverso il quale portare a termine il lavoro e dunque ho sacrificato – come diresti tu – un po’ di creatività in cambio di un po’ di organizzazione. La storia è cominciata con Salvatore che ha disegnato sul suo foglio i bimbi che giocano a pallone, dopo di che ognuno ha dovuto pensare dove sistemare la sua parte di disegno. E’ stato un lavoro di gruppo e di collaborazione che ha reso i bambini molto felici di realizzare questa cosa tutti insieme. Si, direi proprio che questo gioco del più e del meno li entusiasma moltissimo. Rosaria. p. s. i disegni sono solo 10 perché ci sono 6 assenti.»
Posso dire che sono troppo contento? Vi metto qua il disegno finale, quello composto da tutte/i le/i bimbe/i, però voi cliccateci sopra che così potrete vedere tutto lo sviluppo. verdi10a
VENERDI 4 MARZO 2016
Torna al Registro
Mi scrive la maestra Rosaria: «Caro Vincenzo, in attesa del tuo arrivo ecco le foto dei lavori che i bimbi hanno fatto in questi giorni in classe. Mi hanno chiesto loro di ripetere il gioco del più e del meno di Munari, ormai si sentono pronti per organizzare da soli tutto il lavoro. Io mi sono limitata a dire loro di dividersi in gruppi e di pensare cosa disegnare e come organizzare gli spazi. Questi sono i disegni realizzati: Ciro, Jenul ed Emanuele hanno immaginato un vulcano che erutta mentre alcuni dinosauri animano la scena; Stefania, Salvatore e Marika hanno voluto riproporre i nuovi arredamenti per la nostra classe: il banco a forma di pesce, l’armadio a forma di coccinella e i lampadari a forma di caramelle; Anna, un nuovo arrivo per la nostra classe, Miriam ed Antonella hanno immaginato delle case colorate, una bimba che esce con l’ ombrellino per la pioggia e un bellissimo arcobaleno; Simone ed Antonio hanno raffigurato un bambino che passeggia con un cagnolino e un cielo nuvoloso; Sasi, Ivan e Nicoletta, forse per le troppe scene di guerra in TV, hanno voluto rappresentare proprio un attacco di fuoco dal cielo e dalla terra. Per fortuna alla fine tornano i fiori, i colori e le farfalle con Chanel, Gabriele e Alessia. Ci vediamo tra poco. Rosaria. P.S. E’ stato bello vederli discutere ed organizzarsi.» Cosa aggiungere? Che per vedere tutti i disegni bisogna cliccare sulla foto sotto. ama
VENERDI 11 MARZO 2016
Torna al Registro
Ancora da Rosaria: «Caro Vincenzo i bimbi e le bimbe ti hanno fatto una sorpresa, hanno preso un vecchio scatolone e lo hanno trasformato nella classe dei loro sogni. Naturalmente io ho guidato il lavoro ma loro hanno realizzato tutto da soli. L’idea di fare la classe con con uno scatolone vecchio mi è venuta leggendo del figlio di Giovanni Di Vito che ama i pavoni e del nonno che gli ha realizzato un portamatite di legno a forma di pavone. Da lì mi si è accesa una lampadina e poi le bimbe e i bimbi hanno fatto tutto il resto.» soc10a
Non so voi, ma io di fronte a una cosa così posso fare solo tre cose: 1. commuovermi; 2. complimentarmi con la maestra Rosaria, le bimbe e i bimbi; 3. invitarvi a cliccare sulla foto che così potete vedere tutto il lavoro che hanno fatto. E ho anche un post script: a me fa impazzire tutto, il tavolo grande a forma di pesce, l’armadio a forma di dinosauro, i lampadari a forma di caramelle, Spiderman attaccapanni, le tende alle finestre e così via, però la porta che sorride quando si apre e fa entrare le/i bimbe/i e piange quando si chiude perché le/i bimbe/i escono me fa murì.

