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Death, past and future

He knows death to the bone
Man has created death.
William Butler Yeats

L'uomo conosce la morte fino al midollo, fino all'osso; l'uomo ha creato la morte. Cioè, l'uomo ha la coscienza della morte, il che vuol dire la coscienza del futuro e la memoria del passato.
Jorge Luis Borges

Senza la morte potremmo avere memoria del passato e coscienza del futuro?

Commenti

Montanelli in un‘intervista disse: “Non ho paura della morte...ho paura di morire“.

Lasciando da parte i temi religiosi che su questo argomento si continuano ad esprimere, penso che l‘essere umano è istruito alla morte dalla nascita, non a caso e paradossalmente la nascita sancisce la futura morte. Però crescendo e quindi avvicinandosi a quel giorno, che in maniera fittizia e come schema mentale l‘essere umano colloca sempre nella maturazione fisica ultima, aumenta la speranza dell‘individuo di aver dato un senso alle sue azioni. Quindi la morte rappresenta lo schema del passato e del futuro per l‘essere umano...l‘unica cosa che accomuna ogni essere umano assieme alla paura e che fa leggere la società e l‘umanità tutta in maniera orizzontale,senza alcuna distinzione; per questo non deve essere vista dal mio punto di vista come distruzione ma come unità,come ricordo e come futuro ultimo ed in alcuni casi come nascita...
« Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. »

Jorge Luis Borges facci sognare un presente attualizzato dalla memoria storica collettiva che sembra smarrirsi in questo presente che tende a rimuovere l'unico evento che ci coglierà tutti:la morte!
Vorrei che la morte non fosse relegata ad un evento solo intimo, privatistico,da vivere in sordina,con un invito implicito al nascondimento del dolore...è nel condividere consapevolmente le perdite che ritrovo la certezza di appartenenza al genere umano, è nel dare spessore e dignità all'evento che possiamo tracciare un percorso comune, consolandoci a vicenda ci assumiamo responsabilità e coscientizziamo il nostro spazio/tempo...ed allora ecco affacciarsi la memoria del futuro come pathos corale ed essenziale.Nelle biografie di ognuno c'è l'impatto con la morte e la traccia di quello che saremo e sento l'urgenza di ricollocare la memoria, dare senso alla storia di ognuno che si colloca nelle trame collettive. Sembra che stiamo atrofizzando le capacità menmoniche, forse troppi imput , troppe rimozioni?La memoria collettiva da rimuovere artificiosamente per livellare crimini e vittime?per negare i grandi travolgimenti delle guerre? per dar corso ai respingimenti feroci..dimenticando che un tempo eravamo noi migranti, in balia mari?
Cosa produce istituire giornate della memoria senza un'educazione alla memoria, solo ritualità,un salvacondotto per il confessionale?
De-responsabilizzare il presente serve ai negazionisti o agli imbonitori?
Il teologo Mendes afferma che" la memoria sembra essere una controfigura borghese della speranza", per un futuro di pacificazione autentica credo che non serva una memoria in frantumi inutilizzabili...così come sarebbe inutilizzabile una memoria onnicomprensiva dei mali di tutto il mondo..come lo stesso Borges racconta nella storia del ragazzo uruguayano, caduto da cavallo e rimasto paralizzato che per compensazione poteva incanalare tutte le vicende del mondo..fino a non tollerare vivere! Costruiremo mai una didattica della memoria? Credo che serva come forma di bagaglio per il futuro.

Mi viene in mente quando Hisayasu Nakagawa nel saggio di antropologia reciproca , "introduzione alla cultura giapponese", a sua volta riprende Chomin Nakae: "se oso esporre più esplicitamente la mia tesi , lo spirito non è affatto immortale , ma il corpo , che ne è l'origine e il supporto , in quanto composto da certi elementi non andrà distrutto neppure dopo la decomposizione.
Quando Napoleone oppure Toyotomi Hideyoshi sono morti , può darsi che , degli elementi che componevano i loro corpi quelli gassosi siano stati assorbiti dagli uccelli che volano in cielo , quelli solidi dall'acqua che sarebbe penetrata nelle radici di una carota o di un ravanello , a loro volta passati poi nell'intestino di un uomo.E non è meno vero che , pur cambiando continuamente luogo , quegli elementi esistano per sempre".

Il futuro implica il cambiamento. Il cambiamento esiste solo in funzione dell'avvicinamento alla nostra morte( invecchiamento, esperienza, saggezza). Il futuro senza morte non esisterebbe, dovremmo accontentarci di un eterno presente. Ciò implica che non avremmo memoria del passato, in quanto essa dovrebbe sempre rapportarsi ad un infinto presente, piuttosto che ad una linea temporale estesa, perchè se è vero che il futuro dipende dal passato, il passato non è indipendente dal futuro. Quindi senza la morte cadrebbe il sistema Tempo, come lo abbiamo sempre concepito.

e se la memoria fosse quella cosa che rende immortale il passato, quella cosa che dà futuro alla morte, quella cosa che permette il passaggio da essere vivente ad essere non vivente? Forse ogni cosa muore un secondo dopo essere accaduta e rimane in vita solo grazie alla memoria, che anzi le da tante nuove vite portandola nel futuro

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