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Distruggo, dunque creo

Accade da venerdì 21 a domenica 23 Marzo. A Cesena. Al Web Economic Festival. Tre giorni fitti fitti di idee, incontri, laboratori, testimonianze intorno a sei idee, tag, parole chiave: visione, distruzione creativa, start up, rigenerazione di imprese tradizionali, internazionalizzazione e cosmopolitismo, territorio innovativo.

Sono contento per molte ragioni di esserci. Per esseri come noi, fatti di sangue e link, sono giornate piene zeppe di connessioni, di incontri con amici di una vita e con altri che invece non incroci da tempo, come il prof. Giulio Sapelli, che assieme a Stefano Lucarelli e Giuseppe Giaccardi apre la sessione dedicata alla distruzione creativa, proprio quella nella quale anche io sono impegnato a portare un contributo.

Distruzione creativa. Mi viene in mente Herbert Butterfield e l’idea che “di tutte le forme di attività mentale la più difficile da indurre […] è l’arte di adoperare la stessa manciata di dati di prima, ma situarli in un nuovo sistema di relazioni reciproche fornendo loro una diversa struttura portante; il che significa praticamente ripensarci su”. Mi viene in mente Francois Jullien, il suo invito a passare per la Cina per trovare il punto di scarto, l’ “altrove” che ci consente di non fermarci a “ciò che pensiamo” e di andare in cerca “di ciò a partire da cui pensiamo”, in pratica ciò che non pensiamo.

Lo so che detto così sembra uno scioglilingua, invece è “solo” il tentativo di pensare l’efficacia mettendo per un momento da parte, che poi ci si ritorna, il proposito di modellizzare (definizione della forma ideale, dell’idea-obiettivo, costruzione del piano per realizzarla; intelletto e volontà) e appoggiandosi sui fattori portanti, sulla metis, sul potenziale della situazione, per surfare. Un po’ come fa l’ingegnoso Ulisse che di volta in volta sa capire dove soffia il vento, in che maniera evolve la situazione, e ne trae profitto. Molto come racconta Sun Tzu ne “L’Arte della guerra”.

Ecco, mi viene in mente tutto questo e ci sarebbe spazio per molto altro ancora se non fosse per il fatto che i miei dieci – dodici minuti li dovrò utilizzare per portare una testimonianza, non per tenere una conferenza. Va bene, ho capito, vuol dire che farò qualche esempio, faccio così, parlo di Le vie del lavoro, l’attività di narrazione e inchiesta partecipata promossa da Fondazione Giuseppe Di Vittorio e Fondazione Ahref.

Perché sì, in fondo cosa stiamo facendo se non cercare di “distruggere” l’idea del lavoro come mera necessità, come “condanna”, per “creare” quella del lavoro come valore, come rispetto di sé e degli altri, come voglia di fare bene le cose perché è così che si fa? Dai, è così, le nostre storie di #lavorobenfatto possono essere un buon esempio di distruzione creativa, in fondo è questo quello che fai se scegli di raccontare l’approccio artigiano, il lavoro fatto cone le mani con la testa e con il cuore, quello che ti porta a dare meno valore ai soldi e più valore al lavoro, meno valore a ciò che hai e più  valore a ciò che sai e sai fare. O no?

Si, facciamo così, scrivete qui nei commenti se vi sembra una buona idea oppure no, e se avete idee o esempi alternativi da proporre fatelo senza esitazioni.
Buona partecipazione.