LUNEDI 21 MARZO 2016 Torna al Registro
Oggi sono tornato dalle/i bimbe/i che era un po’ che ci mancavo e mi sono fatto la foto con l’aula dei miei sogni che potete vedere sotto, perché magari ve ne ne siete scordati ma la storia dell’aula è cominciata proprio con me che ho chiesto a queste/i splendide/i piccine/i chi voleva aiutarmi a progettare l’aula dei miei sogni e con loro che hanno alzato tutte/i ma proprio tutte/i la mano. Martedi scorso però mi ero collegato 10 minuti con loro da Roma, via Skype, avevo spiegato un po’ cos’era, avevo detto che al tempo del mio secondo viaggio in Giappone lo avevo usato tantissimo per parlare con casa e sentirmi meno solo e poi avevo chiesto di raccontare con un disegno questa nostra chiacchierata via Skype. Appena riesco li pubblico tutti i disegni, che come sempre sono bellissimi, per adesso però solo quello di Ivan, un po’ perché la frase che ha scritto – Quando è buona la tecnologia avvicina le persone – è mitica, un po’ perché mentre la maestra Rosaria mi faceva la foto con la classe nel cartone ha detto «Vincenzo, sei fashion». Restate sintonizzati, che ne vale la pena.

ivan_skype1

MERCOLEDI 6 APRILE 2016 Torna al Registro
Anche Pasqua è passata e le mie bimbe e i miei bimbi della prima elementare scalpitano e attraverso la loro complice la maestra Rosaria mi accusano di averli abbandonati, che non gli voglio più bene, che domani devo andare a trovarli perché altrimenti mi tengono scompagno. E fosse solo questo, mi fanno arrivare anche un bellissimo video messaggio per gli auguri di buon onomastico che è un peccato non farlo vedere e però non lo facciamo vedere perché non c’entra con il nostro lavoro. Ora non è che mi voglio giustificare, ma io prima di procedere oltre sto cercando di capire come fare affinché le cose che hanno disegnato diventino dei lampadari, degli armadi, degli attaccapanni, delle tende, insomma tutte le cose che servono per fare della classe di questi bimbi la classe più bella del mondo. Come dite? Sicuramente ce ne stanno di più belle in giro per il mondo? Se vi riferite alla bellezza come ambienti, arredi, ecc. sicuramente si, ma se vi riferite come senso, significato, passione, allora no, perché questa classe qui l’hanno disegnata e realizzata loro, con le loro teste, con le loro mani e con i loro cuori. Ciò premesso, affinché come dice la maestra Rosaria nessuno pensi che ce ne stiamo con le mani in mano, vi posto la foto dell’ultimo lavoro che hanno fatto in classe. Escluse le lettere della scritta grande, che hanno solo disegnato, tutto il resto è stato fatto dalle bimbe e dai bimbi. Per ora mi fermo qui, ma domani sono in classe e di sicuro qualche altra cosa ci inventeremo.

