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Maehara, Guttemberg, Berlusconi e Schein

Seiji Maehara, Ministro degli Esteri giapponese, 48 anni, si dimette per le polemiche seguite a una donazione di   440 euro.

Karl Theodor zu Guttenberg, Ministro della Difesa tedesco, 39 anni, si dimette perché accusato di aver copiato in parte o in tutto la sua tesi di dottorato in giurisprudenza.

Silvio Berlusconi, basta la parola.

Edgar H. Schein ha spiegato perché per comprendere un'organizzazione bisogna comprendere la sua cultura, data dall’insieme di assunti che essa inventa, scopre, sviluppa, nel corso della propria storia, per rispondere ai bisogni di adattamento esterno e di integrazione interna.

Una nazione è ovviamente anche un'organizzazione e le sue classi dirigenti di fatto, ci piaccia o no, la rappresentano.
A volte penso che al di là di tutte le bandiere sventolanti persino nei profili di Facebook dovremmo approfittare di questa importante ricorrenza dei 150 anni del nostro Paese per riflettere più a fondo su cosa c'è che non va nella nostra cultura e nelle nostre classi dirigenti. Su che fare per avviare un cambiamento profondo. Nostro. E delle nostre classi dirigenti. se non partiamo da qui secondo me non andiamo lontano. Ma naturalmente può darsi che mi sbagli.




Commenti

Il problema a questo punto non è più neppure Mr. B. Il problema è l'assenza di dignità che ha ormai avvolto tutto il paese con la sua nube mefitica. Non se ne può più di tante cose - anche di Bersani che un giorno sì e l'altro pure chiede le dimissioni e non propone uno straccio di programma, di Di Pietro che ormai parla come un fascista di sinistra, del valzer di poltrone al parlamento, dei seggi comprati e venduti, delle idiozie spacciate come riforme, delle pagliacciate leghiste, del cerottone del premier dopo un intervento ai denti (saranno entrati da fuori...)

E solo il fatto che fanno notizia le dimissioni di Guttemberg e Mehara, ma anche della Alliot-Maire in Francia, ci deve fare pensare: è la normalità, non l'eccezione. Purtroppo in Italia l'eccezione è la normalità.

Già, caro Vincenzo, come l'ex pm Luigi De Magistris candidato sindaco della tua Bella Napoli. Porta bandiera della purezza, della trasparenza, della legalità:
- assolutamente contro l'immunità parlamentare tranne quando si applica a lui ed infatti se ne è avvalso immediatamente;
- fiero fautore delle dimissioni per gli inquisiti, tranne nel suo caso, ed infatti non si dimise da inquisito;
- massimo esponente della trasparenza dei conti e degli affari dei politici solo che appena eletto parlamentare si è indignato e ha minacciato querela per mancato rispetto della privacy perché un giornale aveva indicato il suo reddito e le sue proprietà, quando una legge prevede esattamente la pubblicità dei beni dei parlamentari.
La stragrande maggioranza dei politici in circolazione, così come parte dei cittadini, è priva di vera cultura istituzionale e politica; pensa che il "governo delle cose" sia esercizio del potere partitico e/o personale, risponde alle sole logiche di contrapposizione di interessi, lotte tra fazioni e correnti, dimenticando ed anzi misconoscendo che la responsabilità istituzionale è un mandato democratico con il quale si accetta di servire il bene pubblico non di esercitare poteri per fini partitocratici e personali.
Nel nostro paese esiste una maggioranza di regime ed una opposizione di regime anch'essa, ambedue invischiate in interessi illegali, in abusi di potere e in poteri abusivi. Ahimè la ricorrenza dei 150 anni ci dovrebbe ricordare che purtroppo questa Italia non è quella pensata dai Risorgimentali, quella pensata dal repubblicano Giuseppe Mazzini ne quella idealizzata da Garibaldi, non quella per cui si sono battuti fino alla morte, i fratelli Cairoli o Giuditta Tavani Arquati; non quella laica,e repubblicana, ma quella monarchica, unita sotto il segno dei regnanti Savoia. Quindi un Italia che nasce monarchica, e diventa poi nazionalista, fascista, e clericale, invece che liberale, federalista e laica. Abbiamo avuto sprazzi di luce e di ventate opposte con grandi uomini e donne di pensiero, ma sempre irrimediabilmente soffocate dagli interessi particolari.
Il fascismo non è finito a Piazzale Loreto; lì è stato barbaramente appeso il tiranno e pochi altri, ma i fascisti si sono tutti riciclati, la burocrazia fascista si è riassestata nell'Italia che passò dal partito unico di stato, ai partiti spolpatori dello stato, pronti a spartirsi poltrone, poteri e denari, pronti, di comune accordo, a svilire ed a indebolire la costituzione già pochi anni dopo la sua promulgazione del 48.
Forse sarebbe ora di fare quello che non è stato fatto:
- un Italia federalista (nel senso Spinelliano) senza nessuna cultura nazionalista, che miri ad un vera patria Europea e non all'Europa delle Patrie
- Fondamento sui diritti civili dei cittadini e della persona
- laicità dello stato
- fine del finanziamento/contributo elettorale ai partiti
- trasparenza amministrativa totale
- apertura dei dati ai cittadini
- vere liberalizzazioni con la creazione di public company partecipate dai cittadini e non dallo stato
- responsabilità civile per tutti
- utilizzo reale e totale delle tecnologie informatiche nella PA
- pesi e contrappesi in cui controllori e controllati non siano in conflitto d'interessi
- una politica estera che non ammetta accordi cinici con dittature e regimi sanguinari
beh basta così altrimenti mi esalto.

Non ti sbagli affatto. Come è errata l'immagine salvifica che hanno nel centrodestra di Berlusconi, lo è altrettanto l'idea di chi pensa che, una volta che Berlusconi se ne va (e non sulla base di un fatto politico, ma di un fatto giudiziario), tutto si aggiusta. Non è affatto così. Questo Paese è profondamente in crisi, e non mi riferisco tanto o solo all'economia. C'è un problema di mancanza di coesione nazionale: non sono coese le classi dirigenti, come dovrebbero esserle nel ricostruire il Paese; non è coeso il popolo. L'altra sera a Rai Storia si parlava dell'Italia degli anni del boom e del post-boom. Uno degli intervistati rimarcava la grande coesione nazionale che c'era in quegli anni di pur forte contrapposizione ideologica, paragonandola a quella attuale, dove le differenze ideologiche non ci sono eppure le contrapposizioni sono più forti, addirittura feroci. Ricostruire il senso comune sarà il compito che la sinistra dovrà prendersi in carico, quando e se tornerà al Governo. Ma è un'opera che dovremmo cominciare a fare fin da ora, senza aspettare l'ora X. Altrimenti, quando Berlusconi se ne sarà andato, ci troveremo a chiederci, dopo l'euforia: e mo'?
Magari potremmo cominciare a discutere anche noi di Giustizia senza pensare a Berlusconi, ma a centinaia di migliaia di cittadini per cui la giustizia civile è una chimera e quella penale la puoi affrontare solo se hai soldi per buoni avvocati, etc.

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