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Giornalismo d’inchiesta? Si, grazie

Un bel giorno si sono incontrati. A Kiev. Era l’ottobre 2011. L’occasione la settima conferenza del Global Investigative Journalism Network (GIJN). É stato così che cinque reporter italiani hanno deciso di prendere il largo a bordo di questa bella idea, il giornalismo d’inchiesta, di casa negli Usa e in Europa ma pressoché dimenticato in Italia.

Si chiama Investigative Reporting Project Italy (IRPI) e ne fanno parte Guia Baggi, ispiratrice di questa avventura, grazie ai suoi studi sulle associazioni  non-profit di giornalismo investigativo; Leo Sisti, già inviato speciale dell’ “Espresso”, ora collaboratore dello stesso settimanale nonché de “Il Fatto Quotidiano”,  da anni membro dell’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) di Washington, la più importante “scuola” di giornalismo transnazionale; Cecilia Anesi e Giulio Rubino, giornalisti e videomaker, co-autori del documentario “Toxic Europe”; Lorenzo Bodrero, esperto di criminalità organizzata; Cecilia Ferrara, esperta di criminalità organizzata e di Balcani; Guido Romeo, caposervizio della sezione scienze di Wired Italia ed esperto di datajournalism; Alessia Cerantola, esperta di Estremo Oriente; Mara Monti, esperta di economia e finanza.

Cosa aggiungere ancora?
Un grazie di cuore alla mia amica Alessia Cerantola che mi ha fatto sapere di questa bella avventura.
E un invito a tutte/i voi a mettere il mouse dalle loro parti. Magari mi sbaglio, ma io dico che non ve ne pentirete.