peluso1a

MERCOLEDI 20 APRILE 2016 Torna al Registro
Facciamo così, cominciamo dalla volta scorsa, che anche se non abbiamo scritto niente ci sono stato, che poi dopo con la maestra Rosaria siamo stati dalla dirigente scolastica Valeria Limongelli che come immaginavo è stata entusiasta e ha detto che qualche euro dalle risorse della scuola lo trova sicuro per realizzare almeno un po’ delle cose che le/i bimbe/i hanno progettato, che così a settembre quando torneranno in seconda potranno dire «questa l’ho fatta io». Comunque – non lo dico tanto per dire – quando l’altra volta sono entrato in classe ho chiesto – per nascondere almeno un po’ il senso di colpa – se gli ero mancato. Lo sapete vero cosa hanno risposto le/i bimbe/i?: «Siiiiiii!». E allora io: «Poco o tanto?» Loro: «Tanto!» E allora la maestra Rosaria ha detto: «Vincenzo, lo sai che questi bimbi adesso sanno scrivere?» E allora io, così per scherzare: «Dici, io non ci credo che sanno scrivere.» E allora Simone: «Uè Vincenzo, come ti permetti». Ma veniamo a oggi, che la settimana scorsa ne ho parlato con Rosaria e così ci sono andato con Vincenzo Orefice e Irene Casa, che studiano al Suor Orsola Benincasa, e anche dopo aver seguito il corso di Formazione e Cultura Digitale e aver superato brillantemente l’esame continuano a occuparsi – insieme a tante altre cose -, di #lavorobenfatto, di #tecnologie e di #consapevolezza, che poi sono gli stessi concetti con cui lavoriamo con le/i bimbe/i e insomma ci è sembrato bello che «piccoli» e «grandi» si incontrassero. Poi lo chiederemo anche a loro, ma per me è stato un pomeriggio bellissimo, nel corso del quale abbiamo fatto un sacco di cose. I grandi e i piccini si sono presentati. Si sono fatti diverse domande. Uno per tutti vi riporto il dialogo tra Sasi e Irene: Sasi: «Cosa farete quando avrete 60 anni come Vincenzo e sarete troppo vecchi?» Irene: «Ma io non penso che il prof. sia troppo vecchio, lui ha 60 anni ma fa un sacco di cose, anche di più di quelle che faccio io a 20» più altre cose gentili da ragazza educata. Sasi: «Ma che dici, quando voi (Irene e Vincenzo) avrete 60 anni Vincenzo è già morto da un sacco di tempo» e peccato non aver fotografato le braccia allargate e l’espressione, che quelle valevano da sole mille parole. Io: «Sasi sei mitico, vieni qua che ti abbraccio.» Applausi e risate generali. Poi abbiamo letto un bel po’ di filastrocche dedicate al lavoro da Gianni Rodari e su una – gli odori dei mestieri – abbiamo improvvisato un rap, con me che lo cantavo – si fa per dire – e Sasi che lo ballava, compreso una chiusura in ginocchio da vero professionista. Dopo di che non mi ricordo come ma qualcuno deve aver suggerito che dovevamo scrivere il rap del #lavorobenfatto e a me l’idea è piaciuta, ma solo l’idea, mentre invece Vincenzo e Irene hanno deciso che doveva diventare un fatto, e insomma lo hanno scritto, e se non ci credete ve lo metto qui:
Caro Vincenzo da noi sei arrivato / Il lavoro ben fatto ci hai insegnato
Noi siamo piccini ma ce la faremo / E quanto valiamo lo dimostremo
Lungo il percorso ci hai guidato / E tante cose abbiamo imparato
La tecnologia ti può aiutare / Se un uso consapevole ne sai fare
La nostra classe abbiam disegnato / Il tuo sogno è realizzato.»
Come dite? Perché è il mio sogno e non il loro? No no, che avete capito, è evidente che il sogno è delle bimbe e dei bimbi, è che come vi ho detto già questa parte qui della storia è cominciata proprio con me che sono entrato in classe e ho chiesto ai bimbi se volevano aiutarmi a realizzare un sogno, fare diventare la loro classe la più bella del mondo, e naturalmente l’avevo raccontato a Vincenzo e Irene. Ecco, questo è tutto, per oggi, che io magari questo rap lo canto il 30 Aprile durante La notte del lavoro narrato, anzi, mò chiedo a Vincenzo Vinz Turner Pezzella se ha il tempo di farlo lui un arrangiamento, e poi chissà. Intanto vi consiglio di leggere il racconto di questa giornata scritto da Vincenzo Orefice, lo trovate qui. Questo è invece quello di Irene Casa:
«Un pomeriggio caldo, caldissimo. Appuntamento alle 14.00 in punto alla cumana di Montesanto con Vincenzo e il Prof. Moretti. Prendiamo di corsa il treno per Soccavo, pieno zeppo di persone, tutti a lamentarsi del sovraffollamento e della condizione pietosa dei mezzi in Campania. I soliti discorsi, sentiti e risentiti, purtroppo. Per fortuna si scende alla seconda fermata, sosta al bar per riprenderci da quei 10 minuti infernali e poi diritti al plesso Verdolino per incontrare finalmente i bambini della prima elementare. Il professore ce ne aveva parlato in lungo e in largo, ha divulgato quotidianamente il lavoro svolto in classe, ci ha mostrato i video realizzati che li vedono protagonisti. Siamo stati noi, io e Vincenzo, a volerli incontrare e a voler trascorrere un pomeriggio con loro.
Entrare in quell’aula è stato come tornare indietro nel tempo, l’odore di pastelli a cera e le pareti addobbate con disegni e cartelloni mi hanno fatto tornare alla mente gli anni in cui ero io a sedere tra quei banchi. Mentre li osservavo ho cercato di ricordare come ero io a quell’età, cosa facevo, come mi comportavo, se ero frenetica come Sasi o tranquilla come Simone. Superata la timidezza iniziale, siamo stati sommersi dalle domande di quei 15 bambini, dalla loro genuinità e semplicità, dalla loro schiettezza che quasi mette in imbarazzo. Tante le domande posteci, tante le risposte e, soprattutto, le risate. “Ma a voi piace essere così grandi?”, chiede all’improvviso uno di loro. La domanda quasi mi spiazza, “così grande”, quando devi fare i conti con il tempo che passa non è mai facile, anche se hai solo 20 anni. Ai loro occhi la nostra età sembra insormontabile, inarrivabile, lontana anni luce, e per qualche attimo di fronte a quella domanda ho avvertito la nostalgia del tempo trascorso.
Uso consapevole della tecnologia e lavoro, i temi di cui abbiamo parlato al corso all’Università col Professore sono gli stessi affrontati da loro durante l’anno. Grandi e piccini dopotutto non sono così distanti o diversi, i primi hanno dalla loro l’esperienza e, magari, un bagaglio culturale maggiore, i secondi possono contare su genialità e spontaneità. Credo, però, che per riflettere su certi temi c’è bisogno solo di predisposizione e voglia di fare propri concetti che oggi, volente o nolente, sono alla base del vivere quotidiano.
E’ stato un pomeriggio insolito, divertente e, perché no, di riflessione. Il regalo che mi porto dietro sono gli occhi di quei 15 bambini, così sorpresi e felici di vedere due ragazzi interessati a loro e al loro lavoro. Non so, magari alcuni di loro hanno alle spalle storie difficili, non è raro nella nostra città, si tratti di Soccavo o  dei Quartieri Spagnoli dove abito per stare vicina all’università, però io li ho visti contenti di ciò che sono, e sono stata contenta pure io!».
peluso95a

