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Lelio che scrive e canta canzoni

Si può dire come piace a lui, cioè che scrive e canta canzoni, ma si può dire anche come piace a me, cioè che Lelio Morra non è solo un cantautore. Si, per me vale anche ora che è uscito il suo brano, Dedicato a chi, per la Universal Music Italia, anche adesso che lo invitano a suonare al Coca Cola Summer Festival.  Già, perché provateci voi a definire meglio uno che scrive e canta canzoni. Mette su Band (gli Eutimia prima – miglior interprete al Premio Fabrizio De Andrè nel 2005, Semifinalisti a Musicultura nel 2006 e un disco autoprodotto, “Signorsì Signora Tango” -, JFK e la Sua Bella Bionda poi).  Promuove la sua musica e i suoi concerti. Collabora con altri gruppi e musicisti. Gestisce i rapporti con i media. E nel mezzo un lungo viaggio in treno e autostop in cerca di se stesso attraverso la Francia, suonando per strada e componendo canzoni.

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Per me lui è un po’ l’emblema della condizione del cantautore che se vuole farcela davvero non gli basta più essere metà pirata e metà artista, al poeta e al musicista che è in lui deve saper affiancare il manager, il comunicatore, il moltiplicatore di possibilità, l’imprenditore di se stesso e della sua band.
Come vedete alla fine si arriva sempre lì, nel senso che anche nella musica pop, per quelli bravi come Lelio, avere successo vuol dire non dover mai dire mi sono stancato di imparare, di migliorare, di curare ogni particolare, di fare bene tutte le cose che devo fare, non solo scrivere e cantare canzoni.

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Foto di Beatrice della Volpe

Certo che di base ci vuole il talento, perché senza di quello non arrivi alla Universal Music Italia, non pubblichi precedentemente con la PoloSud Records “Le Conseguenze dell’Umore”, , non fai 400 concerti in 3 anni, da Brescia a Filicudi e non fai le aperture ai concerti di Jamiroquai, La Fame Di Camilla, Perturbazione, Tiromancino, non vinci premi di rilievo nazionale come il Premio De André (Roma), non sei finalista a Musicultura (Macerata), MEI 2010 (Faenza), MarteLive (Roma), Musica Da Bere (Brescia), Arè Rock Festival (Barletta), Luc Phonic Festival (Foggia).
Proprio così. Se non sei davvero bravo non ti danno una borsa di studio al CET di Mogol. Se la musica non ti scorre dentro non collabori con Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione per “Ci Penso Io”, non scrivi con Federica Abbate “Danzeremo a Luci Spente” che poi, cantata da Deborah Iurato, vince ad “Amici”, non ti viene chiesto di scrivere una canzone per Luca Carboni. Soprattutto se non hai ispirazione non scrivi di Elena che “compone un lento per i vecchi amanti, che non ha ancora avuto eppure sono in tanti, gli spasimanti, che sono qua, a fare la fila, per Elena, che al pianoforte riesce a emozionare tutti, e quando suona forte tremano i palazzi, bambini e pazzi, l’ascoltano, e portano il tempo, con Elena”, che è una canzone che a me piace un sacco e a voi consiglio di ascoltarla nella versione originale che Lelio ha registrato apposta per noi.

A proposito, non ve l’ho ancora detto, ma Elena esiste davvero, è una ragazza sarda, ha 18 anni, Lelio l’ha conosciuta al CET dove lei frequentava la classe per compositori, lui quella per autori.
Vi assicuro che Lelio aveva gli occhi contenti quando mi ha raccontato che Elena è una pianista con molto talento, che ha un modo così vero di vivere la musica che sembra stralunata, come se vivesse su un altro mondo, o assumesse stupefacenti, mentre in realtà un sorso di caffè è per lei il massimo delle trasgressioni.
Accade dunque che una sera, mentre suona l’ukulele, a Lelio viene fuori questa strofa: “Elena, era ubriaca ma lei non beveva.. di cosa si faceva? forse della vita” e lei è così felice per questa cosa che l’indomani, dopo pranzo, lo prende e gli fa “ok Lelio, adesso devi finire la mia canzone”, che poi quando l’ha ascoltata per la prima volta tutta intera ha pianto di gioia, perché era il più bel regalo che avesse mai ricevuto, ha detto proprio così, che poi in realtà a Lelio la felicità di Elena ha fatto proprio lo stesso effetto.
A sentire lui è una canzone magica, sostiene che  ogni volta che la canta si sente bene, e che lo stesso accade a chi la ascolta, che per la verità io l’ho fatto ma come è andata non ve lo dico, tanto se volete potete scoprirlo da soli.

Dite che se uno non ha talento tutto questo non gli accade? Sono assolutamente d’accordo. Però ribadisco che il talento da solo non basta, che è il lavoro che lo sostiene, che lo nutre, che lo fortifica, a fare davvero la differenza.
Talento. E lavoro. Tanto lavoro. Per me è così che un bambino che ha scoperto la musica osservando il papà che suonava per diletto può pensarsi poeta, cantautore, musicista, può provare a fare quello che pensa con l’energia giusta e dunque può riuscire.
Sì, quello che penso io è questo. E quello che pensate voi?

P. S.
Si può raccontare con le parole, ma si può raccontare anche con la musica, con le immagini, con gli sguardi, persino con il silenzio. E’ perché il racconto che gli amici di Lives hanno fatto di Lelio è così bello che ho deciso di proporvelo, perché non lo so se funziona sempre come ha scritto Carlos Castaneda, che «esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore», so però che Lelio «cammina lungo questi sentieri», cerca di «attraversarli in tutta la loro lunghezza», e lo fa «guardando, guardando senza fiato».