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Matteo, il sorriso, la generosità e il bodypainting

Questa volta faccio così, il talento di Matteo Arfanotti lo lascio raccontare alle immagini, che quelle bastano da sole, per me riservo solo tre parole: sorriso, generosità e lavoro, anzi faccio così, sorriso e generosità le tengo assieme, che forse ha ragione lui, Matteo, quando dice che “sono due parole molto legate, che quando un sorriso è fatto col cuore si capisce la generosità di una persona, alla fine per me generosità è condividere sorridendo perché stai facendo contento qualcuno e ti senti gratificato dentro”.

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Si, questo è Matteo, che poi come fai ad arrabbiarti perché è scomparso dalla chat se quando riappare, un’ora dopo, ti scrive “scusa, ma la nonna non la posso far aspettare”?
Ecco, questo Matteo qui nel 2012 è stato Campione Italiano di Body Painting, nel 2013 è stato Campione del Mondo di Facepainting e Bodypainting e ha vinto lo Swiss Bodypainting Art Festival in Svizzera e nel 2014 è stato Vice Campione del Mondo di Ultra Violet Flu Bodypainting e ha vinto il Winter Body Art  Festival in Italia, e sono solo i premi principali, perché altrimenti non la finiamo più.

Vedete? Alla fine m’è rimasta soltanto la parola lavoro, che anche se lui vi incontra e vi dice che il suo “non è un lavoro, è un piacere”, che alla fine “non è che ci sia tutta questa fatica fisica, al massimo ogni tanto un leggero mal di schiena“ non prestategli ascolto, perché su questo ho ragione io, da che mondo è mondo il genio non ce la fa se non è sorretto dal lavoro, dall’impegno, dalla voglia di farcela anche quando il buio ti sembra impenetrabile, che con quei momenti lì prima o poi ci facciamo i conti tutti.

Ormai lo sapete come sono fatto, su questo aspetto non transigo, e così Matteo mi racconta della fatica e ogni tanto anche il pizzico di testardaggine che serve per documentarsi (spesso i concorsi sono a tema), progettare, studiare e comporre le sue creazioni, e da lì vengono fuori le giornate passate tra pensare, fare il bozzetto, pensare ai copricapi e realizzarli, tutta farina del suo sacco, e poi ritorna al piacere di lavorare con tanti materiali diversi, il feltro, l’eva foam, la carta, la colla, gli attrezzi a caldo e così via discorrendo, e solo alla fine si ricorda delle 6 – 7 ore di lavoro necessario a dipingere un corpo intero.
Ecco, con le parole è tutto. Buona visione.

Let’s put it this way this time, I will let images tell the story of Matteo Arfanotti’s genius, because images speak by themselves. And I will just keep 3 words for myself: smile, generosity, and work. I will put “smile” and “generosity” together, because maybe he’s right when he says “these 2 words are strongly connected, when a smile comes from the heart you can understand one’s generosity, and in the end, generosity for me means to share while smiling, because you make someone happy and you feel repaid inside.”
Yes, this is Matteo, and how can you get mad at him when he disappears from the chat and, one hour after, when he reappears, he writes to you “sorry, I couldn’t keep my grandma waiting”?
This Matteo that we’re talking about here was the Italian Body Painting Champion in 2012. He was also World Face Painting Champion and World Body Painting Champion in 2013 and he won the Swiss Body Painting Art Festival in Switzerland. And he was World Ultra Violet Fluo Body Painting Vice Champion in 2014 and he also won the Winter Body Art Festival in Italy. And these are only his MAIN awards, because if we start listing them all… we’ll never end.
You see? In the end, the word “work” is all I have left, because even if he says that his work is “not work, but pleasure” and that “there’s not much physical effort in it, maybe a bit of a back pain sometimes”, don’t listen to him. I’m right when I say that, ever since the world was created, genius has never been enough to make it alone. And genius is supported by work, by commitment, by the desire to make things happen even when darkness seems as dark as it can get. We all go through that sooner or later.
You guys know how I am, I don’t accept compromises on such aspects, and thus Mattia talks to me about his work and about that little bit of stubbornness that is needed for his documentation (because the contests are often themed), for projecting, for studying and for composing his creations, and from there I find out about the days he spends thinking, sketching, creating and making headpieces. All this is his work. And then he goes back to talking about the pleasure of working with so many different materials such as felt, eva foam, paper, glue, hot tools and many others, and it’s only afterwards that he mentions the 6-7 hours of work that are needed in order to paint an entire body.
That was about it in words. Now enjoy the images!

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Post Scriptum
Che poi Matteo non è «solo» un bodypainter, è «anche» un artista nel senso più pieno del termine, autore di opere meravigliose che abbelliscono le vite e le case di chi ama la sua arte. Questo per esempio è il dipinto che posseggo io, è la sua «lettura» di Enakapata, storie di strade e di scienze da Secondigliano a Tokyo, reportage scritto assieme a Luca Moretti ed edito nel 2008 dalla casa editrice Ediesse.
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credits
la prima foto è di Andrea Peria, vincitore del titolo mondiale per la fotografia al World Bodypainting Festival e fotografo ufficiale dell’Italian Bodypainting Festival. Le altre foto sono di Francesca Calamita, Architetto Paesaggista. Traduzione dall’italiano in inglese di Ela Siromascenko.
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