MERCOLEDI 27 APRILE 2016 Torna al Registro
Una volta si chiamavano Presidi, adesso si chiamano Dirigenti Scolastici, però poi al di là dei nomi ci sono sempre le persone, che continuano ad essere loro a fare la differenza. Io adesso vi dico solo che ieri la Prof. Valeria Limongelli, ma si, la Preside, che a me piace chiamarla così, è andata in classe a parlare con le/i bimbe/i e a fare loro i complimenti per il bellissimo lavoro che stanno facendo, e poi mi ha mandato queste righe, che sono davvero felice di pubblicare.

L’aula più bella del mondo e il teatro più bello del mondo
di Valeria Limongelli
L’aula più bella del mondo è stata progettata e presto troverà la sua realizzazione perché è giusto che ciò accada. Come faremo? Non lo so ancora, ma di certo il lavoro di ideazione e progettazione realizzato dai bimbi della 1° A del plesso Verdolino non può rimanere un puro esercizio teorico. Con i nostri bimbi dobbiamo essere credibili: a cosa serve immaginare un luogo, un mondo più a misura di bimbo/uomo se poi non si fa uno sforzo concreto per realizzarlo?
L’aula più bella del mondo deve essere realizzata in quanto la scuola deve essere il luogo dell’inattuale, il luogo in cui sulle cartine geografiche, accanto alle tante zone di guerra, di fame e di distruzione geo-climatica, c’è sempre ampio spazio per il non-luogo di Utopia. La scuola deve caratterizzarsi come il luogo in cui il nostro agire pedagogico superi il dato di realtà per progettare “nuovi possibili” per ciascun bambino come per la comunità e la società, superando ogni forma di facile rassegnazione intinta di Accussì va ‘o munno e accussì c’adda girà (Bennato).
È vero, e i bimbi l’hanno capito bene, “per fare le cose ci vogliono le tecnologie, gli attrezzi di lavoro, e ci vuole il lavoro”; il lavoro ben fatto di persone come Vincenzo e le maestre Rosaria e Silvia e di quei professionisti, di quelle donne e uomini, “un po’ particolari” che spontaneamente ci hanno offerto il loro aiuto. Esistono queste persone e ne abbiamo avuto un esempio ultimamente nella realizzazione di un progetto scolastico, che già nel suo titolo racchiudeva la nostra idea in quanto parlava dei sogni e dei bisogni della nostra utenza e che, in uno sforzo congiunto e attraverso un percorso didattico con alunni e genitori, ha portato alla ristrutturazione del teatro scolastico che ora a tutti noi appare come il teatro più bello del mondo.

