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Social Uildm Network

Cira Solimene l'ho conosciuta in treno un pò di giorni fa, complici qualche chiacchiera così come a volte si fa tra vicini di posto, l’amico che passa e mi chiede della presentazione di Uno, doje, tre e quattro avvenuta la sera prima, la voglia di Cira di saperne di più sul rapporto tra il libro e i social network.

Scopro così che Cira è psicologa, che è Direttore Operativo Nazionale dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (Uildm), che nell’ultimo anno il suo interesse per i social network, in particolare per Facebook, è cresciuto molto, che di tutto questo e di molto altro ancora aveva raccontato in un suo articolo che potete leggere o scaricare dal sito di Distrofia.net.

Detto che io l’ho fatto e che il suo approccio mi è piaciuto molto, posso aggiungere che le mie lampadine si sono accese, come quelle che metteremo presto sull’albero di Natale, quando sono arrivato al punto in cui Cira scrive che “la qualità di vita di ogni essere umano dipende molto dalla quantità e soprattutto dalla qualità delle sue relazioni sociali”?

È da quando Salvatore Veca mi parlò per la prima volta delle sue dieci proposizioni connesse e mi spiegò perchè noi esseri umani possiamo valutare la qualità delle nostre vite proprio a partire dalla quantità e dalla qualità delle connessioni che nel corso di esse riusciamo a stabilire che continuo a cercare e a creare occasioni per esplicitare, rendere più evidente, questo nesso. E perciò potete credermi se vi dico che mi sono emozionato non tanto per la competenza di Cira, che quella dopo cinque minuti mi è parsa persino scontata, ma per la lucida e consapevole passione con la quale mi ha parlato del rapporto, delle potenzialità, dei fili che tengono assieme “i suoi ragazzi”, i malati di distrofia muscolare, Facebook e i Social Network.

Ci siamo lasciati che magari proviamo a mettere su qualche idea da sviluppare assieme, magari ci riusciremo, io ci spero tanto, e magari forse no, però un risultato l’incontro per genio e per caso con Cira lo già ha prodotto ed è la consapevolezza che nel mondo dei diversamente abili domande come “è meglio toccare o taggare?”, o “è più bello essere amici o @mici?” hanno un senso, un significato, un valore profondamente diverso da quello che siamo soliti dare nel mondo dei normalmente abili. 

Dite che non capite dove sta il risultato, che detta così la cosa vi sembra persino  scontata? Rispondo che non sono d’accordo, che per me non è stato così, che penso che la stragrande maggioranza di noi non ragiona così, non è capace, o semplcemente non è abituata. Penso che ci sia uno spazio quanto mai importante da colmare tra il “come dovrebbe essere” e il “com’è”. E che ciascuno di noi possa fare di più per contribuire con il proprio mattoncino.