Storie di donne, di serendipity e di Madonne
Prima mossa. Vedere che fa, cosa dipinge, se ciò che dipinge dice qualcosa ai miei sensi. La prima mossa mi porta in alcuni dei sentieri che si biforcano nei giardini della sua arte. Quelli che potete vedere qui.
Seconda mossa. Vedere chi è, come si pensa, cosa dicono di lui. La seconda mossa mi ha portato tra l'altro qui. Qui. E qui.
Terza mossa. L’intervista. Che potete leggere qui, nel senso letterale di qui qui, proprio qui.
Comincio come i bambini, con il gioco del perché, e gli chiedo perché tante donne e tanti volti nei suoi dipinti. Risponde che le donne sono tra le magie più belle del Creato. Che racchiudono in loro la forza, la dolcezza, il mistero, la bellezza. Poi i volti, la prima cosa che guarda, lineamenti, occhi e dunque anima, labbra. La donna come Aleph, come caleidoscopo attraverso cui scrutare il mondo.
Troppo banale, o comunque parziale, per essere vero. Gli chiedo quanto incide il fatto di sentirti a casa, sicuro, con i suoi volti di donna; cosa dipinge quando viene la sera, quando sperimenta, improvvisa, cerca.
Matteo sorride. Gli basta appena un già per dirmi che è vero, un pò gli piace fare quello che gl viene facile fare. Mi racconta del dipinto appena ultimato, mi dice che c’è ancora un volto ma che è tutto il resto che lo intriga. Forme biomeccaniche. H. R. Giger. I periodi di crisi artistica in cui non sente più come prima. Tutto fa parte della mia evoluzione, del cambiamento di sensibilità – aggiunge - ma forse dovrei osare di più. Ci penso tante volte, ma per ora è più forte la spinta verso ciò che ha più successo, è più richiesto, che poi finisco col sentire più mio.
Questa volta mi colpisce la sincerità, e glielo dico. Sono curioso di sapere cosa costano i suoi quadri, e glielo chiedo.
Parliamo di “vil denaro”?, ti rispondo brutalmente, allora. Duemila euro a metro quadro. Si ferma. Pensa di allegerire la rivelazione con una risata nervosa. Aggiunge che naturalmente ci possono essere di volta in volta degli aggiustamenti, in alto o in basso. Sottolinea che la pittura è anche il suo lavoro non solo la sua arte.
Adesso tocca a me sorridergli. Suggerisco che la storia dell’arte, Rinascimento e non solo, è pieno di capolavori realizzati “a comando”. È che al tempo c’erano mecenati come Lorenzo de’ Medici mentre adesso dobbiamo accontentarci del mercato.
Matteo ora ride di gusto. Già, già - aggiunge. Gli chiedo se ci sono suoi quadri che non venderebbe per nessuna cifra.
Certo – mi risponde-, ne ho uno dei primi anni, si intitola “Il Signore del Tempo”. Poi anche un ritratto, rivisitato “arfanottianamente”, della mia gattina Gegia. E poi uno piccolo, “Australiana” realizzato in Aereo da Sydney ad Uluru. Su quest’ultimo c’è tanto di ultimatum di mia moglie Francesca. Dice che se lo vendo divorzia.
La domanda finale? Presto detto. Il quadro, uno solo, di ogni tempo, che gli ha fatto dire “perché non l’ho dipinto io”. E naturalmente perché.
Matteo mi risponde di botto. L’Annunciazione di Simone Martini. Gli piace l’impostazione del dipinto. L’espressione che l’autore è riuscito a dare alla Madonna. È di una forza senza pari – aggiunge-, fa emergere appieno la drammaticità dell’evento. Maria sembra incredula e sospettosa come in nessun'altra raffigurazione. E poi naturalmente per il periodo in cui il quadro è stato dipinto e per la maestria dell’esecuzione.
That’s all, folks. O forse no. Forse perché Matteo e la serendipity per ora si sono appena sfiorati. Forse perchè le sue donne sono una strada annunciata. Forse. Se ci saranno novità ve le faremo sapere.
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Grazie Vincenzo.. di Cuore.. Matteo se lo merita davvero.. è molto molto bravo.. deve credere in se stesso :D
Un abbraccio
Andrea
Scritto da: andrea lagoamrsini | 04/11/09 a 12:32