VENERDI 29 APRILE 2016 Torna al Registro
La maestra Rosaria scrive: «Caro Vincenzo, ho parlato ai bambini della notte del lavoro narrato e ho chiesto loro di scegliere fra il lavoro dei genitori, delle maestre, di altre persone che conoscono, di fare un disegno e di scrivere un pensiero. Spero ti piaccia. Ciao.»

VENERDI 6 MAGGIO 2016 Torna al Registro
Oggi non è una buona giornata, tra il mal di schiena e il rimpianto di non essere potuto andare al Liceo Artistico di Torre Annunziata. Poi, a un certo punto del pomeriggio, la maestra Rosaria mi scrive questo: «Caro Vincenzo, nei giorni scorsi io e la maestra Flora, mentre insieme ai nostri bimbi aspettavamo che le signore della refezione portassero il pranzo, abbiamo iniziato a parlare dell’importanza di non sprecare il cibo e come esso stesso può essere trasformato in qualcosa di molto utile. Di solito, in questo lasso di tempo, per tenere buoni i miei «angioletti», leggo una storia, ma visto che fanno tanti capricci per mangiare ho pensato di parlare loro di come gli avanzi di cibo si trasformano in compost, utile concime per la terra, e del lavoro svolto dai lombrichi.
Subito dopo pranzo, durante la ricreazione, i bambini mi hanno chiesto un foglio per un disegno libero. Di seguito ti mando i loro disegni, il primo è stato quello di Jenul che mi ha detto: «Voglio fare un disegno per Vincenzo, voglio inventare una nuova tecnologia». Poi a seguire gli altri sulla stessa scia, hanno inventato nuove tecnologie per aiutare gli adulti nel loro lavoro. Emanuele, come sempre molto «spiritoso e geniale», ha inventato la “teconologia-compost” e ha disegnato un vaso con un lombrico che faceva un lavoro utile per gli uomini. Io sono molto contenta e orgogliosa di come stanno procedendo le cose.»
Che cosa aggiungere alle parole di Rosaria? Tre cose.
La prima è che ho sistemato i disegni, li ho pubblicati tutti sul blog del nostro progetto e ho messo qua quello di Chanel, così voi ci cliccate sopra e vi si apre la pagina dove li potete vedere tutti. La maestra Rosaria invece ha ricopiato i testi che le/i bimbe/i hanno scritto sui loro disegni: Jenul: ho inventato uno schiaccia patate per aiutare mio papà a fare il suo lavoro, è una nuova tecnologia; Antonio: macchina aggiusta cappelli; Nicoletta: ho inventato una macchina che schiaccia le noci con un pulsante perché con quello a mano è faticoso; Chanel: questo robot aiuta la nonna a fare i servizi di casa; Ivan: io ho inventato un tempera-matite elettrico perché ci aiuta a temperare; Anna: questa è la nostra bella scuola; Salvatore: il robot radio-telecomandato aiuta le nonne a fare le cose di casa; Antonella: ho realizzato una macchina che aiuta le maestre a fare i lavoretti; Simone: questa tecnologia serve ad aiutare al mio papà ad aggiustare le macchine al posto suo; Gabriele: io ho inventato la macchina che colora le insegne stradali e aiuta il mio papà con lo spray per colorare; Jenul: ho inventato un’ altra tecnologia per fare gatti robot; Miriam: io ho inventato la macchina che gonfia i palloncini e aiuta la mia mamma. Sasi: il robot che fa le magliette del Napoli velocemente così il Napoli fa tanti soldi; Ciro: il robot serve a correggere i compiti; Emanuele: questa tecnologia-compost trasforma il cibo in concime, si chiama compost. Il lombrico raffigurato dice: uh che è successo cosa è diventato.
La seconda è che sono molto contento che la Maestra Rosaria inventi sempre nuove connessioni tra il lavoro ben fatto degli adulti, in questo caso quello di Michele e del verme, e il lavoro ben fatto dei bimbi.
La terza è che sperando che questa maledetta schiena mi dia tregua io lunedì vado dai bimbi, perché mi è venuta un’idea che … che potrebbe essere pure bella come idea, vedremo.
bam5

