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Via Veneto 169

È meglio confessarlo subito. I protagonisti di questa storia al tempo di Federico Fellini e della “Dolce vita” neppure erano nati. E quando Eugenio Scalfari ha scritto La sera andavamo in Via Veneto stavano appena imparando a leggere. Dunque niente mito o storia. Almeno per ora. Ma anche niente banalità. Perché via Veneto è il primo piccolo grande punto di approdo di un viaggio iniziato all’inizio del 2005 in una stanza 3 x 3 dalle parti di Piazza Vescovio con 7000 euro di capitale (3500 a testa chiesti alle rispettive famiglie).
Dite che è meglio cominciare dal principio? Detto fatto. Al principio ci sono, come sempre, una donna e un uomo.
Lei. Alessandra (Ale) Colucci. Oxford, Londra e Roma nel suo destino. Cartoon, passeggiate e feng shui tra le mille bolle blu dei suoi interessi. L’amore per la pubblicità appena un po’ più piccolo di quello che la lega a Vincenzo.
Lui. Vincenzo (Vinz) Bernabei. Una tesi che diventa un libro. L’attività di ricerca a Scienze della Comunicazione, Salerno University. Innamorato della filosofia, della contemplazione e della speculazione intellettuale. Oltre che di Alessandra, of course.
Lei e lui si incrociano a Roma che non sono più studenti e non sono ancora lavoratori. Le idee sono tante. L’esatto contrario dei soggetti disposti a produrle. Così decidono di provare a farcela da soli e costituiscono Queimada – Brand Care. Dove oggi lavorano, all’ultimo piano di un bel palazzo nella strada mito di cui si è detto già, insieme a loro.
Chi sono loro?
Diego Altobelli, pianista mancato, scrittore di racconti e sceneggiature, per ora copywriter.
Susanna Dallara, sei mesi di lavoro nei Lounge Bar di Sidney e l’organizzazione di eventi in giro per l’Italia prima del “posto” di project manager.
Dario Drago, un progetto di appendici di vetro su palafitte per ricoprire il Colosseo nel suo futuro, per ora designer e creativo.
Persone così uguali e così diverse. Che dimostrano come, parola di Vincenzo, dalla fusione di molteplici passioni e interessi derivano spesso buoni risultati.
Quando chiedi a chi e a cosa si ispirano, Ale e Vinz rispondono che dalla produzione audiovisiva Queimada Brand Care mutua le dinamiche di organizzazione del lavoro in team e di stima dei tempi di lavorazione, oltre alle previsioni di spesa e alla definizione dei prezzi. Dal marketing l'importanza della centralità del brand e dell'analisi sul valore aggiunto e sul vantaggio competitivo dei clienti, nonché la pratica del brainstorming e del pensiero laterale.
L’idea è che la tecnica senza passione non basta mai. Il messaggio mi prendo cura di te perché mi prendo cura del tuo brand. La mission analizzare quello che hai già, proporti il modo per migliorarlo, renderlo più visibile, dargli maggiore valore. La scommessa superare le chiusure del mercato made in Italy, che continua a chiederti “chi sei?”, indirettamente “chi ti manda?”, quando negli altri paesi la domanda è “cosa fai?”, “cosa mi proponi?”.
In appena 3 anni Queimada Brand Care ha conquistato clienti importanti, ma di questo potete leggere sul sito che 3 anni fa, ricorda Vincenzo, è stato tra i primi ad essere associato ad un blog corporate e da luglio di quest’anno sarà anche una rivista.
Tanti i progetti prossimi venturi. Della rivista si è detto. Poi la produzione di un cartone animato. La sperimentazione di nuove alchimie tecnologiche. Audiovisivo e cinema in particolare, dice Alessandra, permettono di dare voce e immagine alla molteplicità di elementi diversi che cerchiamo di tenere assieme. A livello di numero di connessioni potrei anche morire, conclude. Le suggeriamo di dare un’occhiata a Dell’Incertezza di Salvatore Veca e a Connectivism di George Siemens. Lei segna i riferimenti senza fare una piega.
I sogni nel cassetto? Insegnare a imparare, si tuffa Vincenzo. E fare delle cose che camminano da sole.
Per questa volta può finire così. Io verso la stazione. Ale e Vinz a speculare. Nel senso caro ai filosofi. E agli uomini d’affari.

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