DOMENICA 8 MAGGIO 2016 Torna al Registro
Dopo che le avevo chiesto di fare una cosa, che non è che doveva farla subito, ma quando aveva tempo, la maestra Rosaria prima ha fatto la cosa che le ho chiesto e poi mi ha scritto questo: «Caro Vincenzo, dato che tu non trovi pace neanche la Domenica ti mando anche un po’ delle cose che i bambini non hanno scritto ma hanno detto a voce per descrivere i loro disegni. A me sembrano belle, ma naturalmente vedi tu se possono essere pubblicate. Spero di vederti domani a scuola. Come ho detto ieri anche a Cinzia al banchetto per le firme sulla Carta Universale dei Diritti della Cgil, i bimbi chiedono di te, e poi se vieni vuol dire che stai bene e dunque siamo tutti contenti. Ciao.»
Come dite? Volete sapere cosa le ho risposto? Non ve lo dico. Leggete piuttosto quello che hanno detto le/i bimbe/I a lei, che sono cose carine assai:
«Jenul mi ha detto che nel ristorante il papà taglia tante patate e lui ha inventato questa macchina che con le bucce si può fare anche il concime.
Antonio che se uno ti tira una cosa contro il cappello e te lo rompe, tu lo butti dentro questa macchina e lei te lo aggiusta.
Nicoletta che se schiacci le noci con le mani ti fai male con la macchina no.
Chanel che la nonna si stanca a fare i servizi di casa.
Ivan che è faticoso temperate con il loro temperamatite.
Anna che ha disegnato la nostra scuola come sarà quando diventerà bella.
Salvatore che la nonna, seduta sul divano, può radiotelecomandare il robot a distanza senza alzarsi.
Antonella che con la sua macchina non vuole far stancare le maestre che fanno tante cose.
Simone che vuole che la macchina lavori al posto del suo papà.
Gabriele che la macchina da lui inventata ha due bombolette spray di due colori diversi.
Miriam che per fare le feste la sua mamma si stanca a gonfiare i palloncini e così le ha inventato questa macchina e lei è felice.
Sasi che ha inventato il robot per fare le magliette del Napoli perché al Napoli servono i soldi.
Ciro che il suo robot quando corregge mette solo dieci e lode.
Emanuele che ha dato voce al lombrico che nel vaso stava lavorando per fare una cosa utile e ha sentito che ha detto “ua che è successo, cosa è diventato” perché il lombrico non lo sapeva quello che stava facendo.
Jenul infine mi ha chiesto se poteva inventare un’altra tecnologia, e poichè sa del mio amore per i gatti, ha inventato una macchina che fa gatti-robot, così ne posso avere tanti.

MERCOLEDI 11 MAGGIO 2016 Torna al Registro
Oggi la giornata è iniziata con la segnalazione alla maestra Rosaria di un video condiviso da Antonio Grillo, Presidente del FabLab Napoli, che consiglio anche a voi di vedere cliccando qui. Rosaria l’ha fatto vedere ai bimbi e quando sono arrivato e le ho chiesto se c’erano stati commenti mi ha risposto così: «Vincenzo, direi che in un primo momento sono rimasti sbalorditi, ma poi si sono ripresi subito e hanno commentato: bella macchina, potrebbe fare il dettato al posto nostro!!!!»
Preso atto che questi bimbi non perdono un colpo con l’aiuto della lavagna ho raccontato cosa avevamo intenzione di fare per questo ultimo scorcio dell’anno. La cosa è andata più o meno così:  «Care/i bimbe/i, visto che ciascuno di loro ha fatto tante belle cose nel corso dell’anno, abbiamo pensato di farne un libricino per ciascuno di voi. Abbiamo però un problema: I vostri libri hanno tante pagine ma non hanno la copertina. Perché non la facciamo?».
Come sempre le/i bimbe/i non mi hanno detto di noi e così abbiamo cominciato a parlarne e a fare delle prime prove, perché poi con la maestra Rosaria ci torneranno e ci ritorneranno su. Come abbiamo fatto concretamente? Ci siamo messi alla lavagna e abbiamo disegnato un libro, abbiamo detto che per fare una copertina ci vogliono il nome e cognome dell’autore, il titolo del libro, un disegno, e il nome della casa editrice, che abbiamo pensato possa essere Prima A Editore. Ripeto che per ora abbiamo solo aperto il cantiere però sono già venuti fuori dei titoli e dei disegni belli assai. Tra i titoli segnalo La rete e il peperoncino di Emanuele, dove all’inizio non capivo ma il peperoncino è lui, e vi assicuro che è di quelli belli forti, mentre tra i disegni propongo questo di Jenul, ma vi consiglio di continuare a seguirci, perché come sempre ne vedremo delle belle.

cover_jenul1

GIOVEDI 12 MAGGIO 2016 Torna al Registro
La Maestra Rosaria, sempre lei,  scrive: «Ciao Vincenzo, ho mostrato le copertine dei libri ideate dai ragazzi del liceo artistico Giorgio de Chirico di Torre Annunziata ai miei bambini e poi ho chiesto loro di realizzarne alcune in riferimento al lavoro che abbiamo svolto insieme quest’ anno. Di seguito i primi disegni.»

cover_salvatore

cover_miriam

cover_ivan

cover_emanuele

cover_alessia

cover_chanel

VENERDI 27 MAGGIO 2016 Torna al Registro
Lunedì torno a scuola, in questo periodo la maestra Rosaria sta lavorando per ritornare con i bimbi sulle tante cose che abbiamo fatto durante l’anno e io sto cercando di preparare la campagna d’autunno, che vorrei davvero che l’anno prossimo fossero tante di più le scuole che in ogni parte d’Italia avviano il nostro percorso didattico «a scuola di lavoro ben fatto, di tecnologie e di consapevolezza». A un certo punto sento il trillo della chat, mi affaccio e trovo questo messaggio di Rosaria: «ancora un lavoro ben fatto, caro Vincenzo. Nella foto puoi vedere i bimbi della prima A di Verdolino intenti nella preparazione di un cartellone. Lo so che stai morendo dalla curiosità, ma per ora non ti dico altro, è una sorpresa che i bimbi ti faranno trovare lunedì.»

rp2

Che vi devo dire? Che quando fa così Rosaria non la sopporto, che io sono curioso assai, e non so se ce la faccio ad aspettare fino a lunedì.

LUNEDI 30 MAGGIO 2016 Torna al Registro
Caro Diario, giornata di saluti e di abbracci e di commozione con i bimbi della Prima A, che invece con la maestra Rosaria e con la Preside ci sarà ancora da ragionare per capire come ci attrezziamo per accogliere al meglio queste/i bimbe/i l’anno prossimo in Seconda A.
Facciamo così, cominciamo proprio con una bella foto della maestra Rosaria che, come direbbe il grande Ludwig Wittgenstein, è il vero muro maestro che sorregge l’intera casa. La vedete insieme alla prof. Maria D’Ambrosio – chissà che il prossimo anno non riusciamo a portare anche lei in classe -, sulla terrazza dell’Università Suor Orsola Benincasa, perché forse non te l’ho detto ma la storia dei bimbi della Prima A è stato il caso di studio che Rosaria ha presentato con grande successo alle sue colleghe impegnate in un corso di perfezionamento.

rp1a

Le foto successive raccontano invece del regalo che mi hanno fatto i bimbi, il libro del quale hanno scritto e disegnato il quinto capitolo con tanto di foto finale con tutti i presenti tranne la maestra Rosaria, perché altrimenti chi la faceva la foto. Lo so che non lo dovrei dire, ma sono un essere umano anche io e allora caro Diario te lo dico di fermarti in particolare sulla foto con la dedica che mi hanno scritto le/i bimbe/i, ti assicuro che questa esperienza è una delle cose più belle che ho fatto nella mia vita, e non la più bella solo perché ci ritorno l’anno prossimo.

Infine abbiamo discusso di un po’ delle cose che potremmo fare l’anno prossimo – ti dico solo che Emanuele ha proposto di imparare a fare bene le foto e che a noi è sembrata una bella idea – e come atto conclusivo c’è stata la consegna dell’attestato, che anche questa per me è stata una sorpresa, ti metto la foto di quello di Jenul, che scegliere lui per rappresentarci tutti mi sembra una buona cosa.

rp25a

P. S.
Caro Diario,
come puoi immaginare l’atto conclusivo quello vero è stato pieno di saluti, di abbracci e di voglia di vederci a settembre, ma su questo è meglio sorvolare, perché altrimenti si bagna la tastiera.
Ciao, ci vediamo a settembre.
vincenzo

Leggi anche
A scuola di lavoro ben fatto, di tecnologia, di consapevolezza